“Undici chili in meno e sveglia alle tre di notte”. Parla Stefano Accorsi

Cinema
Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, posano per i fotografi durante il photocall del film ''Veloce come il vento'', 30 marzo 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Colloquio con il protagonista del film d’azione “Veloce come il vento” di Garrone, ispirato alla storia del pilota Carlo Capone, segnato dalla tossicodipendeza

Il mondo delle corse su strada, la passione per la velocità e le emozioni dei piloti sono al centro del racconto di Veloce come il vento action movies diretto da Matteo Garrone, prodotto da Domenico Procacci per la Fandango, che dopo la presentazione in anteprima (4 Aprile) al Bif&st, Festival del cinema di Bari, uscirà nelle sale il 7 Aprile. Il film è interpretato da uno strepitoso Stefano Accorsi, quasi irriconoscibile nei panni emaciati e segnati dalla tossicodipendenza dell’ex pilota Loris, e dalla giovanissima Matilda De Angelis nel ruolo della sorella Giulia, provetta pilota a soli diciassette anni.

Veloce come il vento è un film di azione ma è soprattutto una storia di personaggi colmi di umanità, e racconta le vicende di una famiglia che da generazioni sforna piloti, che vivono di velocità e di motori e del rapporto di due fratelli, accomunati dalla passione per le gare ma da sempre lontani che sono costretti, per una serie di vicissitudini, ad unire le loro forze. Il film è liberamente ispirato, per quanto riguarda il personaggio di Loris, alla storia del pilota Carlo Capone, (che oggi risiede in una struttura psichiatrica in Piemonte) un vero talento della guida, un irregolare, uno capace di riconoscere e capire lo stato di salute di qualsiasi motore solo ascoltandone il rumore.

“C’è stata una lunga preparazione prima delle riprese – racconta Stefano Accorsi – perché non volevamo fare finta ma aspiravamo alla verità del personaggio. Una preparazione fisica, mentale, e anche di linguaggio, poiché ho dovuto riappropriarmi della lingua emiliana, molto impegnativa. Sono dimagrito di 11 chili per prendere anche le sembianze emaciate di Carlo Capone, e per far questo mi sono alzato spesso alle tre di notte per ottenere delle occhiaie veritiere. Ho dovuto documentarmi guardando tantissimo materiale, sulle corse, sui piloti, e dei video che riguardavano proprio Capone, ho dovuto anche documentarmi sulla tossicodipendenza, sulle sue conseguenze. Certo non volevamo per niente porre l’accento sui sintomi, sulla tendenza all’autodistruzione, ma volevamo con il regista Garrone, che venisse fuori bene la grande fame di vita di quest’uomo, il suo essere allegro, intelligente e il suo amore per la velocità e per le auto. È stato il film più faticoso che io abbia affrontato negli ultimi tempi ma sono sicuro che ne sia valsa la pena”.

Un film tutto vero, senza effetti speciali e dove anche la minima curva, la velocità, le gare, l’adrenalina sono state provate e vissute dagli stessi protagonisti. “Siamo andati a duecento Km l’ora – racconta con emozione e con un tono di incredulità nella voce Stefano Accorsi – con la macchina da presa che ci seguiva e che era stata sistemata su un’altra vettura in viaggio alla stessa velocità. Un tasso di adrenalina assolutamente reale, e questo credo che nel film si senta. Ci sono stati anche dei momenti di tensione, poiché quando i piloti sono in pista, anche se si sta girando una scena finta, l’istinto di competizione prende il sopravvento. È stato incredibile. Io amo guidare, però ecco una cosa è guidare, una cosa è correre. Poi durante la settimana giravamo con i ritmi del set e con scene già definite, mentre la domenica andavamo sulle piste dove si tenevano le gare per girare i momenti “ai bordi” e rubare quante più immagini potevamo delle competizioni. Per questo c’è stato bisogno di fare dei veri e propri corsi di guida su macchine da 600 cavalli, dei mostri, e la fortuna ha voluto che come coach avessimo Paolo Andreucci , per ben nove volte campione Italiano di Rally”.

L’esperienza di un attore come Stefano Accorsi ha aiutato anche in scena e nella preparazione la giovane Matilda De Angelis, al suo completo debutto al cinema con un ruolo così importante e di peso per la storia. La cosa incredibile è che Matilda De Angelis si muove sulle piste come una pilota provetta pur avendo preso la patente di guida soltanto qualche mese prima di girare il film. “Il rapporto con Matilda De Angelis è stato magico fin dall’inizio – ci dice Stefano Accorsi – nonostante fosse alla prima esperienza, è riuscita ad esprimere grande emozione fin dalla prima scena. All’inizio era intimorita da me e dal regista ma poi si è instaurata fra noi una complicità fraterna, davvero, proprio come nella storia, e così siamo riusciti a dare il massimo e a superare anche la paura, perché non sono state usate controfigure per tutta la lavorazione”.

Veloce come il vento sarà distribuito in trecento copie grazie all’iniziativa di UCI Cinema, “Adotta un film”, che contribuisce alla divulgazione del cinema italiano e delle opere dei registi emergenti con le loro sale disseminate in tutta Italia. È uno dei pochi film di genere che si fanno in questo paese. È un racconto emozionante e adrenalinico di un mondo, quello dei motori, delle corse su strada, che a differenza del circo mediatico che gira intorno ai piloti di Formula Uno, è poco conosciuto, ma invece è ricco di storie, di passione e di vita vera.

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