“Sulla cannabis no a barricate o prove muscolari. Avanti passo dopo passo”. Parla Walter Verini

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epa05188703 A photograph made available on 01 March 2016 shows medical cannabis plants in the Tikun Olam (Hebrew for 'Healing the World') nursery in Birya, outside Safed, northern Israel, 29 February 2016. The company is Israel's first and the leader in the medical cannabis field and was established in 2009. For four years they distributed medical cannabis for free to hundreds of patients. Now they have some 8,000 patients who consume 16 different strains of medical cannabis.  EPA/JIM HOLLANDER

Nel giorno in cui per la prima volta nella storia italiana la discussione sulla legalizzazione della cannabis arriva in Parlamento, abbiamo chiesto al capogruppo del Pd quali siano le concrete possibilità che la proposta diventi legge

Per l’Italia è una giornata a suo modo storico. Per la prima volta, infatti, l’Aula di Montecitorio ospita la discussione su un tema delicato, controverso e decisamente atteso dalla società: la legalizzazione della cannabis. In Parlamento, come è noto, non mancano i distinguo, le posizioni sono variegate e attraversano tutti gli schieramenti, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il voto sul provvedimento è previsto per settembre, al rientro dalla pausa estiva. Tra le posizioni più intransigenti c’è quella di Area Popolare, che ha presentato migliaia di emendamenti, tutti oppositivi.

Abbiamo chiesto a Walter Verini, deputato del Pd e capogruppo in commissione Giustizia, quali sono le sue impressioni sulla discussione iniziata alla Camera e quali le speranze affinché il dibattito possa evolvere davvero in qualcosa di concreto.

Verini, dobbiamo accontentarci che la proposta di legge sulla cannabis (che oggi Roberto Saviano ha definito rivoluzionaria) sia arrivata in Parlamento o pensa che ci siano concrete speranze che venga approvata?

“Si deve lavorare passo dopo passo, sapendo che si tratta di temi delicati, che attraversano gli schieramenti politici. E’ Molto positivo il fatto che se ne discuta apertamente e il merito va soprattutto a chi ha voluto portare questo tema in Parlamento. Viene finalmente squarciato il tema dell’ipocrisia perché la cannabis è già liberalizzata di fatto in questo paese e si può comprare a ogni angolo di strada. E’ bene discuterne senza furori, siano essi sacri o profani”.

Perché è così importante che oggi si sia iniziato questo percorso?

“Perché abbiamo visto che le ricette proibizioniste non funzionano. Il proibizionismo genera fascinazione, più c’è proibizionismo più c’è consumo e questo non riguarda solo la cannabis. E poi perché il mercato dello spaccio delle sostanze è totalmente in mano e contribuisce a foraggiare le peggiori organizzazioni criminali di questo Paese”.

C’è qualcosa che manca e che secondo lei va integrato alla proposta che è arrivata in Parlamento?

“Quello che manca è un tema culturale: il rifiuto della cultura dello sballo, serve una battaglia culturale e sociale contro un’idea di sballo che significa allentamento dei problemi grazie all’installazione di stati di alterazione psicofisico. Il problema non è solo quello della cannabis, ma dell’alcolismo e, perché no, del tabagismo. Non possiamo rassegnarci a una società in cui parecchi, troppi, giovani si abbandonano allo sballo”.

Non crede che proprio l’approvazione di una legge che legalizza la cannabis possa essere utilizzata in maniera propagandistica da chi si oppone ideologicamente come un cedimento alla cultura dello sballo?

“Il rischio c’è, come in altri passaggi parlamentari, un po’ come è successo con la discussione sulle unioni civili. Questo è un tema che riguarda la società, milioni di persone, non può essere affrontato con approccio ideologico. Cattolici contro laici? Ma di che parliamo! Le barricate in questo senso, non sono solo sbagliare, sono anche anacronistiche. Siamo tutti d’accordo che vogliamo dare un colpo alla criminalità organizzata? Credo di sì. Si vuole impedire che prevalga la cultura dello sballo? Io penso che sia giusto. E poi c’è tutta una parte della materia che è già assolutamente matura, che è quella che riguarda l’uso della cannabis a fini terapeutici. Perché non cominciare da questo”.

I numeri, soprattutto al Senato, però al momento non sembrano garantire l’approvazione della legge. Come si può convincere chi si oppone alla legge?

“Intanto si cominci a fare un dibattito serio, alla luce del sole. Non è un problema né di governo né di maggioranze. Si discuta serenamente e si trovino i punti di contatto, a partire proprio dall’uso terapeutico. Dentro lo stesso Pd ci sono emendamenti che vanno nella direzione diversa rispetto a quanto scritto nella proposta. Alcuni sono granitici, altri sono attraversati da molti dubbi e poche certezze. Non è un derby, dobbiamo fare una discussione seria”.

Anche a costo di rinunciare ad alcuni dei punti cardine della proposta?

“E’ la prima volta nella storia repubblicana che questo tema arriva in aula, è già un passo in avanti. A settembre saremo comunque chiamati ad esprimerci con i voti. Piaccia o non piaccia, si va ai voti: vogliamo fare una prova muscolare? Io le eviterei, parlerei dei fatti e porterei a compimento le cose su cui i tempi sono già maturi, a partire dall’uso terapeutico. Se si chiede cento otterremo zero, non otterremo nessun risultato”.

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