“Vi spiego perché Unifil è un modello vincente”. Parla il generale Portolano

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ONORI GENERALE PORTOLANO SECTOR WEST.

Intervista esclusiva al comandante della missione che conta quasi 11mila peacekeeper, mille civili e circa cinquecento attività operative quotidiane

“A me piace dire che dal punto di vista operativo le relazioni con la popolazione locale costituiscono il mio centro di gravità e operativamente il centro di gravità è quell’elemento che, qualora dovesse fallire, porta al fallimento totale della missione”. Nella briefing room della base di Naqoura, il generale Luciano Portolano, 55 anni, Head of Mission e Force Commander di Unifil, che ieri ha incontrato il premier Matteo Renzi volato nel paese dei cedri, racconta a Unità.tv i diversi aspetti di una missione che conta “diecimila e settecento peacekeeper, mille civili e circa cinquecento attività operative quotidiane svolte dalle componenti terrestre, aerea e navale”.

“Una delle sfide più grandi? Mettere d’accordo le procedure, le tradizioni, la cultura, il modus operandi e il modus vivendi di peacekeeper che vengono da 40 paesi diversi e da tutti i continenti per riuscire a convogliare lo stesso messaggio. Noi riusciamo in questo grazie a una forte leadership”.

Generale Portolano, la missione Unifil rappresenta un esempio di successo e un modello per le future missioni Onu. Quali sono i suoi punti di forza?

Quando si parla di Unifil si ha in mente un modello vincente che ha prodotto un periodo di calma e stabilità che il sud del Libano non conosceva da oltre 30 anni e di cui stanno godendo entrambe le parti. La partnership “strategica” con le Forze Armate Libanesi (Laf) unitamente al consenso e al supporto della popolazione locale, delle autori civili e religiose, rappresentano senza dubbio i punti di forza di Unifil nel mantenere la pace e la sicurezza nel Libano meridionale, nonostante  la precarietà degli equilibri nello scacchiere mediorientale.

Infatti l’area di responsabilità di Unifil, attualmente, è considerata la più calma del Libano e del Medio Oriente. Tuttavia, recentemente il dipartimento di Stato americano ha esortato i cittadini statunitensi a evitare i viaggi in tutto Libano per problemi di sicurezza. Quale influenza e quali ripercussioni hanno il conflitto in Siria e il conflitto israelo-palestinese sull’area?

La situazione nell’area di responsabilità di Unifil, continua a rimanere calma e stabile. Gli sviluppi della guerra in Siria e il conflitto israelo-palestinese esercitano certamente un grosso impatto sulla vita del Paese che risente soprattutto del costante afflusso di rifugiati siriani, causa di continue tensioni sociali. Basti pensare che il Libano, un paese di 4,5 milioni di abitanti, ha visto negli ultimi anni arrivare oltre 1,5 milioni di rifugiati dalla Siria dopo aver già aveva ospitato nel corso degli ultimi decenni centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi che attualmente sono circa 450mila. Al riguardo, è necessario sottolineare che costanti sono i rapporti di Unifil con Unhcr, l’agenzia dell’Onu incaricata della registrazione e gestione dei rifugiati in Libano, al fine di monitorare il fenomeno e massimizzare gli sforzi volti alla realizzazione di progetti per la fornitura di beni e servizi di prima necessità o infrastrutturali a favore delle comunità più bisognose e di riflesso quindi anche per lenire l’impatto del fenomeno.

Il problema dei rifugiati siriani in Libano si inserisce in una situazione politica particolarmente complessa. Oltre diciotto mesi di “vacuum” presidenziale hanno influenzato l’attività di Unifil?

Il perdurare del vacuum presidenziale rappresenta un motivo di preoccupazione per tutti noi, ma è un problema politico la cui soluzione deve trovarsi internamente al Paese e nel rispetto della piena indipendenza. L’impasse politica tuttavia non ha influenzato il livello della cooperazione di Unifil con le Laf e gli organi di sicurezza interna che continua ad essere eccellente, come lo sono  le relazioni che intrattengo con i vari leader libanesi, in primis con il primo ministro Tammam Salam e il presidente del Parlamento Nabih Berry, che hanno sempre confermato l’impegno del governo libanese nel perseguire il mandato della risoluzione 1701.

La missione permette di contenere le tensioni lungo la Blue Line, assicurando un costante canale di comunicazione tra le parti. Il confine tra il Libano e Israele presenta ancora delle criticità soprattutto per quanto riguarda la definizione di un confine marittimo e l’area di Sheba. Nel corso degli incontri “tripartito” da lei presieduti, ha notato segnali di distensione tra i due Paesi?

L’incontro tripartito rappresenta l’unico forum di discussione esistente fra Libano e Israele, che di fatto non hanno alcun tipo di relazione diplomatica. Si tratta di uno strumento ad alta valenza strategica attraverso il quale i due Paesi si confrontano direttamente su temi rilevanti per la sicurezza, grazie all’attività di mediazione e negoziazione di Unifil, nella persona dell’Head of Mission e Force Commander. Vorrei sottolineare come entrambe le parti, nel corso degli gli incontri “tripartito” che convoco mensilmente, hanno sempre manifestato la comune volontà di continuare a rispettare la cessazione delle ostilità nel rispetto della risoluzione 1701, lasciando trasparire per quanto possibile senso di responsabilità specie in un momento in cui è alta la tensione nel contesto regionale.

Il mandato di Unifil è stato rinnovato fino al 31 agosto 2016. Quand’è che gli obiettivi di questa missione potranno dirsi raggiunti e l’intervento concluso?

Non è semplice fare delle previsioni, soprattutto se si considera il contesto della regione mediorientale – caratterizzato da una forte instabilità e da una continua e rapida evoluzione – e che i due Paesi sono tuttora in guerra fra loro, in quanto non è stato siglato un accordo di pace dall’avvenuto ritiro delle truppe israeliane dal Libano del Sud nel maggio del 2000. Moltissimi sono stati i successi conseguiti da Unifil, ma altrettante sfide si dovranno affrontare perché gli obiettivi contenuti nel mandato della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu possano trovare una piena e definitiva attuazione.

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