Serracchiani: “Noi lavoriamo per l’unità. Vendola faccia altrettanto”

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La vicesegretaria del Pd: “Siamo impegnati a confermare una coalizione larga alle amministrative. La lettera dei sindaci è indirizzata soprattutto a Sel”

L’appello all’unità del centrosinistra lanciato da Pisapia, Doria e Zedda viene commentato con parole di apertura tra i democratici, mentre tra i diversi esponenti della nascente Sinistra italiana viene accolto con un malcelato gelo. Lo sguardo è rivolto alle amministrative della prossima primavera, ma non solo. Dice il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni: «Una prospettiva di centrosinistra non c’è più perché è stata cancellata dall’agenda di governo di Renzi». E Stefano Fassina: «A Roma non vi sono le condizioni per costruire una coalizione, sono stati gli atti compiuti dal Pd a rendere impraticabile una simile ipotesi». Un riferimento, quello alla sfida elettorale nella Capitale, che non è isolato. Se a Milano è stato siglato un accordo per primarie di centrosinistra (da tenersi il 7 febbraio) con la clausola che chi perde sosterrà il vincitore alle urne, la strada per un simile percorso è tutta in salita in altre città. Come Roma, appunto, ma anche Torino, Napoli, Bologna, dove SI non parla di coalizione ed è pronta a correre con propri candidati.

Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd. L’appello all’unità del centrosinistra dei tre sindaci arancioni Pisapia, Zedda e Doria chiede di continuare percorsi che ci hanno permesso di vincere in passato e ci permetteranno di vincere in futuro. Fattibile?

“Ritengo che la lettera sia indirizzata soprattutto a Sel. Noi a livello locale governiamo con Sel da tempo, in molte Regioni e Comuni. E abbiamo lavorato per confermare la coalizione larga alle prossime amministrative. È quello il campo da cui siamo sempre partiti”.

Sel, invece, non lo fa?

“Purtroppo in molte occasioni assistiamo a una rottura da parte di Sel a livello locale. Penso ai casi di Bologna e Torino. Ci sembra di assistere a una volontà di separazione anche dove ci sono esperienze di buon governo insieme. Peccato”.

Insomma, l’Italia del 2018 non imparerà dalla Francia dove, scrivono i sindaci arancioni, si tenta di non lasciare il campo libero ai populismi?

“È un dato di fatto che il centrosinistra, ahimé, è stato storicamente molto diviso. E dove sono state fatte scelte su fronti opposti si sono favoriti il populismo e la destra. Noi non abbiamo nessun pregiudizio e lavoriamo per l’unità. Ricordiamoci pero che qui parliamo di amministrative e non di politiche. E sulle prime lavoriamo da settimane”.

La firma di Pisapia in qualche modo cambia il segno alla sfida di Milano? In prospettiva la città sarà il laboratorio di qualcosa di più ampio della scelta di un semplice sindaco?

“Quella di Pisapia è una firma pesante come quelle di Doria e Zedda. A Milano faremo primarie di coalizione nel tentativo di avere la stessa maggioranza degli ultimi cinque anni. Pisapia ha riconosciuto l’opportunità di questo percorso ed è un passo importante”.

Lei legge la lettera come indirizzata a Sel. I sindaci però chiedono di rafforzare le componenti di sinistra nella coalizione. Significa che quel versante è scoperto?

“A mio avviso no, come dimostrano le politiche e le riforme messe in campo dal Pd in questi mesi. Non dico io che destinataria della lettera è Sel, lo scrivono i firmatari. Al centro della loro attenzione c’è soprattutto quel partito. Poi certo, l’appello è rivolto anche al Pd che è l’altra gamba del tavolo. E ce ne faremo carico per la parte che ci riguarda”.

La Leopolda che sta per cominciare, senza insegne di partito, può incidere sulla direzione del centrosinistra?

“La Leopolda è un luogo di libertà. Negli anni ha cambiato molte forme garantendo sempre, anche al di fuori degli schemi tradizionali, la possibilità di fornire un contributo di innovazione alla politica. Anche stavolta sarà così”.

Se alle amministrative di maggio lo schema di alleanze prevalente sarà Pd-Ncd bisognerà prendere atto che il sogno del centrosinistra unito è tramontato?

“A livello locale le situazioni sono diverse l’una dall’altra. C’è una forte presenza di liste civiche ed è difficile trarne una linea comune. Noi sosteniamo che i risultati non abbiano incidenza per il governo proprio perché si decide l’amministratore di un territorio e non il premier. Sono valenze diverse che andranno valutate caso per caso, senza giudizi generali”.

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