“Vorrei lanciare il brand Roma, come una start up”. Parla Paola Concia

Amministrative
La deputata del Pd Paola Concia durante l'incontro in sala del Mappamondo alla Camera dei deputati in occasione della giornata contro l'omofobia, oggi 17 maggio 2011 a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Intervista alla numero 2 nella lista del Pd a Roma, a sostegno di Giachetti. In Parlamento dal 2008 al 2013, in prima fila nelle leggi sui diritti civili, poi rimase fuori nel 2013

Si sente un po’ come Forrest Gump quando dopo il giro del mondo si ferma sulla panchina, «un po’ stanchino”. “Mi sono fatta Roma in lungo e in largo e adesso sì, sono un po’ stanchina”. Paola Concia è numero 2 nella lista Giachetti. In Parlamento dal 2008 al 2013, in prima fila nelle leggi sui diritti civili, poi rimase fuori nel 2013. E s’è inventata una nuova vita tra Roma e Francoforte dove vive con la moglie Riccarda e lavora nella Camera di commercio con l’incarico di facilitare gli affari di società e aziende romane.

Come ha trovato Roma dopo due anni di vista da pendolare?
“Bella ammaccata. Di più, ripiegata. È una città che ha bisogno di una scossa di energia e di tanta fiducia”.

L’ammaccatura che l’ha colpita di più?
“Il degrado, l’abbandono, della periferia quanto del centro. Anche i più piccoli parchi sono abbandonati, c’è la spazzatura buttata per sfregio. È una città che sembranonpiù in relazione conisuoiabitanti. C’è quasi uno scollamento tra Roma e i romani. E chi conosce Roma sa come questo sia innaturale”.

Non crede che la spazzatura buttata a sfregio sia anche colpa dei romani?
“Non sto giustificando nessuno. Noi italiani tendiamo sempre a dare la colpa ad altri e per lo più ci deresponsabilizziamo con un’allegra alzata di spalle. Quello che ho visto mi segnala però che il ‘tasso di sfregio’ è aumentato, nel senso di peggiorato, perché legato al sentimento di sfiducia e di tradimento nei confronti della pubblica amministrazione. Servirebbero tanti piccoli gesti per ricominciare”.

Lei ha scelto di fare una campagna vecchio stile, scarpe in spalla in giro per rioni, quartieri, mercati, centri commerciali a distribuire i suoi volantini. Ha condiviso queste sensazioni con i cittadini?
“Ho cercato di parlare molto con loro. Sono un’estroversa e mi viene facile. Quando ho posto il problema in termini di piccoli gesti e responsabilità comuni, mi hanno dato tutti ragione. Allora il punto è: chi comincia per primo? Un po’come il cane che si morde la coda”.

Chi deve cominciare per primo a fare il proprio dovere in questa città?
“È l’amministrazione che deve dare il buon esempio. Essere seria, efficiente, prendere i cittadini per mano e dimostrare di saper cambiare questo trend. Riattivare il senso di comunità e di civiltà. Bisogna uscire da questo circolo vizioso. Invece la città sembra ancora sotto choc”.

Lei è una sportiva. Una tennista, per l’esattezza, se una palla è fuori è fuori. Le chiedo un giudizio non di parte sul confronto su SkyTg24 tra i cinque candidati sindaco.
“Mi ha colpito come Raggi e Meloni si siano becchettate a vicenda rincorrendo un certo elettorato di destra. Giachetti è stato il primo a dire come va rinegoziato il debito. Ha fatto meno propaganda di tutti”.

Vive tra Roma e Francoforte, un bel lavoro con la Camera di Commercio. Perché ha accettato la candidatura?
“A costo di sembrare un po’ vintage, la voglia di politica, la passione civile. In questi anni comunque ho sempre fatto vita di partito”.

Ha trovato ostilità e antipolitica andando in giro per la città?
“Ho sempre trovato molto affetto. Io poi sono una che parla, discute, e la gente ha voglia di confrontarsi. Mi ha fatto molto piacere che le persone si ricordano di me, di quegli anni in Parlamento, di tutte le mie battaglie sui diritti civili”.

Gianni Morandi supporter. Compiaciuta?
“Onorata. Ha fatto questo breve video in cui usa i tre aggettivi che sono il claim della mia campagna, ‘tosta, combattiva, appassionata’. Video analoghi sono arrivati da Anna Ascani, Mara Venier, Umberto Veronesi, Claudia Cardinale e tanti altri. Ringrazio tutti”.

Di cosa si vorrebbe occupare una volta eletta?
“Vorrei continuare il mio lavoro: dare sostegno alle aziende romane, aprire sbocchi di mercato, attrarre investimenti stranieri. In questa città esistono molte realtà imprenditoriali che hanno però bisogno di essere guidate nella ricerca di giusti partner e nella semplificazione burocratica. Vorrei lavorare per consorziare le aziende più giovani – Roma è la seconda città per start-up – e fare un brand di Roma”.

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