Sotto il cielo di L’Aquila, puntellato di gru

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Uno scorcio dell'Aquila, sullo sfondo le gru dei cantieri impegnati nella ricostruzione a sei anni dal sisma del 6 aprile 2009, in un'immagine diffusa il primo aprile 2015. ANSA/ ENRICA DI BATTISTA

Intervista a Americo Di Benedetto, candidato sindaco del Pd al comune de L’Aquila

Che sia Maggio, lo si capisce dal profumo di resina lungo il viale della villa comunale. Odore di pigne e sabbia bagnata, anche se a L’Aquila la sabbia non c’è. Ma ci sono le polveri dei detriti, il calcestruzzo e le malte. A otto anni dal terremoto, l’aria è ancora granulosa. E chissà per quanto l’esalazione del cemento andrà a sporcare il sentore di primavera, quello giusto, più autentico, legato ai ricordi del prima e non del dopo.

Ecco qui: raggiungo la sede del comitato elettorale, dentro un principio di malinconia. Al momento so di lui le cose principali. Americo Di Benedetto è il candidato sindaco del Pd che domenica 11 Giugno sfiderà Pierluigi Biondi, attorno a cui si è riunita – caso raro in Italia – tutta la coalizione di destra.

Salvini è in città da qualche ora, nel comitato di Biondi in pieno centro, e se ne andrà verso sera con la promessa di “liberare L’Aquila da un sistema di malaffare, potere e mancata ricostruzione.” Al momento so che Di Benedetto è il giovane presidente della Gran Sasso Acqua, dottore commercialista con una pletora di incarichi e consulenze per gli aspetti contabili e fiscali di tanti comuni nell’aquilano, già sindaco di Acciano per undici anni, componente del Consiglio direttivo dell’Ente Parco Regionale Sirente-Velino, del Consiglio Superiore delle Comunicazioni, Coordinatore dei sindaci del cratere, Presidente del Collegio Sindacale della progetto Stiffe, del Collegio della Cooperfidi, di quello dell’Arcofidi. E ancora altro: tre pagine di curriculum.

Un amministratore pieno di esperienza. Quello che mi interessa sapere, tuttavia, è altro. Amministrare una città complessa come L’Aquila, per Americo, significherà questo: semplicemente far quadrare i conti? Glielo chiedo dopo che fa segno di sedermi lì, sul divano Chesterfield blu di fronte quello rosso e dietro al nero. La sede del Comitato è curata in ogni dettaglio, lui accoglie i membri dello staff dando a tutti direttive veloci.

L’obiettivo è quello di rendere L’Aquila un punto di riferimento. Trasformarla in un modello a cui gli altri possano guardare. Ma prima c’è da superare le emergenze. E cioè scuole più sicure, gestione del progetto case, riesame della tassazione, crescita occupazionale e bilancio.

E la cultura? Mi rendo conto che ognuno guarda al problema dal suo punto di vista, piccolo e sempre decentrato, ma non le sembra che manchino in questa città spazi di condivisione e che quelli esistenti potrebbero essere gestiti meglio? La possibilità di raccontare nuove storie, di far scorrere le parole che servono a rigenerare un senso di appartenenza, lei non la considera una priorità?

Certo, ma la cultura non può avere task force. Penso sia importante, ma con una ponderazione differente rispetto al resto. Vorrei puntare sulle istituzioni culturali che già esistono, valorizzarne il percorso e la storia, per fa sì che diventino un volano verso altri progetti.

In che modo?

Se vuoi innovare devi partire dalle strutture che già hai. Una volta messe quelle in condizione di esprimersi si può puntare al nuovo.

E in che modo?

La cultura non funziona come un compartimento stagno. Sarebbe strategico creare una sinergia fra cultura e turismo, investendo molto sul Gran Sasso ad esempio, cultura e ricorrenze religiose, cultura e sport. E poi il simbolo. Tornare a riscoprire la forza del simbolo che è veicolo di significato e spunto per rafforzare il senso di condivisione dentro una comunità. Nel 2018 il Teatro Comunale sarà riconsegnato alla città, vorrei che questa fosse l’occasione per una stagione teatrale più espressiva delle precedenti e più accattivante.

A qualche centinaia di metri da noi, Salvini si sta lamentando della ricostruzione. Dei soldi che mancano e degli inciuci. Guarda fuori, Di Benedetto. Oltre le grandi vetrate che ci separano dalla strada, il cielo è puntellato di gru. Gli chiedo: mi spiega nel modo più semplice se le coperture assicurate dal governo sono bastate? Fughiamo ogni dubbio: non ci sono abbastanza soldi oppure ci sono e dovevano essere gestiti meglio?

La locazione delle risorse è stata fatta con la legge di stabilità del 2016, le coperture ammontano a circa 5 miliardi di euro. Se c’è un ritardo nella ricostruzione pubblica è perché le procedure pubbliche sono lente dappertutto. La percezione reale è quella che sia quasi impossibile costruire o ricostruire nel pubblico. Per questo dico che L’Aquila deve diventare un modello di diversità. Il progetto Casa Italia può partire da qui, dalla nostra città, per poi essere messo a disposizione di tutto il paese. La mia proposta è semplice: l’Italia investa su di noi, non ci sussidi. Penso a centri di ricerca e di alta formazione che abbiano una base operativa a L’Aquila, perché è a L’Aquila che si matura una conoscenza reale in termini di costruzione antisismica.

Dalla Gruber, ha dichiarato che in politica c’è bisogno di persone normali, che abbiano fatto un percorso di vita certificabile, con una parentesi dedicata all’impegno politico. Cosa intende per “normali”? Non crede sia vero il contrario? E cioè che date le complessità, c’è bisogno di esperienze certificabili in politica e di uomini poco ordinari?

“Normale in quanto svincolato dalla politica. Non essere vissuto sempre fra le mura del palazzo. Un bravo amministratore deve avere grande capacità amministrativa ma anche buona sensibilità politica. Il bravo politico deve avere un senso più radicato della politica, ma non può prescindere dalle doti amministrative. E poi c’è un altro aspetto della normalità. Tornare a concepire normale ciò che non è – o non dovrebbe mai essere – straordinario. Parlo, ad esempio, del rispetto della legge. Sembra un’eccezione, ma si tratta della regola.

In sintesi, persone libere dalla politica e oneste?

“No. Essere liberi e onesti per poi diventare autorevoli. Il ritorno al civismo è l’unica svolta possibile. E come si costruisce una comunità in cui i cittadini si mettono al servizio del politico, ognuno con fiducia e responsabilità individuale? Con la determinazione e con il lavoro. Questa è la normalità a cui punto. Tutte queste cose – libertà, onestà, autorevolezza e determinazione – non sono straordinarie se prese singolarmente. Ma insieme possono dare risultati che lo sono.


 

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