Siren Festival: “Il nostro evento spariglia le regole del gioco”

Musica
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Abbiamo parlato con Pietro Fuccio di DNA concerti, agenzia che organizza il Siren Festival di Vasto, la cui terza edizione si terrà dal 21 al 24 luglio

Schermata 06-2457553 alle 15.38.27“Thinking outside the box”, letteralmente: “Pensare fuori dalla scatola”. Metafora anglosassone con la quale si indica la capacità di ragionare fuori dagli schemi. Ma anche di progettare qualcosa non attenendosi a dei parametri rigidi e consolidati.

È un approccio di questo tipo che ha guidato Lous Avrami, americano del New Jersey attivo nel settore delle telecomunicazioni, a inventare il Siren Festival. Invitato a un matrimonio di amici nel comune di Vasto in provincia di Chieti, Louis ne rimane decisamente colpito: “E’ una bellissima location, soprattutto per predisporre palchi. E non intendo essere critico verso gli altri posti, ce ne sono alcuni molto belli, ma non hanno il Palazzo D’Avalos”. Louis eleggerà Vasto a meta delle sue vacanze estive, sviluppando presto l’idea, da appassionato di musica qual è, di organizzaci un festival: “Non siamo lontani dall’aeroporto di Pescara, quindi le persone possono arrivare da tutta Europa… c’è la spiaggia… è una bellissima location”.

È a questo punto che la sua naïveté romantica d’oltreoceano, alimentata dalla bellezza dei nostri paesaggi, si scontra con la realtà. Forse l’americano non ha fatto i conti con le difficoltà che ci sono in Italia a mettere in piedi manifestazioni del genere: “All’inizio ci sembrava un’idea folle”, ci dice Pietro Fuccio, titolare di DNA concerti, l’agenzia che organizza il festival. “Siamo venuti in contatto con Louis tramite amicizie in comune nel mondo della musica dal vivo e quello che ci proponeva sembrava irrealizzabile: un festival di musica ambizioso in una località tutto sommato poco conosciuta. Ma forse proprio per questo ci siamo assunti il rischio e abbiamo accettato: perché in questo settore bisogna rischiare, sparigliare le carte, mettere in campo idee non scontate.”

E l’idea non scontata si rivela un’idea vincente: il Siren Festival giunge quest’anno alla sua terza edizione, che si terrà dal 21 al 24 Luglio, forte di un cartellone invidiabile che alterna i nuovi protagonisti della scena indipendente italiana, come I Cani, Calcutta e Cosmo, ad artisti storici di fama internazionale, quali Thurston Moore, figura centrale con i suoi Sonic Youth nel rock indipendente americano delle ultime tre decadi. E inoltre i Notwist, padrini di un certo pop rock elettronico tedesco affermatosi all’inizio degli anni ’00, che per l’occasione suoneranno dal vivo il loro album Neon Golden del 2002; i britannici Editors, che hanno un particolare feeling con il pubblico italiano (il loro album del 2013, The Weight of Your Love si piazzò in top ten qui da noi); e poi Gold Panda, gli A.R. Kane, Powell, Adam Green. Tutti nomi di un certo rilievo nel panorama musicale globale.

Ma nonostante la prestigiosa lineup, il Siren Festival si configura come un’esperienza che va oltre la semplice offerta musicale: “L’idea di fondo – tiene a sottolineare Pietro Fuccio – è che un festival non sia una somma di esibizioni; i festival italiani sono sempre troppo concentrati sulla musica e sul singolo artista, ed è sbagliato: una persona dopo 2 o 3 giorni che ascolta solo concerti si annoia, noi ci giochiamo anche altre carte come il mare, il cibo, gli incontri dove si discute di musica, il cinema, il ballo. Cerchiamo insomma di rendere il tutto un’esperienza che aggiunga qualcosa alla musica: in fondo questi eventi sono fatti anche per mangiare, chiacchierare, dormire in tenda, conoscere gente…”

Nella sua mistura di locale e internazionale, il festival è pensato sia per ospitare il pubblico nostrano, che per esercitare un forte richiamo sugli stranieri: “Il Siren può reggersi in piedi se porta gente da fuori, perché in Italia c’è poco pubblico per i festival”, ci confessa Fuccio. “Anche se è complicato avere visibilità in Europa: è un traguardo che richiede un’organizzazione che cresce passo dopo passo. Per esempio, un nostro problema è assicurarci la partecipazione degli artisti in anticipo: se riuscissimo a comunicare molto prima un cartellone quasi definitivo avremmo più tempo per pubblicizzare l’evento. Per ora molti nomi vengono annunciati a poco distanza dall’inizio del festival, ma stiamo lavorando per migliorare questo aspetto. Inoltre ci teniamo a fare le cose nella massima libertà e senza steccati di sorta; cerchiamo per esempio di evitare l’errore in cui cadono alcuni colleghi: precludere la partecipazione di artisti italiani ai festival. Come chi dice ‘i Verdena non li facciamo suonare perché siamo una manifestazione internazionale’ ecco, questa mentalità è sbagliata e non trova riscontro nemmeno all’estero: penso per esempio a festival come il Primavera, che hanno sempre una rappresentanza di gruppi locali.”

Alla fine della nostra chiacchierata, Pietro tocca un punto importante che ha a che fare con la situazione della musica oggi: con lo sviluppo del mercato dei concerti in relazione al crollo di quello discografico tout court. “Per affrontare la questione bisogna problematizzare un luogo comune che circola da qualche anno: quello che sancisce la morte del disco e la contemporanea esplosione del settore live. In realtà il discorso è più complesso; per anni la musica dal vivo ha vissuto di riflesso all’industria del disco. Ti dicevano ‘c’è Madonna che ha fatto un disco, ha venduto 10 milioni di copie: fai un concerto e ci guadagni di sicuro’ oggi queste certezze non ci sono più. Hai un numero ragguardevole di artisti che potrebbero andare bene in concerto: alcuni i dischi nemmeno li fanno, magari hanno i loro brani solo su youtube; quindi non ci sono dati di riscontro affidabili: Anche in passato poteva capitarti un concerto flop. ma oggi è davvero difficile fare valutazioni: lavori davvero senza rete. Faccio un’esempio: se hai orecchio e fortuna, potresti beccare uno che non ha il manager, offrirgli un cachet relativamente basso e riempire il forum di Assago, perché magari a forza di visualizzazioni questo artista è diventato più popolare degli Artcic Monkeys o degli Editors, e magari non si sente nemmeno così professionale da avere particolari pretese. Ma d’altro lato oggi gli artisti ti chiedono il doppio del cachet per compensare le mancate vendite dei dischi, e questo è un problema: non è detto che oggi lo stesso artista abbia il doppio dei fan di una volta.. A fronte di questi problemi c’è da dire che il business dei concerti è ancora in piedi, e sarebbe stato facile fallire come altri ambiti limitrofi. Se noi operatori del settore resistiamo vuol dire che i concerti ci sono ancora, ma è anche vero che siamo molto più responsabilizzati e il lavoro è più difficile di una volta”.

 

Foto di copertina: Giulia Razzauti

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