Tabacco energetico, un’invenzione tutta italiana

Tipi tosti
sergio tommasini

Parla Sergio Tommasini CEO della Sunchem Holding proprietaria e licenziataria del brevetto

Un tabacco energetico. E l’invenzione è tutta italiana.Proprietaria e licenziataria del brevetto depositato in centotrenta Paesi al mondo e rilasciato in oltre cento, è la società ligure Sunchem holding srl. A parlarci della scoperta è Sergio Tommasini, nato nel ’73 a Sanremo (Imperia), che in questi giorni si trova in Namibia e che del suo team dice: “Siamo stati lungimiranti”.

Come siete arrivati al seme di tabacco  energetico?
Prima è stato depositato il brevetto di processo, poi è nato il Solaris, il seme di tabacco che produce energia, non è OGM, non contiene nicotina e favorisce la produzione di biomassa per mangime animale e biometano. Il Professore, Corrado Fogher, scienziato dell’Università Cattolica di Piacenza,specializzato in genetica applicata al DNA delle piante, ha da sempre lavorato sul tabacco come potenziale fonte di energia. Nel 2008 si è unito all’imprenditore Carlo Ghilardi (fondatore del Gruppo Idroedil – con sede ad Arma di Taggia, Imperia, società che opera nel capo del waste management e costruzioni) e ha portato avanti sia il brevetto, sia lo sviluppo della semente, che si chiama, appunto, Solaris. Il Gruppo Idroedil – di cui sono CEO – ha sostenuto come business angel la fase di ricerca. Insieme abbiamo creato la Sunchem Holding, che ha il compito di sviluppare la tecnologia in tutto il mondo. Non è stato facile consolidare il piano industriale, aggregando nel nostro cammino grandi gruppi industriali.  Il mercato, certe volte, ha remato contro. Ma la lungimiranza di Fogher e Ghilardi ci ha spinti a continuare.
Cosa è stato difficile?
Guardi, talvolta le bioenergie sono cercate, ma solo a parole. Tutti ne parlano, ma poi è complicato consolidare interessi forti e concreti su progetti di questo tipo. Il mercato e la legislazione di settore sono molto complessi e sempre in evoluzione. Spesso è molto difficile conciliare un piano a medio termine e legislazioni che, ripeto, cambiano di continuo.
Ci faccia un esempio!
Nel 2010 il driver era il biodiesel, poi il mercato è collassato. Gli impianti di biodiesel nel 2011 e 2012 si vendevano al peso del ferro. Di qui investimenti di vari milioni, fatti nel 2008 e 2009. E questo per via della mancata spinta sulle rinnovabili di seconda generazione.  Poi c’è stata la battaglia contro le fonti alimentari, usate per scopi energetici, come: palma, colza, soya, etc. La palma non è sostenibile. Ci sono statistiche che riportano le morti dei bambini nelle piantagioni di palma da olio. Allora la scelta si è spostata sulle piante di seconda e terza generazione, ma la distinzione ancora oggi è incerta. Anche l’Ue non è chiara. Io ho tracciato il mio percorso e l’ho portato avanti, presentando un modello di lavoro che parte dalla filiera produttiva chiusa e protetta e dal brevetto. I miei partner hanno apprezzato e siamo giunti fino a qui.  Altri non sono stati fortunati.
A chi allude?
Penso alla Jatropha, grande pianta energetica, spinta tra il 2008 e il 2009, mai decollata, nonostante investimenti di milioni di dollari in tutto il mondo. Grandi speculazioni su una tecnologia non molto brillante. Anche se a volte ho una sensazione.
Quale?
Che il mercato cerchi le rinnovabili e che poi, quando arriva a poterle scalare, le sette sorelle del petrolio intervengano, cambiando gli schemi. La lotta al fossile è molto complicata. Ma noi abbiamo una squadra forte e determinata che ci ha spinti a fare notevoli investimenti. Quello della Holding ha superato gli otto milioni di euro, ammontano a cinque milioni quelli dei partner aggregati in Sud Africa, Brasile e Usa.
In quanti siete?

Abbiamo cinque impiegati diretti e collaboriamo con varie Università. In Sud Africa, con la nostra licenziataria, ci sono altri dieci impiegati. In Brasile quattro. E nei prossimi mesi pensiamo di assumere altro personale.

Concentriamoci sul tipo di seme.

​Il Solaris è un seme unico, brevettato, di proprietà della Sunchem. La semente è stata registrata al Ministero dell’agricoltura Italiano nel settembre del 2011 ed esportata in altri Paesi. Oltre al seme noi abbiamo la proprietà del brevetto, che copre l’utilizzo del tabacco per energia.  Il Solaris è una pianta molto robusta e adattabile a diversi climi e terreni ed è coltivato per: Biomassa per mangime animale, Biomassa fresca per biogas e biometano, Seme per olio e panello (dopo pressione meccanica).

Il 15 luglio scorso c’è stato il decollo del primo Boeing  rifornito al 50% del carburante green ai semi di tabacco, in Sud Africa. Come è andata?

Nella zona del Limpopo- Marble hall- abbiamo coltivato il Solaris dalla cui produzione abbiamo alimentato due voli commerciali passeggeri della SAA e della Mango (due Boeing 737). Il resto della produzione è stato venduto per mangime animale. ​Di fatto abbiamo dimostrato al mondo che il Solaris è una soluzione concreta e vantaggiosa, una tecnologia stabile e scalabile.

In futuro?

Abbiamo firmato contratti di sviluppo e consolidamento non solo in Sud Africa.  Ci muoveremo anche in Etiopia, Ghana e Tanzania. Entro cinque anni scaleremo la coltura e con i nostri partner alimenteremo più voli nazionali. Con ricadute ambientali ed economiche.

Quali?

Il Solaris è stato certificato sotto l’aspetto della sostenibilità dalla RSB di Ginevra. Si tratta della più importante certificazione al mondo.  Poi, per ogni ettaro coltivato calcoliamo un impiegato stabile. In una zona come il Limpopo, dove si registra il 70% di disoccupazione, l’impatto di questo progetto è forte. Al volo del 15 luglio scorso erano presenti anche i coltivatori che hanno prodotto il Solaris. Si vedeva che erano entusiasti e si sentivano parte importante di una filiera chiusa e sicura. Il brevetto, infatti, garantisce tutti.
In che senso?

Sin dall’inizio sono chiare due cose: dove va il prodotto e chi lo compra.

Aspettative?

Ragionando su larga scala, sfruttando tutti i prodotti della pianta, lavorando in una filiera chiusa, senza speculazioni, è possibile ottenere un prezzo del biocarburante pari a quello derivante da fonti fossili. Ne siamo sicuri.
Come è stata accolta la notizia del tabacco energetico?
​Bene, ha fatto il giro del mondo anche grazie a partner come la Boeing. E la Boeing affianca solo progetti di successo.  Il brevetto ci dà una posizione unica sul mercato. Ed è da lì che partiamo per migliorare la tecnologia e coinvolgere altri grandi gruppi. Contiamo sulla partnership con SKY NRG – leader nel settore biojetfuel – alcuni fondi istituzionali olandesi e la Universal Leaf Tobacco – il più grande produttore di tabacco al mondo, che sta studiando come arrivare ad una filiera di tabacco green. Non mancano i progetti a lungo termine. L’olio del seme è destinato al mercato del biodiesel, marine diesel e biojetfuel, ma non escludiamo applicazioni di nicchia, come la bioplastica. Per la biomassa, invece, ci sono due strade da seguire.
Quali?
Quella verde in Italia, in Abruzzo e a Pojana, nel Vicentino. Alludo al biometano. Nel nuovo decreto del MISE il Solaris Tabacco Energetico è inserito come biomassa sostenibile ed è incentivabile.  Quella secca, invece, è ottima – per l’assenza di nicotina – come mangime per gli animali. In questo senso in Sud Africa il mercato è aperto.
Insomma, tipi tosti?
Ci sentiamo lungimiranti e pionieri. Esportiamo una tecnologia davvero innovativa tutta italiana e siamo in una piccola città della Riviera del ponente ligure. Ricordo che la Sunchem Holding è parte del gruppo Idroedil, ha un giro d’affari pari a 70 ml di euro e 55 unità in organico. A livello internazionale conta circa 20 dipendenti.  Non è poco. Non le pare?

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