Una lampada che corre dietro al sole

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La storia di Diva Tommei, giovane romana, della sua start-up Solenica e della lampada Lucy

L’idea è venuta a Diva Tommei, nata a Roma nell’84, una laurea in Biotecnologie alla Sapienza e un dottorato in Bioinformatica all’Università di Cambridge. Professione: imprenditrice hitech. Una grande passione: la robotica.

Con Mattia Di Stasi (24, Roma)  addetto al marketing e Alessio Paoletti (32, Roma) al designer, ha fondato una start up che si chiama Solenica www.solenica.com

“Da ragazza mi piaceva capire come funzionano le cose, animate e inanimate – ci racconta –  Adoravo aprire oggetti e capire cosa li facesse muovere. Qualsiasi processo adaptive, mi affascinava. Oggi ne ho fatto il mio lavoro.

Anche se c’è stato un periodo in cui volevi fare l’oncologa.
Sì. Mio nonno materno è morto di cancro allo stomaco. Ero piccola, ma abbastanza grande da sviluppare, sai, quel tipo di determinazione che ti spinge a voler cambiare il mondo. Ho perseguito questo obiettivo per molto tempo, studiando Biotecnologie alla Sapienza e poi con il dottorato a Cambridge. Ma i miei ritmi sono sempre stati diversi da quelli dell’accademia. Nel corso del dottorato ho frequentato la Singularity University presso la NASA. Lì ho capito che la mia curiosità e la mia creatività potevano avere uno sfogo positivo solo diventando imprenditrice hitech.

A Cambridge è nata la lampada Lucy.
Sì. Il primo anno trascorrevo intere giornate a programmare e lo facevo in una stanza buia. Ero costretta ad accendere sempre la luce. Ho costruito i primi prototipi di Lucy per tentare di riflettere la luce del sole che cadeva vicino alla finestra. Riflettendo la luce del sole per illuminare la mia stanza, Lucy mi ha aiutato a sconfiggere una forma di depressione che mi stava bloccando, legata alla scarsa esposizione alla luce solare.

Ci spieghi di preciso cos’è e come funziona?
E’ un robot che, attraverso uno specchio motorizzato cattura la luce, seguendo il sole dall’alba al tramonto, per illuminare la casa con la luce naturale. Utilizzarla è semplicissimo: posizioni la sfera dove c’è il sole, poi la punti dove vuoi che ci sia luce. Insegue il sole per tutto il giorno. Se, ad esempio, hai una parte di casa esposta a nord e la luce arriva nel giardino, con Lucy puoi far rimbalzare la luce nella parte di casa esposta al nord. Durante la giornata, il sole si muove, ma il riflesso rimane fisso in casa, proprio come succede con una lampada. Poi Lucy non ha nessun filo perché tutta la potenza di cui ha bisogno per funzionare la ricava dalla stessa energia solare.

Come?
Ci sono delle piccole celle fotovoltaiche intorno allo specchio. Il suo design permette al robot di stare fuori e dentro senza alcun problema perché la sfera protegge lo specchio e il meccanismo interno dalle intemperie.  E non si rompe.

Raccontaci di Solenica.
Il progetto Lucy è nato a ottobre del 2014 e lo abbiamo portato alla Maker Faire di Roma per la prima volta. Ci abbiamo lavorato tutti i giorni da allora con i nostri risparmi. Dopo aver partecipato a maggio scorso al programma di accelerazione della Qualcomm, (il Qualcomm Robotics Accelerator – creato da Qualcomm con Techstars a San Diego, la più grande comunità di startup al mondo) siamo ora in fase di raccolta fondi, che ci permetterà di andare sul mercato. Nel 2016 lanceremo una campagna di crowd-funding.

Oggi siamo in otto e dobbiamo arrivare a dieci con un altro industrial designer e un ingegnere meccanico industriale (per info scrivete a diva@solenica.com. I colloqui sono già partiti).

Cosa è stato particolarmente difficile?
L’inizio è stato duro. Non avevamo soldi e lavoravamo tanto. Abbiamo dato fondo a tutti i nostri risparmi per costruire i prototipi. Siamo arrivati agli sgoccioli prima che Qualcomm e Techstars investissero 120 mila dollari sulla nostra idea. Andare avanti anche oggi non è una passeggiata. Non nascondo che alcune volte saltano i nervi e litighiamo. Ma io, Mattia e Alessio siamo stati forti e lo siamo anche oggi, perché ogni giorno ci inventiamo soluzioni per non cedere.

Chi ha creduto subito nel vostro progetto?
Le nostre famiglie. Poi WCAP, l’acceleratore della Telecom, che ci ha accolti nei suoi spazi lavorativi di co-working a braccia aperte. Lo ringrazieremo sempre.

Prossimi step?
Intanto abbiamo fatto una brevissima campagna ad agosto per verificare la presenza di un mercato e abbiamo venduto 340 robot in 4 settimane, metà in Europa (nord, soprattutto) e metà negli Stati uniti. Puntiamo a chiudere la raccolta dei finanziamenti e andare avanti per un altro anno, in cui saremo impegnati a creare la linea di produzione per i primi volumi e fare la campagna di crowd-funding. Pensiamo già a versioni successive di Lucy.

Come saranno?
Avranno sensori che permetteranno la rilevazione di altre componenti fondamentali presenti negli ambienti in cui viviamo. Ma non posso dire di piu’!

Vi sentite tipi tosti?
Sì, perché siamo riusciti a far venire fuori determinazione e, soprattutto, creatività con pochi risparmi e senza prospettive, all’inizio.

In Italia c’è spazio per chi vuole innovare?
In Italia potrebbe esserci lo spazio, e il talento è infinito. Servono più risorse e meno burocrazia. Fallire fa parte della crescita necessaria e non deve spaventare. Ma adattarsi, cambiare velocemente è quello che ti differenzia dagli altri e ti permette di vincere.

Cosa consigli a chi sta leggendo la tua storia?
Se credi in quello che fai, segui sempre il tuo istinto. Non lasciare mai che altre persone ti dicano cosa è meglio per te.

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