Trentenni e italiani: inventano un’idea geniale per eliminare la spazzatura spaziale

Tipi tosti
D Orbit

Si tratta di un apparecchio utile a spazzare i residui di satelliti danneggiati o arrivati a fine vita, che rimangono in orbita

Un dispositivo intelligente, dotato di un motore telecomandato, in grado di ripulire lo spazio.

L’ha brevettato la società D-Orbit, 35 dipendenti intorno ai 30 anni (laureati in  Ingegneria Aerospaziale,  Ingegneria delle Telecomunicazioni e Ingegneria Automatica), nata nel 2011 a Milano, da un’idea di Luca Rossettini,  che ne è il Ceo, dopo un’esperienza alla Nasa.

Si tratta di un apparecchio utile a spazzare i residui di satelliti danneggiati o arrivati a fine vita, che rimangono in orbita.

“Noi – spiega Monica Valli, 33 anni di Lecco, ingegnere spaziale, capo della gestione programmi di D-Orbit -sviluppiamo dispositivi da installare sui satelliti prima del lancio, in grado di spingere il satellite nel giro di poche ore verso l’alto – parcheggiandolo su una orbita cimitero– o facendolo rientrare a Terra in modo controllato e sicuro. La rimozione del satellite è garantita non solo una volta raggiunta la fine della sua vita operativa, ma anche in caso di un malfunzionamento. Salendo, il satellite non danneggia quelli funzionanti. Andando verso il basso, e quindi, scontrandosi con l’atmosfera, si sbriciola. I piccoli frammenti, rientrando, si bruciano e non cadono. I grandi, invece, potrebbero precipitare, ma, grazie al nostro dispositivo, rientrano in modo controllato in una zona ben definita e sicura. Se lasciassimo i satelliti nello spazio dopo i quindici anni – in media questa è la loro durata- rischieremmo di intaccare il funzionamento di altri satelliti con costi enormi per le agenzie spaziali e gli operatori satellitari.  Secondo dati diffusi dalla Nasa nel 2013 la spazzatura spazialeintorno al nostro pianeta risulta composta da almeno 500 mila frammenti, che sfrecciano a una velocità di poco inferiore ai 30 mila chilometri l’ora”.

In primavera D-Orbit effettuerà la prima dimostrazione al mondo di un satellite, chiamato D-SAT, rimosso in modo diretto e sicuro tramite un dispositivo dedicato. Il satellite, contenente degli esperimenti e il micropropulsore, resterà in orbita per un paio di mesi prima di essere fatto rientrare tramite un telecomando, inviato dalla stazione di Terra installata da D-Orbit a Fino Mornasco (Como).

La società milanese, guidata oltreché da Rossettini, da Renato Panesi, Pietro Guerrieri e Lorenzo Ferrario, e che ha anche una sede in America (Washington) e in Portogallo (Lisbona), lavora con l’Agenzia Spaziale Europea, la Comunità Europea, la Francia, la Germania e sta avviando collaborazioni con gli Stati Uniti e il Giappone. Nel nostro Paese lavora con l’Agenzia Spaziale Italiana e aziende che costruiscono satelliti, concentrate tra Milano, Roma e Napoli.

“Il nostro sogno? – replica Monica – occuparci di riciclaggio dei detriti spaziali. Credo che ci sia mercato. Per ora lavoriamo sulla raccolta dei rifiuti e assicuro che non è semplice perché i nostri concorrenti all’estero sono colossi. Abbiamo faticato molto a fare comprendere che anche noi, piccoli, lavoriamo sulla qualità dei prodotti. Per fortuna, abbiamo potuto contare su venture capital italiani che hanno intuito le potenzialità del mercato e sull’aiuto dei tanti advisorprovenienti dalla grande industria spaziale. Dobbiamo tanto a Fondamenta ed in particolare a Nicola Redi (che ora non è più in Fondamenta) e Mauro Odorico, entrambi ingegneri aerospaziali, che hanno compreso subito gli effetti dei detriti spaziali e la globalità della soluzione proposta da D-Orbit, decidendo di investire sulla società. A loro si sono aggiunti negli anni Quadrivio, ComoVenture e InvestorClub di Torino”.

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