“Vinceremo noi la battaglia contro i nazisti islamici”. Parla Sandro Gozi

Terrorismo
People leave flowers and solidariety messages in a book front th French Embassy in Rome, 15 July 2016. Many people tribute to victims of the Nice terroristic attck, front French Embassy in Rome, Italy, 15 July 2106.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Intervista al sottosegretario con delega agli Affari europei: “L’Europa deve reagire unita, decisa e senza perdere tempo”

“Hanno colpito la Francia per colpire tutti noi. La strategia di coloro che io definisco nazisti islamici è chiara: vogliono paralizzare le società attraverso il terrore e spaccarle in due”. Sono le parole, forti, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari europei, Sandro Gozi, con il quale abbiamo parlato il giorno dopo il tragico attentato di Nizza. Una carneficina che ancora una volta mette al tappeto la Francia. Per Gozi è un momento difficile e drammatico per il Vecchio continente, ma di una cosa è sicuro: “Alla fine saremo noi ad avere la meglio contro i jihadisti, attraverso un’Europa più forte, attuando una politica di sicurezza ancora più incisiva e lavorando su una maggiore integrazione sociale”.

Sottosegretario, le minacce jihadiste arrivano in ogni angolo del Vecchio continente, ma la follia islamista continua a concentrare il suo odio in Francia. Perché?
Hanno colpito la Francia per colpire tutti noi. Soprattutto lo hanno fatto scegliendo in maniera non casuale un momento importantissimo per il paese come la festa della liberazione della Bastiglia, la festa della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. In pratica hanno voluto colpire un paese che più di altri rappresenta una società libera.

Il secondo motivo riguarda ragioni numeriche e quantitative: è chiaro che in un paese in cui c’è una forte presenza della comunità islamica le probabilità sono più alte rispetto ad altri paesi. Ci sono molti più soggetti a rischio.

Secondo lei c’è un rischio sicurezza in Francia o questo genere di attentato è totalmente imprevedibile?
Dal punto di vista della sicurezza la Francia sta facendo molto e il modo in cui sono stati gestiti gli Europei appena conclusi dimostra quanto i francesi abbiano lavorato bene nell’ultimo anno e mezzo garantendo la più ampia sicurezza possibile. È difficile criticare i servizi di sicurezza francesi per quanto è accaduto ieri. Prevenire uno schizofrenico che prende un camion per investire delle persone è davvero complicato. Il punto è che siamo tutti esposti. È vero, in Francia ci sono molte realtà difficili e tanti soggetti più vicini ai mondo dei jihadisti. Ma questo non vuol dire che ci siano delle défaillance nel sistema francese. Semplicemente lì c’è un rischio molto più alto e ci sono più potenziali attentatori rispetto ad altri Stati.

Come rafforzare allora i controlli di tutti i paesi in una cornice europea che già si trova a un livello di allarme elevatissimo?
Va attuata una politica di sicurezza europea ancora più forte. In pratica bisogna proseguire sul lavoro che stiamo facendo sapendo che non c’è un’unica risposta. Dobbiamo essere durissimi contro il terrorismo, ma soprattutto dobbiamo prestare molta attenzione anche alle cause interne del terrore. In questo senso molto è stato fatto in materia di prevenzione: in questi mesi sono stati sventati parecchi attentati.

Tuttavia dobbiamo lavorare ancora di più per accelerare e attuare alcune misure come le banche dati condivise, il controllo dei passeggeri, la cooperazione tra polizie con le varie intelligence, le squadre investigative comuni.

E poi bisogna lavorare moltissimo su quei soggetti che si gettano nella violenza in quanto esclusi. Bisogna fare di più sull’integrazione sociale, dare delle risposte attraverso la cultura, la formazione e il recupero delle periferie.

E a livello internazionale cosa è necessario fare?
Da una parte bisogna lavorare sulle cause del terrorismo e quindi proseguire il lavoro di cooperazione della grande alleanza internazionale contro l’Isis e i jihadisti all’interno del G7 e G20. Dall’altra dobbiamo lavorare su tutti quegli aspetti legati al terrorismo, come ad esempio sui trafficanti di armi e su alcuni punti che riguardano i flussi migratori.

Quali saranno le conseguenze politiche dell’attentato di ieri, soprattutto guardando alle forze più populiste e demagogiche del Vecchio continente?
La strategia dei jihadisti mira a destabilizzare e indebolire le istituzioni e la politica, oltre che paralizzare le società nella paura e nel terrore. È chiaro che il rischio che questi eventi vengano manipolati e strumentalizzati da forze politiche estremiste come il Front national è forte. Gli estremisti che non sono al governo possono cercare di approfittarne. Ma restando in Francia, spero si consolidi la consapevolezza dei francesi sul fatto che per reagire a questi atti terroristici non basta una risposta populista.

Un attento osservatore come Bernardo Valli sostiene che siamo davanti “ad una provocazione per scatenare una guerra civile”. Cosa accade?
La strategia di quelli che io chiamo nazisti islamici è paralizzare le società attraverso il terrore e spaccare le società in due: una divisione tra tutti coloro che sono musulmani e tutti coloro che non lo sono. Questo è il loro obiettivo: costringerci tutti a fare l’equazione musulmano = terrorista. Ma non dobbiamo cadere in questa trappola, sarebbe la base per uno scontro a 360 gradi nella nostra società. Ecco perché dobbiamo chiedere – e pretendere – atti di denuncia molto forti da parte dei musulmani rispettosi dei nostri valori e dei nostri principi, che tra l’altro sono la stragrande maggioranza. Le prime vittime di una spaccatura sarebbero proprio loro e dobbiamo assolutamente evitare che una religione diventi un pericolo per le nostre società.

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