Tonini: “Il rischio è la Grosse Koalition”

Legge elettorale
Un momento della cerimonia per la celebrazione del 60° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Nazioni Unite, alla Camera dei Deputati. Roma 15 ottobre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il senatore Pd: “Ma un tasso di proporzionale è inevitabile”

«Il Pd deve essere il partito che dà risposte a quella parte ancora sofferente della società». Il senatore Giorgio Tonini si smarca dal dibattito sulla data delle urne e sulla sentenza di oggi della Consulta dice che «un certo tasso di proporzionalità del sistema è purtroppo inevitabile ».

Tonini, tutto sembra fermo in attesa della sentenza di oggi. Se venisse fuori un proporzionale che scenari si aprirebbero per il Pd?

«Intanto diciamo che la sentenza sarà auto applicativa, salvo alcuni dettagli, perché la giurisprudenza della Corte è sempre stata univoca: non si può dar vita a un voto legislativo che impedisca agli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento, di funzionare. Con il mantenimento del bicameralismo perfetto, che è uno dei risultati, a mio avviso assolutamente negativi del referendum, un certo tasso di proporzionalità del sistema è purtroppo inevitabile».

In un quadro di tripolarismo minoritario, il timore di molti, e l’auspicio di altri, è quello di una Grosse Koalition.

«La Grosse Koalition alla tedesca nasce sempre da uno stato di necessità successivo alle elezioni e mai da una scelta dei partiti prima del voto. Anche nel nostro caso può darsi che si determini la necessità dopo il voto di dar vita ad alleanze spurie, come è successo del resto in questa legislatura. Certamente non vedo un presentarsi del Pd e di Fi uniti alle elezioni».

Prodi ha rilanciato la necessità di un centrosinistra unito. Le sembra una ipotesi realistica, considerato il contesto?

«Il Pd è nato sulla base di due obiettivi: strutturare l’Ulivo che è sempre stato di più di una coalizione, come un grande partito plurale, il partito del centrosinistra; e sulla realistica considerazione che c’è una parte della sinistra incompatibile con la cultura di governo, come le due legislature guidate da Prodi si sono incaricate di dimostrare».

C’è chi vede proprio in Renzi un ostacolo ad un nuovo centrosinistra unito. Ha letto l’intervsita di Massimo D’Alema?

«Come ha detto giustamente Paolo Gentiloni nell’intervista di D’Alema c’è un eccesso di spirito polemico e purtroppo non è la prima volta che succede. Renzi ha salvato una legislatura condannata all’inconcludenza dando vita ad un governo riformatore che ha prodotto risultati importanti per il Paese. Tornare indietro sarebbe una follia».

Stando alle dichiarazioni ufficiali di molti e ufficiose di altri, il partito del non voto sembra ingrossarsi di settimana in settimana. Si allontanano le urne a primavera?

«A me non ha mai appassionato la disputa sulla data, preferirei ci si concentrasse sul programma con il quale vogliamo andare al voto e sul rapporto tra le cose che dobbiamo fare nei mesi che abbiamo avanti con il governo Gentiloni e quelle che intendiamo proseguire nella prossima legislatura».

Che cosa non ha funzionato durante il governo Renzi?

«Una cosa fondamentale non ha funzionato: non siamo riusciti a far percepire alla maggioranza degli italiani il nesso assolutamente essenziale tra la strategia delle riforme costituzionali – e non solo – e i problemi e le sofferenze che colpiscono strati importanti della società italiana».

Il Pd che partito deve diventare?

«Le riforme restano la risposta ai problemi del Paese, non c’è un’altra risposta. Le pulsioni populiste certamente non lo sono. Ci serve un partito capace di organizzare questa risposta nel Paese, non con la nostalgia delle vecchie organizzazioni ma con la costruzione di un’organizzazione adatta al nostro tempo».

Secondo lei Renzi ha capito il messaggio venuto fuori dalle urne il 4 dicembre?

«Con le sue dimissioni Renzi ha fatto molto di più: si è assunto la responsabilità principale di una sconfitta così grave. Ora costruire una risposta e un rilancio è un compito di tutto il Pd insieme a lui».

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