Siae Vs Soundreef, è scontro sul diritto d’autore

Spettacolo
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Nel mondo della musica il “tornando” Soundreef sta cambiando le strategie degli artisti. Abbiamo intervistato l’amministratore delegato, Davide D’Atri, e il presidente della Siae, Filippo Sugar

Si aggiunge un nuovo capitolo al dibattito sulla disciplina del diritto d’autore in Italia. Venerdì scorso il cantante Gigi D’Alessio ha deciso di lasciare la Siae (la Società italiana autori ed editori) e affidare alla società Soundreef la raccolta dei suoi diritti d’autore che comincerà a riscuotere i suoi proventi a partire dal 1 gennaio 2017. Solo qualche settimana fa un altro noto rapper italiano, Fedez, ha preso la stessa decisione. Il motivo, a detta di entrambi, è una rendicontazione più trasparente e la scelta del libero mercato. In realtà la questione è complessa perché il recepimento della normativa europea, potrebbe comportare una vera e propria rivoluzione, sancendo la fine del monopolio Siae. Su questo tema abbiamo intervistato Filippo Sugar, Presidente della Siae e Davide D’Atri, fondatore e amministratore delegato di Soundreef, la piattaforma creata da due ragazzi italiani con base a Londra che si occupa di raccolta e gestione di diritti musicali.

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Filippo Sugar, anche Gigi D’Alessio è passato a Soundreef. Un commento? La Siae non può permettersi di ingaggiare con una campagna acquisti singoli autori, cosa che ci risulta stia facendo Soundreef. Abbiamo anche delle perplessità su quanto questo tipo di approccio possa essere continuativo nel tempo perché, a meno che Soundreef abbia fondi illimitati, è evidente che una volta ingaggiati 5, 10, 20 autori appare complicato che possa mantenere un modello di business adeguato per la tutela dei diritti di tutti gli autori. Noi tuteliamo tutti senza alcuna discriminazione.

L’Italia è l’unico Paese europeo che ammette un monopolio legale nella gestione del diritto d’autore. La normativa europea, però, consente alle società straniere di operare nel territorio. Non le sembra illogico, a questo punto, mantenere una posizione monopolistica? Quello del monopolio è un falso problema. In quasi tutti i Paesi europei esiste una sola Società di riferimento per la gestione dei diritti musicali e anche negli Usa, dove i monopoli vengono combattuti con forza, stanno tornando verso una aggregazione. Mantenere l’esclusività dell’interme diazione per Siae è necessario per valorizzare e difendere i diritti degli autori italiani anche nel mercato globale. Le Società estere di collecting di cui lei parla, operano sul territorio italiano attraverso Siae che nel 2015 ha gestito 45 milioni di opere attraverso 270 accordi di rappresentanza. A livello internazionale siamo tra i fondatori, con francesi e spagnoli, del consorzio Armonia, hub internazionale per la gestione delle licenze online.

Molti autori lamentano la poca chiarezza delle norme, per esempio nel 2015 l’ordinanza di ripartizione dei diritti era di 25 pagine.. .Non sarebbe opportuno semplificare i meccanismi e renderli più trasparenti? I nuovi criteri di ripartizione della musica per il 2016 sono già stati approvati e comportano una fortissima semplificazione. A titolo d’esempio, le posso dire che la Società inglese PRS stila le sue regole in oltre 116 pagine.

Un altro aspetto critico è quello dei tempi di distribuzione. Soundreef, ad esempio, rendiconta entro sette giorni e distribuisce entro 90 giorni. E la Siae? Il lavoro di Siae non è paragonabile a quello di Soundreef. Siae tutela tutti gli autori ed editori senza alcuna distinzione, incassando diritti per decine di migliaia di associati attraverso oltre 1.200.000 contratti all’anno con oltre 500.000 utlizzatori differenti e non per 2 o qualche decina di autori. Controlliamo oltre 35 mila eventi musicali a settimana in tutta Italia e non è necessario spiegare la complessita del lavoro di rendicontazione; Siae ripartisce per trimestri o semestri, a seconda dei diritti e quindi nei tempi indicati dalla Direttiva. Aggiungo che diamo da sempre ai nostri Associati la possibilità di richiedere anticipi sui compensi, solo nel 2015 abbiamo erogato 127 milioni di euro di anticipi.

Trecento tra aziende, imprenditori e investitori italiani nel campo del digitale hanno inviato una lettera aperta a Matteo Renzi, chiedendogli di superare il monopolio Siae. Cosa risponde? La Siae svolge la sua attività senza scopo di lucro esclusivamente a favore dei suoi oltre 80.000 associati, autori famosi o sconosciuti, senza distinzione, tutelando il diritto d’autore su tutti i repertori della cultura italiana. Non mi sorprende che nuove attività imprenditoriali, votate al profitto, entrino in un settore che , vorrei sottolineare, solo in alcune fasce può essere redditizio. Va da sé che se è semplice tutelare i diritti di un autore molto famoso, il compito difficile, ma doveroso , è tutelare tutti gli altri senza discriminazioni. Il lavoro svolto da Siae è centrale per tutta l’economia culturale e creativa italiana che genera quasi 50 miliardi di euro di fatturato ed è il terzo settore per numero di occupati in Italia. Aggredire un’istituzione come Siae significa indebolire la tutela del diritto d’autore e quindi potenzialmente rendere più fragile l’Industria della Cultura e della Creatività che è strategica per il futuro del Paese.

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Davide Atri, dopo Fedez anche Gigi D’Alessio ha lasciato la Siae per venire da voi.
Siamo felicissimi di accogliere Gigi D’Alessio, un grandissimo artista con oltre venti milioni di dischi venduti nel mondo e con un repertorio di oltre 800 brani scritti in quasi t re n t ’anni di lavoro. Questo dimostra che siamo in grado di gestire cataloghi anche molto ampi oltre che molto importanti da un punto di vista qualitativo.

Come è nata Soundreef? Soundreef è un’azienda nata con un lungo percorso di studio e ricerca che inizia all’università e culmina dopo oltre 10 anni, nel 2011. Non c’è un momento preciso. C’era la crescente consapevolezza che fosse possibile fare qualcosa per migliorare la condizione dei musicisti.

Perché Soundreef è una società inglese? Se la legge cambiasse abolendo il monopolio Siae trasferireste la sede in Italia? Lavoriamo con una ltd di diritto inglese perché sia io che l’altro fondatore Francesco Danieli abbiamo studiato e lavorato in Inghilterra per oltre 15 anni, da quando avevamo 19 anni. Se il monopolio venisse abolito continueremmo a spostare sempre più le operazioni in Italia. Vogliamo che questa impresa cresca dall’Italia per il mondo.

Quali sono in concreto i vantaggi che ha un artista iscritto a soundreef invece che con Siae? Credo siano rilevanti tre fattori. Innanzitutto rendicontiamo e paghiamo al 100% in analitico e cioè tutto ciò che viene suonato viene pagato: nessun calderone o ripartizione forfettaria. Paghiamo velocemente: nel live la rendicontazione avviene entro 7 giorni dall’esecuzione del concerto e il relativo pagamento entro 90 giorni. E poi tutte le operazioni sono tracciabili. L’autore o l’editore sono liberi di entrare nel proprio account online e visualizzare con precisione dove è stata suonata la propria musica, quanto ha guadagnato per ogni passaggio e quando sarà pagato, oltre a consultare altre statistiche utili.

Perché come avviene nelle altre società? In altre società di gestione collettiva si producono report che distinguono la tipologia di diritto (radio e tv), è indicato il relativo importo, è determinato il periodo di riferimento, ma non sono presenti informazioni essenziali quali il canale distributivo, il numero e il tempo dei passaggi e i compensi associati e le date degli show. Molto spesso non c’è dettaglio e non c’è tracciabilità dei conteggi che conducono all’elaborazione dei compensi dell’autore. Tecnicamente è invece assolutamente possibile rendicontare in maniera precisa e pagare i compensi in un tempo brevissimo.

Soundreef è una società commerciale e quindi non ha un‘assemblea degli iscritti. Prevedete di introdurre forme di rappresentatività degli artisti? Esiste già una rappresentatività degli artisti. Non crediamo che fare un’assemblea dove chi più è ricco più conta sia utile. Le assemblee sono utili quando sono democratiche e non quando sono una finzione per giustificare la prepotenza di decidere della libertà degli altri. Per il futuro prevediamo un comitato di autori ed editori oltre che un comitato di organizzatori.

A livello pratico, se adesso una radio o una Tv trasmetteno la musica di Fedez, devono pagare le royalties a voi? Sì, certo dal 1 gennaio 2017.

Soundreef ha una rete per raccogliere i diritti dei suoi iscritti anche all’estero? La Soundreef nasce nel 2011 aiutando gli autori ed editori americani a raccogliere i loro compensi in Europa. Dopo 5 anni operiamo direttamente in oltre 20 nazioni e siamo in grado di riscuotere per tutto il mondo.

Quali sono le misure più urgenti che il Parlamento dovrebbe int raprendere? Recepire la Direttiva Barnier e quindi consentire alle Società Indipendenti di lavorare in Italia, consentire all’utilizzatore di comprare una licenza dalla società che preferisce e lasciar liberi autori ed editori di iscriversi alla Società di Intermediazione che preferiscono.

 

 

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