Storia del figlio dei desaparecidos in cerca della verità prima della giustizia

Diritti umani
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Carlos D’Elia è figlio di due italo-urugayani uccisi in Argentina negli anni ‘70

Storie di desaparecidos, dei loro figli, dei loro carnefici: storie latino-americane ma che, in qualche modo, trovano il loro punto di partenza in Italia. È l’Italia il paese degli antenati di Julio Cesar D’Elia e Yolanda Casco, giovani sindacalisti italo-uruguayani, sequestrati nel dicembre del 1977 dal regime militare. Sempre dall’Italia vengono gli avi di Jorge Nestor Troccoli, accusato di sequestro, tortura e omicidio di un gruppo di persone di origine italiana, tra cui Julio Cesar e Yolanda.

Ed è l’Italia il luogo dove oggi, nell’aula bunker di Rebibbia, a Roma, è stato ascoltato, nell’ambito del processo Condor, Carlos D’Elia Casco, l’anello di congiunzione di questa lunga, terribile storia.

Nel dicembre del 1977 i giovani italo-uruguayani Julio Cesar e Yolanda vennero sequestrati e trasferiti in dei centri di detenzione, luoghi di tortura e morte. Furono due delle tantissime persone fatte “sparire” come deciso nel Plan Condor, l’operazione messa in atto tra gli anni ’70 e ’80 per eliminare sistematicamente gli oppositori dei regimi militari latino-americani, in particolare in Uruguay, Argentina, Cile, Paraguay e Brasile. Il loro aguzzino, secondo l’accusa, è Jorge Nestor Troccoli, anche lui italo-uruguayano.

Yolanda, all’epoca trentenne, darà alla luce Carlos nel centro di detenzione Pozo de Banfield nel gennaio del 1978. Di Julio Cesar e di Yolanda non si è più saputo nulla e resta ancora ignoto il luogo in cui si trovano i loro corpi.

Il piccolo Carlos verrà subito affidato dai militari a una coppia argentina che lo crescerà con tutto l’amore che si dà a un figlio, ma che gli nasconderà per anni la verità, pur sapendo l’orribile sorte capitata ai suoi veri genitori. Carlos è nato e cresciuto in Argentina e oggi ha 37 anni: venti anni fa è stato ritrovato dalla sua famiglia biologica. Da lì inizia la sua storia, la sua nuova storia che lo ha portato in Uruguay e poi in Italia, per questo processo.

La storia dei genitori di Carlos è il frutto delle tante storie di emigrazione italiana in America Latina; “alcune a lieto fine, altre tragiche”, spiega il responsabile Italiani nel mondo del Pd, Eugenio Marino, evidenziando come la vicenda degli italiani all’estero ancora una volta ci riporta a tante storie del presente, di quelli che vengono oggi distinti in rifugiati e migranti economici, quando, in realtà si tratta di persone con storie da raccontare. Come quella di Carlos.

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