Tina, il generatore di calore a zero emissioni progettato in Italia

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E’ una pompa di calore che riscalda edifici esistenti, senza intervenire sull’impianto e sui radiatori, ma sostituendo soltanto la caldaia e ha due obiettivi: azzerare le emissioni inquinanti e raggiungere risparmi sulla bolletta energetica, che superino il 40% rispetto alla spesa attuale.

Un generatore di calore a zero emissioni, brevettato a livello internazionale.

Si chiama Tina,  a idearlo è stato Gianfranco Pellegrini (Domusnovas- Carbonia Iglesias ’60, una Laurea magistrale in Ingegneria Nucleare), a realizzarlo e commercializzarlo: Massimo Orlandi (Roma, ’61, una Laurea Magistrale in Ingegneria Chimica), Riccardo Bani (Pisa, ’62, una Laurea Magistrale in Ingegneria Nucleare), Ferdinando Pozzani (Roma, ’65, una Laurea Magistrale in Ingegneria dei Trasporti, un MBA a NY) e  Fabio Valle ( Trieste, ’68, un Diploma superiore) che, due anni fa, con il sostegno di Veos (società che si occupa si occupa di soluzioni per l’energia e l’ambiente), hanno dato vita a Teon, una start up.

Tina è una pompa di calore che riscalda edifici esistenti, senza intervenire sull’impianto e sui radiatori, ma sostituendo soltanto la caldaia e ha due obiettivi: azzerare le emissioni inquinanti e raggiungere risparmi sulla bolletta energetica, che superino il 40% rispetto alla spesa attuale.

“Per essere precisi – afferma Ferdinando, amministratore delegato di TEON – è una macchina che non crea calore attraverso un processo di combustione – come fanno le caldaie – ma lo estrae da una sorgente fredda, trasportandolo verso un ambiente da riscaldare. Visto che va in direzione contraria a quella naturale, ha la necessità di consumare energia elettrica, ma in una quantità di gran lunga inferiore rispetto a quella termica rilasciata. Tina estrae 3-5°C dall’acqua di falda (o di fiume, lago o mare), li consegna ad un liquido termovettore che, attraverso un doppio scalino, porta il calore ad oltre 80°C e, se necessario, affidandolo all’ambiente da scaldare. In questo supera il limite delle pompe di calore tradizionali, che arrivano un po’ strozzate a 55-60°C.  Il 70% dell’energia necessaria per produrre il riscaldamento viene estratto, dunque, da una fonte rinnovabile (acqua di falda, lago, fiume), per il restante 30% si utilizza energia elettrica. Mentre una normale caldaia deve bruciare 110 unità di combustibile fossile per offrire 100 unità di calore all’ambiente da riscaldare, TINA consuma solo 30 unità di energia elettrica. Grazie all’unicità della tecnologia impiegata, il limite delle pompe di calore tradizionali viene così superato”.

Oggi di Tina in Italia ci sono quattro installazioni, alcune in funzione da oltre cinque anni. E c’è un portafoglio crescente di ordini.

Perché il nome Tina? “Tina – replica Ferdinando- sta per There Is No Alternative. Non c’è infatti alternativa per risolvere in modo definitivo il problema dell’inquinamento nelle aree abitate. Non ci si può affidare alla pioggia, al vento, o al blocco inutile del traffico. Servono sistemi mirati. Noi ci stiamo provando con questo nuovo generatore, anche se non è facile far capire che gli edifici si possono riscaldare in un modo alternativo, a zero emissioni”.

Dal 2015 il team ha investito circa un milione di euro nello sviluppo di Tina, oltreché nell’allestimento di un banco prova, innovativo e unico in Italia.

“Abbiamo ottenuto – continua l’amministratore delegato – il primo brevetto internazionale l’anno scorso, ne stanno seguendo altri. Arrivano richieste dalla Svizzera dall’Olanda, dove le pompe di calore sono più diffuse. In Italia siamo in contatto con circoli sportivi, centri commerciali, condomini, uffici, piccole aziende, oltre ad abitazioni private. Abbiamo lanciato da poco le macchine più piccole, Minitina e Microtina. Il nostro sogno? Diventare protagonisti di una trasformazione culturale. Portare sul mercato una tecnologia innovativa che possa davvero contribuire a migliorare il nostro futuro e a risolvere il problema dell’inquinamento”.

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