Vincenzo, jazzista tetraplegico che lotta per amore di “Titina”

Tipi tosti
vincenzo deluci

Dopo un incidente in auto nel 2004, Deluci ha ripreso a suonare grazie a una tromba particolare realizzata da un suo amico: l’idea è diventata un progetto per musicisti disabili

Dopo l’incidente stradale i medici non gli lasciarono molte speranze: sarebbe rimasto per sempre immobile a letto e avrebbe utilizzato un respiratore artificiale. Sono passati dodici anni e lui non solo a letto rimane non più di quattro ore al giorno (due di notte e due di pomeriggio), ma di fiato ne ha talmente tanto, che ha ripreso a suonare la sua adorata tromba, una passione nata quando aveva quattro anni.

E questo già sarebbe segno di tostaggine. Il fatto è che Vincenzo Deluci, nato nel ’74 a Fasano, in provincia di Brindisi, è uno che non si accontenta. In tutti questi anni non ha pensato solo al suo sogno. Con amici e volontari si è ingegnato perché altri disabili come lui tornassero a suonare uno strumento. “Se avessi dato retta ai medici – ci racconta – sarei diventato un vegetale”.

Non si è mai arreso perché non voleva abbandonare Titina, la tromba che gli ha permesso di suonare con Bob Moover sassofonista di Chet Baker, Tony Scott, clarinettista, amico di Billie Holiday e Charlie Parker, Bruno Tommaso, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Paolo Fresu,  Gianluca Trovesi, Vinicio Capossela, Sergio Caputo, Lucio Dalla, gli Avion Travel e Teresa De Sio. E che ha tenuto conservata per anni, dopo quella notte dell’ottobre del 2004, quando – erano le due – rientrando a casa dopo un concerto con la sua band, in un teatro di Maglie, in provincia di Lecce, un’auto sulla statale gli tagliò la strada.

“L’autista non scese neanche per vedere cosa fosse accaduto – dice – Per fortuna arrivarono subito i soccorsi, chiamati dai musicisti del mio gruppo, che erano con la loro auto dietro la mia, e che si accorsero subito della gravità dell’incidente. Ero un trentenne con i sogni di uno di quell’età, spezzati in pochi attimi. E non ne avevo colpa. Un sonnellino in ambulanza nel trasporto all’ospedale e, come in un flash, vidi tutta la vita che avrei dovuto vivere da quel momento. Mi resi conto dopo qualche ora dei danni fisici che avevo subito. Ma ho la capatosta, e dopo alcuni giorni di sconforto, decisi che dovevo tornare a vivere. E a suonare. Di amici ne ho trovati tantissimi. Ne ho persi altrettanti, ma penso sia il corso della vita, non credo sia stato l’incidente. Oggi ho una vita piena di impegni. Continuo a suonare, comporre, registrare e ascoltare. E poi ci sono gli esercizi che devo fare ogni giorno con la fisioterapista e da solo. Tutto con i tempi di un tetraplegico”.

Vincenzo ha ripreso a suonare grazie ad una tromba particolare, con la coulisse, una slide trumpet, adattata ai movimenti residui del suo fisico, cioè avambraccio sinistro, collo e testa. Ad idearla è stato un suo amico, trombettista, Giuliano Di Cesare, con cui quattro anni fa ha dato vita ad un’associazione: AccordiAbili e al progetto eMotion. All’iniziativa hanno aderito Fabrizio Giannuzzi, Cinzia Marasciulo e Bruno Marchi.

“Realizzare la mia tromba, prima la slide e poi la Elmec col joistyck – spiega il musicista – , è stato complicato perché si dovevano conciliare: la configurazione delle combinazioni del joystick, la posizione dell’imboccatura, che deve essere precisa, e il riscaldamento dei cosiddetti attuatori (posizionati sotto i pistoni originali della tromba, quelli, cioè, che tirano il pistone, muovendo il joystick). Ci siamo riusciti e creeremo altri strumenti speciali. Tra breve sarà pronto il clarinetto di un nostro amico sardo, Francesco, e cercheremo di accontentare tanti altri ragazzi. La musica per me è tutto. È il mio mondo. Mi fa stare bene, male, mi dà speranza, felicità, tristezza. Suonare è come vivere una storia d’amore. Ci sono alti e bassi. So, però, che la musica non potrà mai deludermi”.

La sua prima esibizione dopo l’incidente è stata quella di sei anni fa nelle grotte di Castellana, in provincia di Bari. Lì Vincenzo ha portato in scena VianDante paradiso/inferno andata e ritorno, un’ opera musicale scritta da lui con un puntatore ottico, che utilizza per scrivere al pc, dal momento che non può più usare le dita della mano. Erano estrapolazioni da alcuni Canti della Divina Commedia. Tra le voci recitanti c’era quella di Peppe Servillo. Il lavoro è stato inciso su cd. Intanto, grazie alle collaborazioni di Informatici senza frontiereCosmopack e Il laboratorio urbano di Fasano va avanti il progetto eMotion.

A breve, in collaborazione con Domos – Domotica Sociale di Conversano, Accordiabili svilupperà un progetto, approvato dalla Regione Puglia, denominato MusicAAL, che consentirà di progettare e costruire altri strumenti musicali su misura e a prova di handicap.

“Il nostro obiettivo – conclude – è spianare in Puglia la strada  alla cosiddetta Musitronica, cioè la meccatronica applicata alla musica. Noi ci speriamo. Non mi fermo, ho tanti progetti. Dalla vita mi aspetto di tutto, ma nasco jazzista e so improvvisare, rimanendo sempre con i piedi per terra. Credo di aver fatto tanto, a dispetto di quello che mi avevano detto i medici. Risvegliare Titina, che sembrava la Bella Addormentata chiusa in un armadio, è stato tostissimo. Non ci avrei mai sperato. Oggi sono addirittura utile ad altri disabili. E non ti nascondo che ho tanti progetti. Il mio corpo è immobile, ma la mia testolina si muove molto. Forse troppo, per la gioia della mia mamma e del mio papà. 

In questo momento,  oltre agli impegni dell’associazione, porto avanti le mie attività artistiche, mi sto preparando per un concerto a Ginevra e per altre produzioni. Sto studiando per prendere quest’anno la laurea in Musica elettronica al Conservatorio di Lecce. E, in un futuro non tanto lontano, sogno che Accordiabili abbia una sede in ogni regione. Noi ci proviamo. Contiamo sul sostegno dei Conservatori della nostra regione, che dovrebbero essere più sensibili alla ricerca di nuovi strumenti per disabili e attivarsi per eliminare le barriere architettoniche. Oggi in Puglia  non ci sono Conservatori accessibili per chi è in carrozzina”.

 

Foto di Chicco Saponaro

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