“Spacchettare il referendum? È fantacostituzionalismo”. Parla Carlo Fusaro

Riforme
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il costituzionalista dell’Università di Firenze spiega perché l’ipotesi di far votare agli elettori per parti separate la riforma Boschi “non esiste”

“Sarebbe come cambiare le regole sui rigori quando si stanno già giocando i tempi supplementari”. Carlo Fusaro, costituzionalista dell’Università di Firenze, usa una metafora calcistica per spiegare perché non è praticabile l’ipotesi di ‘spacchettare’ il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, avanzata da alcuni sostenitori del fronte del No. “Pura invenzione, siamo al fantacostituzionalismo”.

Ci spiega perché, professore?
Per due ragioni. La prima è che né la Costituzione, che comunque non entra nel merito, né la legge 352/70, che regola l’istituto del referendum, prevedono un’ipotesi di questo genere. La seconda è che il parlamento ha già votato una legge una. Dopo un pronunciamento unitario dei parlamentari, come si può immaginare che gli elettori possano votare più parti separate? Non è giuridicamente ammissibile separare il testo, perché il parlamento si è assunto la responsabilità di varare una legge unica, non più leggi.

In altri casi, però, si sono tenuti referendum su singole parti di una legge…
È un’ipotesi prevista per il referendum abrogativo, non per quello costituzionale, che ha caratteristiche proprie, come la mancanza di un quorum di votanti necessario per essere valido. In futuro, qualcuno potrebbe anche proporre una modifica in tal senso. Io non sarei d’accordo, ma si potrà fare. In ogni caso, per la riforma Renzi-Boschi non ha senso parlarne.

Cosa succederebbe se venissero cancellate solo singole parti della riforma?
Per singoli punti come l’abolizione delle province o del Cnel, potrebbe anche essere praticabile. Ma fatte queste eccezioni, in una riforma costituzionale tutto si tiene. Non si può dire ad esempio che si supera il bicameralismo paritario, con l’attribuzione di nuove funzioni al Senato, e poi si mantengono i poteri attuali delle regioni. Non si può modificare l’iter legislativo e poi mantenere l’attuale disciplina sui decreti. Questi sono solo alcuni esempi. Ma non vale la pena di entrare nel merito, è proprio una discussione che non esiste.

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