“Vado al ballottaggio e poi vinco la partita decisiva”. Parla Roberto Giachetti

Amministrative
Roberto Giachetti e Alessandra Filippi nella sede del Coni per l'incontro con il presidente Giovanni Malago', Roma, 6 maggio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il candidato del centrosinistra: “Il principale avversario è la disillusione”. Alla sinistra: “Sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono”

La sua campagna elettorale è partita un po’ a fari spenti e senza troppo clamore, adesso la sua immagine, vista dai cittadini, è più definita? Come la vede?
Penso che nella vita uno debba fare un passo dopo l’altro. Ed ho cercato di tenere fede a questa mia convinzione. E, quindi, questa è una campagna elettorale che è partita con una profonda fase di ascolto. Che ha condotto una riflessione sui risultati questo ascolto. E che poi ha tirato fuori idee da questo processo. È a questo punto che i fari si sono accesi, ma non è che prima non si stesse lavorando. Tutt’altro. Per me è un processo naturale. Mi sembra innaturale partire a duemila, magari senza avere ascoltato, e poi trovarsi a metà del cammino senza idee, senza spinta, senza benzina. Per questo sono contento della mia campagna. Mi sembra ne sia uscito un profilo in cui mi ritrovo: concreto, sincero, libero.

Cosa le ha dato questa campagna elettorale?
Mi ha dato tanto da tanti punti di vista. Una conoscenza di Roma, delle romane e dei romani che è un privilegio. Ho scoperto angoli, problemi, eccellenze della città, ne ho capito l’enorme potenziale. Un’e sp erienza unica, da cui esco più ricco. Molto più ricco. E poi, scusi se torno sul personale, ne esco più ricco come persona. E’ stata una sfida. Specialmente per un carattere schivo come il mio. Proprio per questo è stata ancora più bella.

Quali sono i due o tre punti fondamentali del programma?
Se dovessi scegliere tre punti cruciali, direi: la rivoluzione amministrativa, la ripresa della cura del ferro, l’apertura delle scuole nei pomeriggi. La prima è il cambiamento di cui questa città ha bisogno. Noi dobbiamo costruire una città capace di pensare lo sviluppo e di controllare e questo sarà il compito del Campidoglio. E una città capace di dare servizi efficienti ai cittadini e questo sarà il compito dei Municipi. Il tutto con un’idea in testa, che il Comune sia il vero motore di sviluppo della città: economico, urbanistico, sociale. La seconda trasformazione è la ripresa della cura del Ferro. Sono stato testimone della nascita dell’8 e so che è un cambiamento che va nella giusta direzione. Lo perseguiremo con determinazione. E poi le scuole aperte nei pomeriggio. Noi dobbiamo lavorare perché le scuole di Roma nel pomeriggio divengano luoghi di creatività, cultura, di cambiamento. Per una Roma nel futuro.

Quali saranno le prime azioni concrete, se diventerà sindaco?
Intanto io ho già presentato la mia squadra e sono l’unico ad averlo fatto: ho una giunta di prima qualità pronta a lavorare, da subito. E i primi passi saranno dare risposte chiare alle troppe opere incompiute della città: ne abbiamo censite 100 e in 100 giorni ognuna avrà la sua risposta. Poi aumentare subito le corsie preferenziali. Avviare il processo di decentramento. Subito.

Come è collocato nei sondaggi?
I sondaggi non li guardo. D’altra parte oramai siamo arrivati. Abbiamo fatto una bella campagna. Avremo un bel risultato, su cui continuare a lavorare.

Quale avversario teme di più?  Virginia Raggi raccoglie il grande consenso degli scontenti, Giorgia Meloni quello della destra storica che a Roma è forte. Pensa di arrivare al ballottaggio?
Andremo al ballottaggio, ne sono sicuro. E poi sarà una battaglia tutta diversa, che vinceremo. Quanto ai timori, io non temo nessuno. Temo il clima. Quello della disillusione che attraversa la città. Quello del tanto peggio, tanto meglio. Quello del dire sono tutti uguali. Io penso, invece, che in questa campagna noi abbiamo messo in campo, oltre a me, molte idee, un partito, un programma, una squadra di governo. Ecco è su questo che vorrei che i Romani giudicassero. Siamo in un momento delicatissimo della città. Non possiamo permetterci errori che ci condannerebbero ad una progressiva marginalità. Guardi alle Olimpiadi, ad esempio. Non correre quella sfida sarebbe per la città un errore, significherebbe riconoscere di non essere una città della stessa categoria di Parigi, che quella sfida corre. E con grande determinazione. Io voglio una Roma che riprenda orgoglio, che sia esaltata da queste sfide, che le guardi come occasioni di modernizzazione e cambiamento.

Nel suo biglietto da visita ha messo l’onestà, la competenza e la sua storia: pensa che bastino per far superare le resistenze delle persone deluse dal Pd romano, dopo la vicenda Marino e tutto quello che è successo prima con Mafia capitale?
L’ho già detto, ma ci torno su. Non abbiamo messo sul piatto solo la mia storia. Abbiamo messo candidature ineccepibili passate al vaglio. Abbiamo messo un PD nuovo che dopo il ‘Rapporto Barca’ si è guardato dentro e fatto un’analisi sconosciuta agli altri partiti: che ha detto con chiarezza cosa andava bene e cosa no. Ho messo idee di programma – tra cui quelle dedicate ad evitare episodi di corruzione – nate nel confronto con operatori, accademici, associazioni, esperienze straniere. Abbiamo messo una giunta con personalità come Livia Turco, figura dei diritti sociali in Italia, o come Alfonso Sabella che del tema della legalità è una bandiera. Mafia Capitale è alle nostre spalle: di Roma e del PD. Ma il lavoro fondamentale per cambiare in profondo la nostra macchina amministrativa e la nostra politica, per estirpare la corruzione è rimasto a metà e va completato. Non dobbiamo mai dimenticare, né abbassare la guardia. Ma dobbiamo guardare avanti con determinazione.

La sinistra per la prima volta non ha voluto l’alleanza con il Pd a Roma. Come pensa di recuperare quell’area diffusa nella sinistra?
Con le idee. Guardi noi cominciamo le nostre linee programmatiche con un riferimento alle insopportabili diseguaglianze nella città; al fatto che Roma, oramai, è ‘tante città’; rifacendoci all’art. 3 della Costituzione, al suo ‘rimuovere gli ostacoli’; con un’attenzione fortissima alle politiche sociali. Questa l’idea di Roma che abbiamo in testa. E penso che su questa idea noi riusciremo ad avviare un dialogo con una sinistra che, come dice lei, oltre ad aver governato Roma con noi per tanti anni, continua a governate in tandem con il PD la Regione. E, aggiungo, con grandi risultati in termini di creazione di opportunità e di maggior giustizia sociale.

Rilancia il suo appello a Fassina perché il centro sinistra torni unito, al ballottaggio?
Sono convinto non ci sarà bisogno di un appello. Penso che la campagna elettorale, i temi trattati, il modo con cui li abbiamo trattati abbiano dimostrato, più di tanti appelli, che le ragioni di vicinanza sono superiori, e di molto, alla distanza. Proprio perché è un momento così critico per la città, proprio perché non possiamo permetterci salti nel buio sono convinto ci sarà subito un dialogo molto attento e concreto con forze politiche che condividono con noi un bel pezzo di storia amministrativa della città.

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