Smeriglio: “A sinistra serve il confronto, non le accuse di tradimento”

Sinistra
Massimiliano Smeriglio  convegno  un solo grande campo del cambiamento: inclusivo aperto plurale democratico hotel Aran Roma 17 febbraio 2012 ANSA/FABIO CAMPANA

Il vicepresidente della giunta regionale del Lazio: “Penso che la sinistra si debba distinguere dal No distruttivo del MoVimento 5 Stelle”

L’appello di Zedda e altri per riaprire il dialogo con il Pd, il semi-addio di Sergio Cofferati. E tutto alla vigilia dell’assemblea che domani dovrebbe dare vita al nuovo soggetto politico di Sinistra Italiana. Ne parliamo con Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della giunta regionale del Lazio. L’esponente di Sel condivide e rilancia le critiche del sindaco di Cagliari al gruppo dirigente che ha gestito la creazione del nuovo soggetto, immagina una sinistra che, pur nelle distinzioni, a cominciare da referendum costituzionale, non consideri il Pd come il nemico.

Smeriglio, Zedda mette in discussione l’attuale gruppo dirigente di Sel, lei concorda?

«Come Zedda, uno che le elezioni le ha vinte, come Cofferati che, da un punto di osservazione del tutto opposto, parla di discussione sequestrata da pochissimi e di un processo che non cammina, penso che bisognerebbe fare i conti con la realtà. Nei sondaggi perdiamo 0,3 punti a settimana. Nell’ultimo siamo al 2,7, al di sotto della soglia di sopravvivenza. Nel mezzo il nervosismo di chi gestisce la baracca (temporaneamente e senza legittimazione democratica). Chi ha l’ambizione di fare il leader dovrebbe avere l’autorevolezza, la forza e persino l’astuzia di allargare, includere, portare dentro persone, personalità, intelligenze. Non se ne viene a capo con i richiami disciplinari. Se ogni volta che c’è una critica si allude al tradimento, all’intelligenza con il nemico, siamo alla frutta. Anche perché molte delle personalità critiche, fossero volute entrare nel Pd, lo avrebbero già fatto con un certa possibilità di successo ».

L’albero di Sinistra Italiana non sembra dare i frutti sperati: la somma di più forze dà meno voti di quanti ne aveva Sel da sola nel 2013.

«Siamo partiti dal cosmo e atterriamo in un sottoscala, eravamo in tremila e oggi ci facciamo bastare una sala brutta che ne contiene meno di trecento, lancia in resta verso “una testa un voto”, siamo ridotti a osservare silenti teste capaci di contenere tre poltrone, volevamo la partecipazione aperta e assistiamo a pratiche da buttafuori, con Sel volevamo riaprire la partita nel Paese ed ora siamo costretti a cimentarci con la riapertura di un piccolo partito, possibilmente omogeneo che teme la discussione e la dialettica. Può bastare o davvero qualcuno pensa che il problema è chi solleva dubbi e perplessità? Guardare in faccia la realtà, nominare le difficoltà, togliere di mezzo comodi capri espiatori, imparare a discuteresenza rimuoverele diversità, questi i primi indispensabili passi verso una Sinistra almeno degna della sua storia (dove Bufalini e Ingrao mi pare militassero nel medesimo partito). Non si fonda un partito senza vento, senza un passaggio di popolo, non nasce nulla di rilevante nell’autonomia del politicismo tecnico e organizzativo sospettoso verso la realtà. Nell’ultimo anno sono nati un paio di partiti comunisti ma non se ne è accorto nessuno. Negli ultimi otto Rifondazione ha continuato a vivere senza cogliere particolari successi. Faccio perciò una modesta proposta: cosa sarà della Sinistra, del suo profilo e della sua capacità di attrarre consensi dipenderà dal passaggio referendario. Tutte le opzioni della Sinistra passano per una grande affermazione del No al referendum costituzionale, battere sul campo Renzi la nostra grande occasione di rilancio. Il resto o viene dopo o rischia di non venire affatto. Concentriamoci su questo, solo su questo. Se il No si affermerà avremo la spinta necessaria per costruire una Sinistra larga plurale che potrebbe superare, grazie alla spinta popolare del referendum, le difficoltà che oggi rischiano di soffocare sul nascere la speranza».

Scusi, ma come farete a intestarvi un’eventuale vittoria del No, dal momento che ci sono forze ben più grandi di voi che la guideranno, come il M5S o il Centrodestra? Non è che potrete mettere l’etichetta sui No di sinistra.

«Io penso che dobbiamo distinguerci dal No distruttivo del M5S, che dobbiamo qualificare politicamente prima del voto la nostra contrarietà alla riforma. Dobbiamo chiarire che Renzi e il Pd non sono nemici, si tratta di un dissenso politico. Evitiamo i toni bellici, di guerre ne abbiamo avute fin troppe. La responsabilità ricade certamente su di noi, ma anche, anzi direi in gran parte, sul Pd».

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