Un segnale nel tempo dell’odio: una norma contro i gadget “neri”

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Intervista a Emanuele Fiano (Pd), presentatore della legge

Il contesto è questo: sulla linea 1 della metro di New York, quella che sbuca nel cuore di Manhattan attraversando la città da nord a sud, sono comparse qualche notte fa svastiche e messaggi sui treni. Frasi che sembravano sepolte dal tempo e che invece ritornano: “Gli ebrei appartengono al forno”, “Distruggete Israele, Heil Hitler”. Un avvocato ha postato la foto su Fb e in un nanosecondo i newyorchesi si sono dati da fare contro una quantità impressionante di graffiti: chi ha cancellato con il liquido per disinfettare le mani, chi ha trasformato le croci uncinate in iconici cuori. Make love not war, nella grande Mela dell’era Trump l’hanno risolta così.
Il mondo è questo: c’è una rivista dell’Isis, patinatissima, si chiama Dabiq. Propone titoli come  “Just Terror” o “Isis create another child terrorist”  e in copertina mette coltelli insanguinati, soldati in armatura come eroi di Assassin’s Creed, usciti dalla consolle di una playstation.

Il vento è questo: si fanno liste di proscrizione di giornalisti non graditi, scomodi, si minacciano ritorsioni, querele, si ricoprono di fango, in qualche caso si fanno malmenare, se non tengono bene gli occhi chiusi sulle cose.

E in tempi di nostalgie canaglie, tra uomini forti in parrucchino biondo e marianne di Francia in salsa nazionalista, tra prima noi e poi loro, pervicaci sindromi da Not In My Backyard e muri di chi è più al nord contro chi è più al sud,  l’Italia, da Paese memore del trauma fascista, pensa di dotarsi di una legge che rafforza la Scelba e completa la Mancino.

Una norma che condanna la propaganda fascista e nazista creando un reato apposito nel codice penale e mettendo al bando gadget e memorabilia, quella indistinta paccottiglia che imperversa nei mercatini sotto forma di tazze, faccioni, t-shirt e che prende la forma e il linguaggio della Rete. Una grande e pericolosa operazione di edulcorazione del ventennio ad uso e consumo dei ragazzi, che molte volte non sanno nemmeno cos’è un saluto romano, eppure lo fanno, immemori della storia e dei 20 milioni di morti che il Mascellone ebefrenico (cit. Carlo Emilio Gadda) si è portato nella tomba.

La proposta di legge contro la propaganda fascista, che tanto ha fatto infuriare  collezionisti e filatelici, con la casa d’aste Bolaffi in prima fila, è a prima firma Emanuele Fiano. L’iter è stato travagliato, il tema è dei più delicati ma la discussione conclusiva è avviata.

Fiano, una legge contro la propaganda fascista in un ‘epoca di muri ne farà alzare quantomeno un altro.

La legge ha cinquanta firme e non solo del Pd. Sgombro subito il campo da un equivoco fondamentale: un conto è il collezionismo, la storia e l’arte, un altro è la propaganda che come sappiamo è già vietata dalla legge ma che va sanzionata con maggiore severità attraverso un reato ad hoc. Le faccio questo esempio: cosa si direbbe se fossero in vendita a pochi euro nei mercatini di mezza Italia, spacciati per cimeli, le effigi degli autori della strage del Bataclan? O se vendessero il kit del perfetto kamikaze? Il problema qui è non abbassare la guardia rispetto a una nuova ondata nera. Faccio fatica a non trovare delle connessioni tra i terroristi di oggi e i fascisti di ieri.

La strage dei migranti appare come un nuovo Olocausto.

Quello che sta accadendo sotto i nostri occhi e, a parte rare eccezioni, nel sonno della ragione europeo è molto simile a quello che accadde negli anni più bui del Novecento. L’odio razziale, i rinascenti nazionalismi, i venti di ultradestra che scuotono le fondamenta della nostra Europa stanno divenendo un pericolo per l’umanità.  Rischiamo di perdere il contatto con quello che sta succedendo, ci sono troppe cose che non sappiamo: qualcuno sa che fine fanno i migranti rinchiusi nei campi della Turchia? Il mar Mediterraneo è diventato un campo di morte e l’odio contro i migranti organizzato dalle estreme destre europee mi ricorda da vicino quello inculcato dai fascismi europei contro gli ebrei. Cambia solo la veste, che è più presentabile, ma le assurde lezioni sono simili.

Dalle parti di Predappio non vedranno benissimo la sua legge.

Pensi che invece il sindaco della città natale di Mussolini vuole fare il Museo del Fascismo, che è un’operazione interessante, dal valore storico. Oltretutto l’Emilia Romagna si è già dotata di una legge regionale sulla falsariga della mia mettendo al bando il commercio e la vendita di oggettistica del ventennio. Questa è la esatta differenza tra storia e propaganda: dico sì ai manifesti di Boccasile e certo non mi verrebbe mai in mente di velare il quartiere dell’Eur a Roma perché l’architettura razionalista fa parte della nostra storia, ma certamente bisogna porre un freno alla produzione e alla distribuzione di oggetti che inneggiano al fascismo, per non parlare di quello che accade sulla Rete, una terra di nessuno.

Ecco, sul web cosa dice la sua legge?

Si tratta semplicemente di estendere il reato di propaganda a mezzo stampa anche al web. L’intenzione non e’ assolutamente voler limitare o colpire le opinioni, ma determinate condotte. Una cosa sono le proprie ragioni, anche se non condivisibili e stigmatizzabili, ben altra cosa e’ ostentare la rivalutazione della figura del Duce o delle leggi del Ventennio, pensiamo all’atrocità delle leggi razziali. Sa quante pagine Facebook ci sono al momento che inneggiamo al fascismo? 300. E purtroppo la politica aziendale del social network non prevede l’apologia di fascismo come un contenuto  di hate speech da oscurare. Ma noi dobbiamo farlo, per rispetto di ciò che è stato e perché non accada mai più.

Che tempi avrà la legge?

Speriamo di terminare il lavoro in Commissione Giustizia entro febbraio e di portarla in aula a metà marzo. Credo sia fondamentale definire bene il confine di applicazione della norma per non avere problemi sulle votazioni. E’ importantissimo però fare in fretta perché ci vuole un segnale di attenzione in questi tempi dove il tentativo di annebbiare le coscienze è grande.

Siamo stati tra gli ultimi in Europa a introdurre il reato di negazionismo, lo scorso giugno.

Appunto, questo la dice lunga.

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