“Senza la battaglia dei famigliari non avremmo mai saputo la verità su Cucchi”. Parla Manconi

Cronaca
Ilaria Cucchi e il segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, durante la trasmissione "In 1/2h" condotta da Lucia Annunziata, Roma, 10 gennaio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Il Presidente della Commissione diritti umani di palazzo Madama commenta la svolta nell’indagine sulla morte del giovane romano

“E’ il primo vero passo avanti verso l’accertamento della verità: dopo sette anni e tre mesi abbiamo finalmente un’ipotesi solida, concreta”. Così il senatore del Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani a Palazzo Madama, commenta a caldo la svolta nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi nell’ottobre del 2009.

Cosa ha pensato quando ha letto la notizia?
“Fa riflettere il fatto che questa ipotesi elaborata dalla Procura di Roma parta proprio dal momento iniziale, dal primo atto di quella tragedia, dal fermo di Stefano Cucchi la notte del 15 ottobre 2009 nel parco degli Acquedotti. Questo significa che era stata finora trascurata l’evidenza più elementare che andava ricercata nei primissimi momenti della vicenda,  quando il giovane viene privato della libertà”.

Lei ha sempre sostenuto la tesi dei famigliari di Cucchi, ovvero che la verità sulla morte di Stefano andasse trovata nella fase iniziale e che dunque le responsabilità della morte del ragazzo fossero in capo ai carabinieri e non alla polizia penitenziaria, questa decisione lo conferma?
“E’ nelle prime mosse e nei primi atti dei carabinieri che, secondo questa ipotesi accusatoria e secondo quanto hanno sempre cercato di dimostrare i famigliari, andava cercata la verità. Stefano fu prima fermato, poi fu portato in caserma e in seguito fu perquisita la sua abitazione, poi di nuovo in caserma: è in questo lasso di tempo che avvennero le violenze”.

Una storia lunga sei giorni, ma le indagini si sono concentrate fin qui solo sulla seconda fase, come mai?Perché le prime ore, decisive, sono state ignorate dalla precedente indagine?
“La prima indagine è stata condotta maldestramente: sin dall’inizio Ilaria Cucchi aveva sostenuto la necessità di aprire un’inchiesta sulle responsabilità dei carabinieri e invece ci si è concentrati solo sulla polizia penitenziaria trascurando la notte decisiva, quella tra il 15 e il 16 ottobre. Oggi la svolta, finalmente. Posso solo dire che quando si tratta dell’arma dei carabinieri la magistratura subisce una sorta di sudditanza psicologica”.

Intende dire che hanno protetto i carabinieri?
“Dico che c’è una prudenza maggiore, una forma di cautela nei confronti dell’arma che deriva da un rapporto di dipendenza e che dunque genera una sorta di protezione”

Come dovrebbero comportarsi adesso i tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale?
“Sono garantista fino all’ultimo grado di giudizio: si difendano nel processo”

Quanto è stata importante la battaglia dei famigliari di Cucchi per arrivare a questa svolta?
“Determinante. Se Ilaria, Giovanni e Rita si fossero arresi alla prima inchiesta non avremmo mai avuto questa nuova verità. Se non fossero stati disposti a rinnovare quotidianamente il loro dolore pur di ottenere giustizia, se non avessero pubblicato video e foto dell’agonia di Stefano invece di tenerli per sé, come sarebbe stato profondamente umano fare, noi oggi non sapremo che c’è una nuova verità da accertare”.

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