Turco: “Basta con l’autolesionismo, chi ama Roma sta con Roberto”

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Il candidato a sindaco del centrosinistra Roberto Giachetti (S) e Livia Turco (D) durante il tour di chiusura della campagna elettorale a piazza Fabrizio de Andre' alla Magliana, Roma, 03 giugno 2016.  ANSA / ETTORE FERRARI

L’ex ministra: “Ai compagni di una vita dico: di là c’è la destra più bieca. D’Alema? Lo conosco bene, sono sicurissima che voterà Roberto”

Livia Turco, ex ministro della Salute, sarà assessore al Welfare se Roberto Giachetti vincerà le elezioni. Lei proviene da una lunga militanza PciPds-Ds, e dunque dall’ala sinistra dell’attuale Pd. In buona parte d’Italia, Roma compresa, Sel ha scelto la neutralità e non appoggerà il Pd. È un’occasione persa per il centrosinistra?

«Faccio un appello ai compagni di una vita: basta con la logica dell’autolesionismo. Da una parte c’è un sindaco con un programma serio, che vuole dare piena applicazione all’articolo 3 della Costituzione e che ha a cuore temi cari a Stefano Fassina e ad altri a cui voglio bene non da oggi. Dall’altra parte c’è una candidata di minore competenza, appoggiata dalla destra più bieca. Faccio leva sul senso di appartenenza: ridiamo senso ai valori della sinistra, e per farlo ripartiamo dalle città che sono un laboratorio e un luogo simbolo».

Non crede che sia troppo tardi per ricucire lo strappo?

«No, lasciamoci alle spalle una stagione difficile in nome dell’onestà, della legalità, della lotta alla povertà. In nome di risultati concreti su valori di sinistra. Lasciamo da parte il politichese e torniamo a volerci bene».

Giachetti al ballottaggio ha fatto un pezzo di miracolo. Riuscirà a completarlo nonostante lo svantaggio?

«Siamo partiti in condizioni pesantissime, ma Giachetti con il suo stile semplice, affabile e pacato; con il suo programma puntuale e la sua presenza instancabile ha cambiato le cose. Siamo al secondo turno e questo fa la differenza. Certo, il clima resta difficile: la protesta, il disagio sociale, le critiche per il passato e l’attrattiva dei Cinquestelle si fanno sentire. Ma negli elettori più avveduti si percepisce una richiesta di affidabilità del sindaco».

C’è qualche indizio che la rende ottimista?

«Il grande apprezzamento che ho visto intorno alla scelta di presentare la squadra prima del voto. Giachetti ha rotto la cultura dell’io ipertrofico. Ha detto: non risolvo i problemi da solo perché sono ingegnoso e innovativo, serve l’aiuto di altri. È stato il momento in cui si è percepito il cambiamento».

Le priorità per Roma? Almeno le prime della valanga.

«Il primo punto è la promozione del benessere e della dignità delle persone. Roma città umana è il filo conduttore del nostro programma. Servono politiche sociali con approccio innovativo. Tre i punti cardine. Uno: superare la logica dell’emergenza, che è stata alla base di disastri, per arrivare alla certezza delle risorse e al loro trasferimento, insieme alle competenze, ai municipi. Due: fare squadra con la Regione: tre: utilizzare bene i fondi europei».

Dopo Mafia Capitale il welfare è all’anno zero?

«Mafia Capitale ha portato all’inaccettabile criminalizzazione di tutto il no profit. Certo, bisogna perseguire la logica del risultato e della legalità, ma questa impostazione non può continuare. Non bisogna inseguire il minor costo bensì la qualità del servizio. Vorrei aggiungere che la promozione del benessere sociale e la lotta alle diseguaglianze devono riguardare tutti gli assessorati. Chiederò a ognuno, se vinceremo, di fare la sua parte».

Molti romani, di fronte alla prospettiva di Roma 2024, chiedono di preoccuparsi piuttosto di buche, traffico e servizi. Può dare loro torto?

«Le due cose non sono in contrapposizione. Abbiamo un programma con un duplice sguardo: immediato – su buche, servizi, maestre dei nidi precarie da sanare –ma con il senso della prospettiva. Le Olimpiadi sono un’occasione».

Per i romani, crederci è quasi un atto di fede…

«È fondamentale ricreare nei cittadini la fiducia affrontando le urgenze della quotidianità. Ma lo sguardo non può che essere duplice. Penso anche all’immigrazione: ovvio che bisogna risolvere la questione dei campi rom e del centro Baobab, ma poi il tema è: quale idea di convivenza abbiamo in mente? È un tema che riguarda l’Europa intera. E noi abbiamo pensato a dei tavoli con italiani e migranti, esponenti di diverse categorie economiche e sociali, per affrontare insieme i problemi».

Lei è stata a lungo politicamente vicina a Massimo D’Alema. Che ne pensa della ricostruzione di Repubblica, smentita dal diretto interessato, secondo cui voterà Virginia Raggi?

«È l’ennesima puntata sul mostro D’Alema. Una campagna denigratoria che bisogna fermare. Del resto, è stato tutto smentito».

D’Alema, però, non specifica che voterà per Giachetti. Crede che lo farà?

«Sono sicurissima che voterà Giachetti. E poi non ha mai smentito una mia intervista in cui sostenevo che lo farà. Basta con questi attacchi. D’Alema è una grande risorsa e dobbiamo fare in modo che si senta a casa e a suo agio nel Pd e nel centrosinistra».

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