“Tra Padoan e il Pd c’è una discussione aperta, non uno scontro”. Parla Giampaolo Galli

Economia
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“Tutti puntiamo su crescita, spending review e lotta all’evasione”

“Non ho visto nessuno scontro, piuttosto c’è stato un dialogo costruttivo e aperto”. Giampaolo Galli minimizza così la lettura di molti osservatori attribuita all’incontro che si è svolto ieri a Montecitorio tra Padoan e il gruppo dei deputati dem. Il Partito democratico aveva chiesto un incontro sul Documento di economia e finanza (Def), colonna portante della prossima legge di Bilancio, che il governo si appresta a varare entro l’inizio della prossima settimana. Da una parte c’è stata l’esigenza rappresentata da alcuni deputati di non soffocare troppo la ripresa economica, dall’altra quella di mettere i conti in ordine, priorità indiscutibile per il numero uno del Tesoro, Pier Carlo Padoan.

Ne abbiamo parlato con il deputato dem Giampaolo Galli, il quale ha definito la riunione “una riflessione aperta”, giudicando esagerato il termine “scontro” usato da molti osservatori. Anche perché, spiega Galli a Unità.Tv, il quadro d’insieme è condiviso da tutti, ovvero il tentativo di “puntare sulla crescita e avere allo stesso tempo maggiore cautela sui conti pubblici, con una riduzione graduale del disavanzo come quella che è stata fatta negli ultimi anni”.

Cosa sta accadendo al rapporto tra governo e il partito di maggioranza relativa? C’è davvero un contrasto politico sul Def?

Nessuno scontro, è in atto una normale dialettica tra le parti. Quella di ieri mi è sembrata una riflessione comune, non mi pare affatto che abbia avuto i toni dello scontro. L’unico punto su cui c’è stata una risposta piuttosto ferma da parte del governo è stato sul tema delle privatizzazioni.

Il ministro non ha lasciato dubbi su questo, sottolineando come queste si debbano fare per abbattere il debito, ma anche per rendere più efficienti le aziende pubbliche. Qual è la sua posizione?

Sono d’accordo. Un’azienda che sta sul mercato è costretta a essere più efficiente, cambia totalmente il suo modo di funzionare, deve rendere conto delle esigenze degli investitori istituzionali che vengono da tutto il mondo, è soggetta al controllo della Consob. D’altra parte questi sono i nostri impegni con l’Europa. Poi, certo, si tratta di vedere quali vincoli vengono messi per garantire il servizio universale e cosa si farà per regolamentare il settore rispetto alla concorrenza. Ma questo è un altro discorso e riguarda la modalità con cui vengono fatte e non se siano o meno necessarie.

Si arriverà a un muro contro muro con chi la pensa diversamente?

Dubito che su questo vedremo uno scontro, non è interesse di nessuno. Certo, ci saranno posizionamenti netti in vista del Congresso, ma alla fine penso che prevarrà il senso di responsabilità di tutto il gruppo di maggioranza relativa.

Un altro punto critico messo in evidenza da alcuni osservatori riguarda la riforma del Catasto. Il governo vorrebbe inserirla nel piano nazionale delle riforme, mentre il Pd ritiene sia meglio attendere la prossima legislatura.

È una delle cose che la Commissione Europea ci chiede di inserire nel Piano nazionale delle riforme. Ma qui la questione è piuttosto complicata. Le revisioni del catasto si fanno quando il gettito si può ridurre, non quando si deve mantenere inalterato o addirittura quando bisognerebbe aumentarlo. Perché è chiaro che se a metà delle persone coinvolte vengono aumentate le imposte, mentre all’altra metà vengono ridotte, l’operazione risulta politicamente a somma negativa (per tutti quei soggetti che vedono aumentare i loro costi). La discussione rimane comunque aperta, lo è ormai da anni. Perché è chiaro che ci sono molte iniquità, soprattutto nel confronto tra i costi delle case delle periferie e quelli dei centri storici.

Qualcuno ha posto l’accento sul lavoro, sostenendo come sia necessario intervenire sul cuneo fiscale.

Il problema è sempre quello delle risorse, perché il cuneo è davvero molto costoso. Anche qui c’è stata una riflessione. E il ministro ha sottolineato, con una certa enfasi, di non disperdere le risorse in tanti rigoli, ma di concentrarle sulle cose essenziali e sulle cose che hanno maggiore impatto sulla crescita. Come ad esempio gli investimenti.

Tutto questo per il Def. Come dovrà comportarsi invece il governo sulla manovrina di 3,4 miliardi promessa a Bruxelles?

Le considerazioni che abbiamo fatto sono valide anche per quella. La manovrina va fatta e in questo senso sono d’accordo con quanto evidenziato ieri da Padoan: bisogna puntare soprattutto su spending review e lotta all’evasione. Tuttavia dal dibattito di questi giorni sta uscendo fuori una forte richiesta di risorse pubbliche per quelle che erano le funzioni delle provincie, per le infrastrutture, per la manutenzione delle scuole. E poi c’è il contratto del pubblico impiego: esigenze di spesa reali ce ne sono, quindi si potrà tagliare fino a un certo punto. In conclusione, la strada maestra condivisa da tutti si può riassumere così: no a eccessi di rigore, sì a cautela dei conti pubblici.

Dunque nessuna nuova imposta?

Nessuno ha parlato di nuove tasse.

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