Termini Imerese, Bentivogli: “Non ci siamo mai rassegnati e ora si riparte”

Lavoro
Alcuni dei primi 20 operai su 700 ex Fiat, che da oggi riprendono a lavorare sotto il marchio di Blutec, la società del gruppo Metec Stola che intende tornare a produrre ibride ed elettriche nell'ex stabilimento del Lingotto, Termini Imerese (Palermo), 2 maggio 2016. ANSA

Parla il segretario della Fim Cisl: “La nostra caparbietà e la nostra determinazione sono state premiate”

La Fiat aveva chiuso Termini Imerese nel 2011. Ieri lo stabilimento ha riaperto i battenti e un po’ alla volta gli operai stanno riprendendo il loro lavoro, questa volta sotto il marchio di Blutec. L’accordo prevede il riassorbimento di 700 metalmeccanici entro il 2018. Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, saluta con cauto ottimismo la notizia, in attesa dell’arrivo dei 20 milioni di euro fondamentali per “centrare l’obiettivo della piena occupazione”. E dopo lo sblocco della situazione di Termini Imerese, ora Bentivogli guarda all’Ilva di Taranto e all’ex-Alcoa, “una vertenza simbolo”.

Bentivogli, ieri mattina i primi operai sono rientrati a Termini Imerese. È solo un primo passo, ma non era scontato. Il sindacato è soddisfatto? Cosa chiede adesso?

Finalmente parte la reindustrializzazione dell’ex sito Fiat di Termini Imerese. La nostra caparbietà e la nostra determinazione sono state premiate. Dopo i fallimenti delle ipotesi Dr Motor e Grifa, oggi con il gruppo Blutec si sta concretizzando la reindustrializzazione. Ai 20 operai entrati ieri ne seguiranno altri 20 entro maggio, poi a giugno altri 40 per arrivare a impiegare, entro la fine dell’anno, circa 250 lavoratori. Il nostro obiettivo è raggiungere il pieno impiego dei 700 lavoratori entro il 2018, quando la produzione della fase due sarà a regime. Ora è fondamentale che i primi 20 milioni di euro, subordinati al cofinanziamento assicurato dal decreto regionale emanato la settimana scorsa ed ora sottoposto al parere della Corte dei Conti, vengano erogati. Un eventuale ritardo rischierebbe di impattare sui tempi necessari a centrare l’obiettivo della piena occupazione.

Gli operai che abbiamo visto varcare i cancelli sembravano contenti. Non solo, ovviamente, per il ritorno al lavoro, ma anche per i corsi di professionalizzazione che dovranno sostenere. È evidente che siamo in presenza di una colossale innovazione, che cambia persino la testa dei lavoratori. Sempre meno ideologici, sempre più pragmatici.

Chi ha visto chiudersi i cancelli della sua fabbrica ha vissuto sulla propria pelle l’incertezza del futuro e la disperazione della famiglia. In questo modo ha anche toccato con mano l’inconsistenza delle battaglie ideologiche, battaglie che non hanno risolto assolutamente nulla: né per i lavoratori né per le loro famiglie. Oggi meno che mai la fabbrica può essere considerata un terreno di scontro di ideologie, ma un luogo di riscatto personale e promozione umana dove, insieme, nel rispetto dei ruoli, impresa e lavoro possano costruire una prospettiva che è sempre più comune: dalla grande fabbrica alla più piccola. La formazione, in questo scenario, con l’avvento delle nuove tecnologie, assume un’importanza fondamentale e strategica. Dopo salute e sicurezza, la formazione professionale è il diritto più importante perché rappresenta il diritto del futuro. È la garanzia più forte di stabilità occupazionale, di qualità del lavoro, di promozione umana e di tenuta di fronte ai cambiamenti in atto. Per questo nel rinnovo del contratto che stiamo discutendo con Federmeccanica abbiamo chiesto che il diritto alla formazione sia considerato un diritto soggettivo del singolo lavoratore.

Potranno anche non piacere certi suoi atteggiamenti, ma questa storia di Termini Imerese non sarebbe stata scritta senza Sergio Marchionne. Non è così?

Beh, sebbene fosse nell’aria, la sua decisione di chiudere lo stabilimento più a Sud è stato un duro colpo. Grazie anche agli accordi che Fiat (oggi Fca) ha sottoscritto con noi, accordi che hanno portato a investimenti importanti, oggi assistiamo ad una ripresa dell’industria dell’auto nel nostro Paese. Il sito di Termini, dove si producevano fino al 2008 la LanciaY e la Fiat Punto, fu escluso, nonostante il lavoro e l’impegno sindacale, da questo piano di rilancio. Carenze infrastrutturali e ritardi legati alla burocrazia regionale hanno facilitato all’epoca la scelta di Fiat di abbandonare l’Isola. Ma dalla crisi e dagli errori si può imparare molto. Oggi c’è un’opportunità che non va sciupata, siamo all’inizio di un percorso, bisogna “fare sistema” e mettere insieme sindacato, impresa e istituzioni. È solo con le giuste sinergie, adempiendo ognuno ai proprio compiti e svolgendo con responsabilità il proprio ruolo, che verrà accelerata la completa rinascita del sito.

Vi aspettate altre Termini Imerese, altre fabbriche che riaprono?

Assolutamente. Delle tre T annunciate da Renzi nell’ottobre del 2014 rimane ancora aperta la questione dell’Ilva di Taranto. Il 23 maggio conosceremo i piani industriali e le offerte vincolanti, speriamo che si apra una fase nuova di recupero di ritardi su tutti i fronti. Senza dimenticarci dell’ex-Alcoa, una delle vertenze più difficili, che dal 2012 costringe lavoratori e famiglie a sopportare pesanti e drammatici costi sociali in una delle zone più povere del nostro paese. Lo ripetiamo: per la ex Alcoa va trovata subito una soluzione che ridia speranza e prospettive per il futuro. È una vertenza simbolo, il rilancio del Paese, se non passa per la provincia più povera d’Italia, perde credibilità.

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