“Se vince il No non so come andrà avanti il Paese”. Parla Michele Serra

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Sergio Staino intervista Michele Serra: “Impensabile che questo esecutivo cada per la riforma del Senato”

Michelino, ti ricordi quando eravamo bambini e aspettavamo il giorno di Natale e quel 25 dicembre non arrivava mai mai? Ecco, questo 4 dicembre mi ha fatto lo stesso effetto?

«Sì, anche io ho avuto la tua stessa sensazione. La differenza è che quando arrivava Natale eravamo sicuri che saremmo stati molto contenti. Con il 4 dicembre manco questo. Non è che ci si arriva col sorriso. Almeno io…»

Come ci arrivi, Michele? Con la smorfia?

«Ci si arriva molto stanchi perché è stata una campagna elettorale interminabile. E poi con un po’ di amarezza: il clima non è amichevole, non è neanche un clima di discussione politica vera, è un clima molto segnato da un isterismo diffuso. Prima ci si incazzava per passioni grandi, adesso in assenza di passioni grandi si potrebbe evitare di essere ostili. Le passioncine tutto sommato modeste di un referendum sui meccanismi istituzionali si sarebbero potute affrontare in un modo più leggero, anche con qualche sorriso».

Ma questa mancanza di un sorriso caratterizza un po’ il nostro tempo, il tempo dei populismi. Noi, nel ’68, eravamo arrabbiati, volevamo la rivoluzione, volevamo spazzar via i borghesi, ma allo stesso tempo sapevamo ridere. La grande satira contemporanea nasce lì. Adesso, invece, abbiamo una incazzatura triste, rancorosa, che non sa ridere

«È vero c’è una grande prevalenza della tristezza. C’è un malumore che riesco a capire e poi c’è un malumore che, invece, mi sfugge. Hai presente la differenza tra il freddo vero e quello percepito? Ecco, mi sembra la stessa cosa. È vero, non è un periodo facile: si vedono ragioni di disagio sociale e disagio economico. Se dovessi giudicare il clima dai talk show televisivi c’è una buriana spaventosa. Io trovo ci sia una forbice tra il disagio reale e quello percepito, quasi che il disagio sia diventato una sorta di vezzo, una moda. E a me le mode non sono mai piaciute tanto».

Ora va molto di moda l’insulto via web. . .

«Sì, ci sono stati casi di giustizia sommaria da entrambe le parti. Il voto per il Sì, in particolare, è stato penalizzato subito dal sospetto di opportunismo politico. Una cosa veramente ridicola. Ma che convenienza volete che abbia Benigni a votare Sì al superamento del bicameralismo perfetto? Come si può pensare che esistano ragioni di opportunismo, di vantaggi per il fatto che, tutto sommato e senza neanche entusiasmo, appoggi la riforma? Io voto Sì ma non mi sono neanche sognato di pensare che chi vota No è pagato dai servizi segreti russi, nemmeno Grillo. Penso che avrà le sue ragioni. Detto questo penso che ci sia una zavorra, un malumore per principio, un po’patologi co. Sergio, rispetto ai nostri anni: c’erano bombe, ammazzamenti, c’era una violenza fisica che non rimpiango. Invece qui c’è una sorta di mediocre diffidenza, sospetto. E ho molta paura di questo sospetto. Mi sembra meschino ».

Meschino e pericoloso. La vignetta di Altan l’hai vista?

“Testa o pancia. Turarsi il naso o tapparsi il culo? ”.

Tu cosa scegli?

«Vignetta meravigliosa. In un certo senso ci toccheranno tutti e due. Che poi alla fine quello che rimane sul campo è la frase di Obama “Il sole sorge” e anche che ci sveglieremo nello stesso paese».

Chi ha testa ha scelto di turarsi il naso, come Prodi, penso.

«Turarsi il naso è meno doloroso, è leggermente più ipocrita, ma è meno doloroso. Mentre andare allegramente allo sbaraglio mi pare peggiore come opzione. Dopo di che un giorno o l’altro mi piacerebbe trovarmi a votare entusiasticamente per il meglio. Si vede che questa è l’epoca del meno peggio, dell’adeguarsi; ci sono periodi della storia in cui ci si accorge che bisogna mettere a posto la cantina. Con gli anni che passano cambia lo spirito, diventi più saggio, forse più moderato. Penso di essere ancora in grado di distinguere una causa eroica. Quando la vedrò sarò entusiasta di battermi per quella. Nel frattempo non trovo così disgustoso battermi per piccole cause. Un referendum sui meccanismi istituzionali di un paese non può essere una questione così deflagrante, così clamorosa. Io capisco che i costituzionalisti si acciglino, ma è una cosa più tecnica che politica. I cambiamenti di un Paese avvengono su base economica, sociale, non se la seconda Camera rappresenta o no le Regioni. Il modo in cui si vive nel Paese, ci si parla, ci si confronta è molto più importante. La politica è quella, la Polis è quella. Ci si sta scannando ma a me la legge Cirinnà ha dato molta più emozione, i diritti, l’inclusione sociale. Questa roba qui è un’enorme provocazione per votare pro o contro il governo Renzi».

Per un regolamento di conti.

«Io sono sicuro al 100 per cento che vincerà il No. Quando giochi 4 giocatori contro 25 è difficile vincere. Dopo di che voglio vedere cosa succede, come si arriverà a mandare avanti il Paese. Cosa si diranno? Speriamo che finisca 49 a 51».

In quel caso politicamente vincerebbe Renzi. Senti, tu dopo la caduta del Muro di Berlino andavi a Montecchio canticchiando “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Domani cosa fischietterai mentre vai alla cabina?

«La caduta del Muro di Berlino era la storia, questa non mi sembra la storia e quindi non canterò nulla».

Vai triste?

«Sergio, sì. Un po’ malinconico. Me lo sarei evitato volentieri. Ci fosse stata un po’di compostezza da parte di tutti sarebbe stato meglio. Purtroppo non c’è stata. Un governo che cade sulla legge Cirinnà o sulla legge sul lavoro, beh, uno se ne fa una ragione. Dovesse cadere il governo perché non passa la riforma del Senato o la soppressione del Cnel, mamma mia, mi sembrerebbe sproporzionato l’impatto di una cosa del genere».

Comunque io ti tiro su: io sono sicuro che vince il Sì, me lo sento nel profondo.

«Spero che tu abbia ragione. Ma tu ci prendi?»

Mai azzeccato. Ma per una volta la statistica mi dovrà dar ragione.

«Se per caso avessi ragione e vincesse il Sì dovresti dire al Segretario del tuo partito di gestire la vittoria con molta temperanza e di parlare con gli altri, di parlare e di capire».

E se non riesco a parlarci, chi mandiamo come ambasciatori? Cuperlo o Pisapia?

«Mi pare una buona accoppiata di una sinistra Attack, di gente che attacchi i cocci del partito con l’Attack».

 

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