Tra natura e scienza: apre il Parco astronomico Lilio, nel cuore della Calabria

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Intervista ad Antonino Brosio che è riuscito a far completare i lavori di costruzione di uno dei parchi astronomici più grandi del Sud

“Il fascino degli astri, che riesce a portarti indietro nel tempo e a farti interrogare, forse più di ogni altra disciplina, sulle nostre origini e il nostro futuro va condiviso”.

Dopo anni di impegno, Antonino Brosio, nato nel 1987 a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, vissuto sempre a Rosarno, studi classici, iscritto alla Facoltà di Architettura, è riuscito a far completare i lavori di costruzione di uno dei Parchi astronomici più grandi del Sud, che si inaugurerà il 6 agosto prossimo.

“Non è stata una mia idea, né un mio progetto – tiene a precisare – ma sono stato sempre convinto di dover fare qualcosa di buono e giusto per far sì che la mia terra venisse citata anche per cose positive. Ho sempre avuto il pallino della ricerca scientifica, dell’astronautica e dell’astronomia. Una passione nata all’età di dodici anni, quando i miei genitori mi regalarono un telescopio, che aveva un diametro abbastanza grande da permettermi di compiere i primi studi da autodidatta”.

Antonino si dedica agli studi di architettura, e, nello stesso tempo, continua ad interessarsi al cielo, prima con la fondazione della Magna Grecia Aerospace (che anni fa ha proposto l’idea di un lanciatore per piccoli satelliti, accolta con entusiasmo, mai partita per mancanza di risorse economiche), poi, fondando l’ABProject, impresa che si occupa di progettazione in ambito paesaggistico. Nel 2014, con il suo gruppo di ricerca, realizza il Progetto HORUS III, che coinvolge l’Università di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Si impegna nell’iniziativa internazionale, denominata ERGO Telescope, del gruppo BNP Paribas BNL, con la collaborazione del Liceo Scientifico R. Piria di Rosarno e dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Il progetto Ergo – chiarisce – ha riguardato il lancio a 40mila metri di un carico scientifico, rappresentato da batteri. La massa è stata esposta ai raggi cosmici, misurati tramite l’unita ERGO Telescope. Volevamo capire come le forme di vita si comportano in condizioni di invivibilità. Nello stesso tempo abbiamo permesso ai 40 ragazzi del Liceo scientifico di Rosarno di fare un’esperienza altamente scientifica”.

Ma il chiodo fisso di Antonino rimane un osservatorio astronomico in Calabria. Un sogno che ha cominciato a concretizzarsi due anni fa. Nel 2014, infatti, Antonino viene coinvolto nel progetto del Parco Astronomico Lilio di Savelli, dedicato al celebre astronomo del ‘400, vissuto a Cirò, e che è stato completato a maggio scorso. “Grazie soprattutto – afferma – all’amministrazione comunale”.

La struttura si trova a 1170 metri di quota, ai confini della Sila crotonese, nel Comune di Savelli, in località Caccianinni, immersa in un bosco, sotto uno dei cieli più bui d’Italia. “A occhio nudo – spiega Antonino – si raggiunge la sesta magnitudine. Le condizioni meteo, grazie ad un bassissimo tasso di umidità nell’aria, sono spesso favorevoli all’osservazione”.

La storia del parco, finanziato dall’Ue con un bando PISL, nasce nel 2004, quando il professore Filippo Frontera, docente di Fisica presso l’Università di Ferrara e scienziato di origini savellesi, si impegna perché a Savelli venga realizzato un osservatorio astronomico.

“Sette anni fa – racconta – sono iniziati i lavori di costruzione di un piccolo parco delle stelle, che avrebbe ospitato un planetario e un osservatorio professionale. I lavori del primo lotto sono terminati nel 2010. Per motivi vari, le strutture sono rimaste inutilizzate fino a giugno dell’anno scorso. Solo allora sono ripresi i lavori del secondo lotto, proseguiti per dieci mesi. Purtroppo, la parte burocratica in questi progetti è sempre molto lunga e noiosa e io non vedevo l’ora di vedere l’opera completa. Ma ce l’abbiamo fatta grazie al lavoro di tutti: l’azienda aggiudicataria dell’appalto per i lavori, la LMTS della famiglia Caccia, l’impresa Mirabelli di Savelli, l’ingegnere Giuseppe Germinara, e il sindaco di Savelli, Francesco Spina”.

Una struttura, dicevi, unica.

Sì. Il Parco, che si trova su un promontorio per anni accessibile solo a piedi, è dotato di moderne attrezzature e consente di fare divulgazione astronomica di alto livello e realizzare ricerche scientifiche, attività didattiche e di laboratorio per docenti, privati e studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado. È composto da più zone ed è corredato da un osservatorio astronomico con telescopio Ritchey Chretien da 500 mm, installato sotto una cupola robotizzata da 5 metri di diametro, un planetario meccanico e digitale con 80 posti a sedere, un laboratorio per le scuole dove si realizzeranno modelli in scala e si simuleranno alcuni fenomeni astronomici. Concentriamoci sugli strumenti.

Gli strumenti presenti sono il punto forte del parco. Infatti abbiamo un planetario, sia meccanico che digitale, montato sotto una cupola da 10 metri di diametro. Lì verranno effettuate lezioni didattiche sulla meccanica celeste e saranno proiettati video a 360 gradi, che mostreranno contenuti altamente didattici. Il planetario può essere usato anche come sala conferenze. Nella stessa struttura è presente anche un laboratorio creativo, che sarà a disposizione delle scuole per poter ricreare in scala quanto osservato nel planetario. Ci sono telescopi per l’osservazione del Sole in alta risoluzione. Il parco è dotato di un radiotelescopio, con antenna da 3,5 metri e tre piazzuole di osservazione, con cinque ingressi per l’energia elettrica e comode sedute a forma di Stella, Luna e Sole. È uno strumento che ho voluto io per l’osservazione dell’universo. Si potranno ascoltare le onde radio provenienti dallo spazio profondo. Ed è questo apparecchio che rende il Parco di Savelli ancora più interessante. Sono infatti pochissimi i parchi italiani, aperti al pubblico, dotati di queste apparecchiature. Inoltre l’area intorno alla struttura, attrezzata per i pic-nic, è immersa nel verde, tra gli alberi del Parco della Sila, e la zona panoramica è realizzata in modo da non stravolgere l’equilibrio naturale in cui è immersa. C’è un ampio parcheggio sia per le automobili che per i bus. La struttura è raggiungibile tramite una strada asfaltata. Si sta pensando a un progetto di ampliamento.

Progetti a medio termine?

Avviare collaborazioni con enti di ricerca. Proporremo iniziative specifiche per i migliori ragazzi che troveremo nelle scuole calabresi. Ci saranno incontri con le scuole, nomi noti dell’astronomia. Avremo Star Party. Per iniziare ad avere entrate, pensiamo all’affitto remoto della strumentazione, fino alla collaborazione, se sarà possibile, con il vicino Parco nazionale della Sila. Vorrei proporre delle borse di studio per gli studenti che verranno a lavorare presso la nostra struttura e corsi di formazione professionale.

Quante persone ci lavorano?

Al momento siamo in due e ci occupiamo della didattica e delle osservazioni. La responsabile del planetario, la mia ragazza, è Antonella Tripodi, di Rosarno. In amministrazione, invece, sono in tre. Il parco è gestito da una Srl, di cui è responsabile Michele Caccia, di Cutro.

Cosa provi quando osservi gli astri?

Leopardi scriveva che l’astronomia è “la più sublime, la più nobile tra le fisiche scienze” e non sbagliava. Quando si osservano gli astri ho la sensazione di salire su una macchina del tempo e tornare indietro di molti milioni di anni. Tutto questo mi porta a riflettere spesso sul nostro ruolo di fronte a tanta immensità. Da dove veniamo? Dove andremo? Perché l’Universo si è evoluto a nostro favore? Siamo soli nell’Universo? Ovvio, le risposte sono ancora fuori di me. Ma bello è ancora continuare a cercare. Di questo sarò sempre grato ai miei genitori.

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