“Tragico errore la scheda bianca. Grillini ambigui, no alla destra”. Parla Franco Giordano

Amministrative
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L’ex segretario di Rifondazione: “Fassina sbaglia. M5s non è come Podemos o Syriza. Su Giachetti Fava ineccepibile, ascoltiamo gli elettori”

“Votare scheda bianca ai ballottaggi è un tragicoerrore.Quando c’èladestrabisogna votare contro la destra. Io l’ho sempre fatto anche quando ero segretario di Rifondazione”. Franco Giordano, ex segretario di Prc e ora nella presidenza nazionale di Sel, boccia senza appello l’equidistanza evocata da Stefano Fassina nello scontro tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi, ai quali il candidatosconfitto ha posto cinque punti programmatici irrinunciabili. “I grillini sono ambigui su migranti, diritti civili e questioni sociali – spiega Giordano – non sono né come Podemos né come Siryza. Su Giachetti, Claudio Fava ha una posizione ineccepibile. Sentiamo il nostro elettorato e poi un confronto sul programma con i candidati”.

La sinistra sinistra ha perso le amministrative. Con l’eccezione di Cagliari è stato un disastro a Roma, Torino, Bologna. Qual è stato l’errore più grande?

Bisognerebbe partire dai dati ma sembra che sia stata rimossa anche questa semplice operazione di presa d’atto di una difficoltà oggettiva. Diciamo le cose semplicemente. È evidente che il Pd ha avuto una frattura politica seria in un pezzo di suo elettorato di sinistra ma la cosa più clamorosa è che questo elettorato non si riversa sulle nostre liste. Tranne l’eccezione straordinaria di Cagliari, è questo il dato su cui bisogna riflettere.

E qual è stata la ragione?

Non siamo stati un’alternativa credibile. Da tempo c’è una regressione culturale, stiamo smarrendo l’originalità del percorso che una parte di noi ha intrapreso immediatamente dopo l’uscita da Rifondazione comunista. L’idea di mettere in campo una grande proposta politica che andasse oltre le esperienze del riformismo e il radicalismo identitario. Di quella nostra originalità non c’è più nulla, si sta ritornando a culture antiche tutte figlie del ‘900 che non reggono alla prova della realtà. Come se bastasse la collocazione all’opposizione per darti lo smalto. È stata cancellata l’esperienza politica culturale per cui siamo nati, che ha visto in Nichi Vendola uno dei protagonisti, un’esperienza di governo, innovativa, capace di affrontare diseguaglianze e diritti.

Una sinistra che rinuncia a governare, che si rinchiude in una funzione identitaria fine a se stessa.

Così si smarrisce la nostra cultura originaria. Quando si è adombrata addirittura la possibilità di proporre una gerarchia tradiritti sociali e diritticivili, come succedeva negli anni ’50, francamente mi sono venuti i brividi, perché quella è la fonte di una cultura che dal socialismo reale in poi ha funestato la sinistra. Si sono cancellati decenni di cultura politica. Così come non valorizzando il risultato straordinario di Zedda a Cagliari si cancella una stagione in cui noi siamo stati protagonisti con esperienze come quelle di Doria, Pisapia, Marino, Pietrangeli, o la positiva esperienza del governo del centrosinistra regionale del Lazio. Queste esperienze sono state il punto più alto della cultura politica innovata.

Sia Fassina che Fratoianni lanciando il progetto di Sinistra Italiana però l’hanno detto chiaro che la stagione del centrosinistra per loro era finita.

Loro purtroppo non si pongono neanche il tema. Non si può fare la retorica di un partito che deve essere più grande e prendere meno voti di prima, bisogna fare i conti con la realtà. Il punto è la rifondazione di una nuovacultura di un nuovo centrosinistra. Da questo punto di vista l’esperienza di Cagliari è eccezionale, illuminate. Zedda ha preso più voti dell’altra volta è è stato eletto al primo turno, senza ballottaggio.

Insomma è il centrosinistra la strada maestra?

Ma bisogna rifondarlo battendo la cultura renziana di questi ultimi anni che ha puntato molto sull’autosufficienza, sull’innovazione approdata a un’ip ote si neo liberista. Per fare questo devi essere efficace, non puoi ridurti a fare la propaganda.

Su Renzi però Zedda ha detto molto chiaramente, che a Cagliari ha avuto il pieno sostegno del Pd e del suo segretario.

Questo è oggettivamente un dato che ci dice che forse bisogna separare i piani e ragionare sui programmi. Nella storia della sinistra, le amministrative vanno separate dalla politica nazionale. Quando il Pci era all’opposizione tante giunte si facevano con il partito socialista che combattevamo sul piano nazionale. È l’abc della politica.

Ora è il tempo dei ballottaggi. A Roma Fassina è orientato per la scheda bianca. L’equidistanza dai candidati in gara, Raggi e Giachetti, le sembra una posizione condivisibile?

No, non rientra nella mia cultura e nella mia storia. Non lo farei mai. Lo dico apertamente, penso che sia un errore tragico. Quando c’è la destra bisogna votare contro la destra. L’ho sempre fatto anche quando ero il segretario di Rifondazione. A Roma c’è un ballottaggio complesso, forse piuttosto che partire da una presunzione dei singoli, bisognerebbe fare un bagno di umiltà e ascoltare il nostro elettorato, avanzare una serie di proposte ai due candidati e poi accettare l’indicazione politica, altrimenti cambia la natura della soggettività politica di sinistra.

Claudio Fava ha detto esplicitamente che sosterrà Giachetti (leggi l’intervento).

Ho visto, trovo la sua presa di posizione ineccepibile, io però aggiungerei un percorso democratico e proporrei un confronto programmatico con i candidati. Non sono mai stato tenero, considero l’opposizione al governo Renzi una cosa sacrosanta ma trovo inaccettabile restare stritolato tra un neoliberismo di ritorno del governo e un populismo trasversale di tipo grillino.

Che giudizio da sul movimento guidato dal comico Grillo? Il nuovo, il cambiamento? O nel loro identikit antisistema e populista c’è l’impronta della destra?

Partiamo dalle cose concrete. Prendiamo i migranti, il tema dell’accoglienza o quello dei diritti civili. Su questi temi non posso accettare ambiguità e occhieggiamenti alla culture più di destra. Non posso essere equidistante. Nei cinquestelle invece c’è un’ambiguità di fondo. Si fanno molte analogie inesatte. M5S non è come Podemos in Spagna, è l’esatto contrario di Syriza in Grecia, esperienze entrambe molto significative che andrebbero sostenute. Su modalità democratiche, diritti dei migranti e grandi temi sociali non hanno una bussola, non c’è da parte loro il tentativo di coniugare in modo moderno uguaglianza e libertà. Per questo sono molto critico con chi propende per un appoggio indiscriminato a queste realtà.

Si possono riannodare i fili del centrosinistra in Italia?

In Europa è un periodo in cui sarebbe importante ridefinire un nuovo orizzonte rifondantivo della sinistra che vada oltre il riformismo e il radicalismo identitario. C’è n’è bisogno. Hollande è in difficoltà in Francia, il socialismo austriaco e tedesco sono totalmente subalterni a culture di destra e dall’altra parte si vede l’ininfluenza delle forze radicali identitarie. Però siccome in Italia non ci sono grandi narrazioni collettive, ho la sensazione e lo dico con amarezza, che quelli che un tempo erano i padri della sinistra sono regrediti in un narcisismo senza limiti e i loro figli al contrario hanno uno spirito rancoroso e rottamatori o verso i padri perché in fondo è come un narcisismo che diventa inappagabile. Il tutto dentro una genealogia semplicemente maschile.

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