Vidonis: “Cosa voglio fare da grande? La cantautrice, ma rock”

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Incontro con Chiara Vidonis che ha appena realizzato il suo disco d’esordio ed è uno dei personaggi da tenere d’occhio della scena musicale italiana indipendente

Chiara Vidonis, giovane cantautrice triestina naturalizzata romana, racconta com’è nato il suo esordio discografico, Tutto il resto non so dove (Goodfellas), frutto di un’intensa gavetta sopra e sotto i palcoscenici. Chiara propone con sicurezza e maturità un rock d’autore dal sapore vintage e al contempo attuale.

Il tuo è un cantautorato rock in italiano vecchia maniera, per così dire, ovvero scritto, arrangiato e suonato da te. È una scelta o una naturale inclinazione?

“Sicuramente una naturale inclinazione, che nasce dal modo in cui compongo una canzone, ovvero direttamente con la chitarra in mano: questo è il mio modo di scrivere la musica. Altrettanto istintivo è il fatto di scrivere in italiano perché è la mia lingua madre e ritengo che sia il miglior modo in cui io possa esprimermi. Molto spesso le mie canzoni nascono da pensieri che butto giù a caso, cioè in maniera non troppo ragionata, naturale, poi indubbiamente devo ciò che sono anche e soprattutto agli ascolti di gioventù e attuali, sempre orientati verso un cantautorato, per l’appunto, rock”.

Com’è nato “Tutto il resto non so dove”, il tuo primo disco?

“Il disco è nato dalla voglia, ormai divenuta incontenibile, di registrare pezzi che suonavo da anni e di conseguenza ho ritenuto che fosse il momento di condividerli, con i miei musicisti e con chi mi ascolta da sempre. È stato un progetto molto spontaneo, venuto da sé, senza alcun tipo di pressione da parte di nessuno. Una naturale conseguenza di ciò che sono e che sono sempre stata, musicalmente parlando, quindi mi sono detta che era il momento giusto per farne un disco, visto che di materiale ormai ne avevo accumulato parecchio”.

Quello del target di riferimento è un discorso che ti sei posta?

“So che è una domanda che dovrei farmi, perché non è una questione da sottovalutare, ma allo stesso tempo penso che alla fine avvenga un po’ il contrario, ovvero è il target che sceglie te. Poi ti ripeto, scrivendo in maniera forte mente istintiva, non riuscirei a pensare a priori ad un possibile pubblico di riferimento. Dai primi feedback ricevuti posso affermare però che il disco è piaciuto sia ai seienni che ai sessantenni, quindi credo che questa trasversalità sia un bel risultato!”

Non si può certo dire che tu faccia parte di questa nuova ondata di cantautori indie un po’ fuori dagli schemi, per il tuo modo di approcciarti alla musica molto pacato. Il tuo è un rock contemporaneo ma d’annata allo stesso tempo. È così?

“Assolutamente sì. Mi rendo perfettamente conto che forse non rappresento chissà quale novità accattivante nel panorama cantautorale giovanile di oggi, ma questa sono io. Mi ritrovo benissimo nella definizione di “rock d’annata”, nel senso che è davvero un rock spontaneo, scritto e suonato nudo e crudo senza tanti filtri. Forse non c’è innovazione ma c’è sostanza. Per quanto riguarda il disco ci sono due brani un po’ fuori dagli schemi, se vogliamo “socialmente impegnati”, che sono Comprendi l’odio e Lo stato mentale: nel secondo pezzo in particolare canto quelli che sono i temi più brucianti oggi, come l’immigrazione o molto più semplicemente la paura dell’altro, a mo’ di filastrocca, per così dire, sottolineando pure un po’ quella che è la retorica da “bacheca di Facebook”. Ovviamente i miei contemporanei li ascolto anche io e me ne piacciono molti, ma se iniziassi a scrivere come Calcutta, per dire, sarei a dir poco ridicola”.

“Vorrei tatuare la mia pelle per dare meno peso al mio corpo, per riportarmi alla realtà e prendermi meno sul serio”. Questo dici nel brano Tutto finirà. Fino a che punto un musicista può e deve prendersi sul serio?

“Io credo che debba prendersi moltissimo sul serio nel momento in cui decide di suonare e di fare un disco, altrimenti butterebbe via un sogno. Questo non vuol dire che si debba essere pesanti o troppo convinti di fare chissà cosa, ma al contrario si deve convincere con leggerezza. In questo senso allora sì, un musicista può e deve prendersi sul serio. Dell’ego smisurato di alcuni però, forse è meglio non parlare!”

 

(Foto Facebook Chiara Vidonis)

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