Trivelle, Bonaccini “Quelle norme vanno cambiate, però il referendum non è la strada più adatta”

Energia
Il ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio (d) con Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia-Romagna al taglio del nastro del Cersaie Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno inaugurato a Bologna, 28 settembre 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il presidente dell’Emilia Romagna:”Puntiamo sulle rinnovabili”

Ieri i rappresentanti di dieci Regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno depositato in Cassazione i sei quesiti referendari che chiedono l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo che si riferiscono alle procedure di trivellazione su terra ed entro 12 miglia dalla costa. L’Emilia Romagna ha bocciato la richiesta di referendum, scegliendo la strada del dialogo con il Governo. Raggiungiamo al telefono il Presidente, Stefano Bonaccini, mentre è impegnato nell’approvazione della nuova legge regionale sui rifiuti, una legge molto avanzata che si propone al 2020 di arrivare al 73% di raccolta differenziata consentendo la chiusura gran parte delle discariche e iniziare a spegnere qualche inceneritore.

Presidente, la Regione Emilia non ha seguito le altre Regioni nella mobilitazione referendaria contro trivellazioni, come mai?

«Credo che come Regioni possiamo e dobbiamo avviare un percorso di confronto con il Governo, cercando di superare i conflitti di competenza. Specie su temi come le strategie energetiche che così da vicino intersecano le sensibilità e le specificità dei territori. Ricordo che l’attuale Strategia energetica è stata approvata con un Decreto Interministeriale dai Ministri Clini e Passera poche settimane prima della fine della scorsa legislatura. Vi è stato un confronto formale ma non nel merito con i vari portatori di interesse. Lo strumento migliore non è a mio avviso il referendum, che di fatto, introdurrebbe fattori di incertezza, in un Paese che ha invece bisogno di fare sistema e di ritrovare certezze, nelle sfide che riguardano lo sviluppo e la tutela e valorizzazione delle nostre risorse ambientali e paesaggistiche. La mia proposta è quella di proporre al Governo non solo una riforma robusta dell’Articolo 38 e di alcune parti dell’art. 35 del cosiddettodl sviluppo che superi nel concreto quegli elementi di divisione e di incomprensione che hanno portato alla proposta dei quesiti referendari, ma anche di proporre alla luce delle nuove condizioni economiche che si sono determinate nel mercato del petrolio e degli investimenti fatti sulle rinnovabili una revisione della Strategia Energetica Nazionale. In Emilia Romagna abbiamo puntato molto sulle energie rinnovabili e l’efficientamento energetico e questa è la direzione su cui vogliamo proseguire. Chiederemo al Governo di presentare una proposta ambiziosa a Parigi alla Cop21 sia sul versante mitigazione che delle politiche di adattamento per contrastare i cambiamenti climatici. Dobbiamo avere obiettivi ambiziosi e la nostra Regione è pronta a raccogliere la sfida dell’innovazione puntando su un nuovo sistema di sviluppo. Sento poi l’obbligo di portare al tavolo di discussione tra Stato e Regioni l’esperienza che in Emilia-Romagna stiamo portando avanti che dimostra che si può conciliare la sicurezza del territorio e la tutela degli ecosistemi marini e terrestri attraverso la conoscenza, l’innovazione, la comunicazione trasparente e la partecipazione dei cittadini. Abbiamo sottoscritto di recente un accordo con il MISE, che ci ha consentito di superare nel concreto le questioni relative alle competenze istituzionali. Al momento riguarda le attività in terraferma, ma vorremmo estenderlo anche all’off shore».

Cosa c’è che non va nell’art. 38 dello “Sblocca Italia”?

«L’Articolo 38 presenta diversi aspetti contraddittori e di difficile attuazione. Non tanto per la presunta incostituzionalità, ma soprattutto perché accentrando a livello statale le decisioni, allontana dai territori scelte strategiche per il Paese e per le future generazioni, che necessitano invece di un forte coinvolgimento. Introduce il Piano Nazionale delle aree in cui sono consentite le attività estrattive, da approvare d’intesa con la Conferenza Unificata, cioè proprio con quei soggetti a cui lo stesso articolo, pochi comma più avanti, toglie la competenza sulle Valutazione di Impatto Ambientale portandola a livello statale. Non si crea in questa maniera la necessaria condivisione, bisogna promuovere viceversa i luoghi della concertazione. Cerca inoltre di semplificare e restringere i tempi procedimentali che vanno dall’istanza del permesso di ricerca al rilascio della concessione di sfruttamento, prevedendo la possibilità una Concessione Unica, di oggettiva difficile applicabilità e probabilmente neanche così particolarmente utile. Presenta tuttavia alcuni aspetti positivi. Tra queste cito la qualificazione degli operatori attraverso l’introduzione di più stringenti garanzie economico finanziarie, a copertura del rischio di potenziali impatti, il divieto esplicito di qualsiasi tipo di attività invasiva e impattante quale il fracking.Per le attività off shore, la verifica dell’impatto delle attività sul sistema costiero con particolare riferimento alla subsidenza e all’erosione. Questa è la conferma che più che di ipotesi abrogativa, si debba parlare di riforma migliorativa dell’articolo 38».

Se il referendum abrogativo non è lo strumento adatto, qual è la sua proposta al Governo?

«Gli strumenti da mettere in campo sono diversi, li concorderemo nelle sedi Istituzionali. Scriverò al Presidente Chiamparino per chiedere di potere discutere, in sede di Conferenza delle Regioni, per la definizione di una proposta al Governo di modifica dell’articolo 38, parti del 35 del dl sviluppo  e di riaprire la discussione su la Strategia Energetica nazionale».

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