Scontro treni, Sergio Rubini: “Ingiusto e scorretto scaricare tutto sul capostazione”

Trasporti
Italian actor and director Sergio Rubini poses for photographs during the photocall for his movie ''Mi rifaccio vivo (I refer alive )'', in Rome, Italy, 02 May 2013. The movie will be released in Italian cinemas on 09 May. ANSA/CLAUDIO ONORATI

L’attore e regista: «Non dite “chi ha sbagliato pagherà”. Le istituzioni non hanno modernizzato il sud, in Puglia non arrivano più treni notturni»

Figlio di un capostazione, l’attore e regista Sergio Rubini si sente «molto toccato» dalla tragedia fra Andria e Corato, avvenuta a non troppi chilometri da Grumo Appula, nella provincia barese, dove è nato. Artista in grado di passare dalla commedia al dramma, ha più volte raccontato il sud, ha interpretato uno spettacolo teatrale di Umberto Marino, La stazione, che poi ha portato al cinema come regista e protagonista in cui era il capostazione di una minuscola stazioncina pugliese pronto ad accogliere una Margherita Buy spaventata e in fuga.

Rubini, come commenta?

«Non parlo da attore, parlo da meridionale che vive nella sua terra e figlio di un capostazione. Penso di poter avere un punto di vista più calzante di altri. Il giorno precedente il disastro con un giovane amico giovane pugliese in Molise, che è abbastanza irraggiungibile quanto lo sono la Puglia, la Basilicata e la Calabria, abbiamo fatto un gioco con chi ci telefonava: dicevamo “siamo stati in Molise, ci vuole tempo. È facile andare a Milano in due ore, sono buoni tutti con 33 treni al giorno e l’Alta velocità, ci vuole invece talento per raggiungere la Puglia o Battipaglia. Servono 15 ore per andare a Reggio Calabria”. Il gioco riflette la realtà che noi meridionali conosciamo molto bene e questa tragedia si inquadra in una realtà che chi vive al sud e non ci va solo in vacanza sa. Oltre tutto questa tragedia non è avvenuta in una regione depressa».

Qual è la situazione?

«Non ci sono più treni notturni per la Puglia e non esiste l’alta velocità. Due anni fa ci fu una frana in Irpinia. Per andare in treno da Roma a Bari bisognava scendere a una stazione irpina, prendere un autobus, e dopo cento chilometri riprendere un altro treno. Per 500 chilometri servivano 7-8 ore. Durò molti mesi».

Ha detto di parlare anche come figlio di un capostazione.

«Mio papà ha lavorato in una ferrovia privata simile a quella dell’incidente, si chiamava Ferrovie calabro-lucane, oggi è la Fal, Ferrovie appulo-lucane. Ha stazioni adiacenti e per un tratto i treni marciano parallelamente alla linea coinvolta. Ricordo nitidamente la preoccupazione di mio papà: aveva un manovale, che era anche una persona ignorante, e doveva gestire un binario unico con treni sovraccarichi di pendolari. Tornava a cassa angosciato e terrorizzato dall’idea che un giorno potesse sfuggirgli qualcosa, sentiva tutto il peso sulle sue spalle. Doveva governare la biglietteria, i viaggiatori, il personale viaggiante, la telefonata sul treno in partenza. Non si può attribuire tutto l’episodio all’errore umano. Mi ha fatto impressione che il premier Renzi e il presidente della Repubblica dicano come dei poliziotti che “chi sbaglia paga”. Hanno sbagliato le istituzioni».

In che senso le istituzioni?

«Tre-quattro anni fa feci da testimonial per una campagna promozionale per avere l’alta velocità anche in Puglia. La richiesta è morta lì. Per tutti noi che paghiamo le tasse, ci battiamo per paese migliore, che ci sforziamo per le cose che non vanno, la risposta non è “ha sbagliato quel capostazione perché doveva fare una telefonata”.

Il racconto di mio padre è da un passato di 30 anni fa ma siamo allo stesso punto. Ho letto che l’incidente è avvenuto perché i treni erano in curva. Dobbiamo augurarci non ci siano curve? Prendersela con il capostazione per me è come prendersela con mio padre, non lo si può “linciare”». E dove vede le responsabilità?

«Quanto facciamo, o non facciamo, per la modernizzazione non può pesare su un uomo, ci sono sistemi di sicurezza che vanno oltre gli uomini. Un aereo ha il secondo pilota, ha i computer, perché mai una linea ferroviaria con migliaia di persone al giorno no? Se il capostazione sbaglia non c’è un sistema che ci garantisce dall’errore umano. Allora ha sbagliato chi ha lasciato andare la situazione: in Puglia e Basilicata non ci sono treni, quelli dei pendolari sono stracarichi e la domenica non circolano perché avrebbero venti passeggeri. Ma allora non sono un servizio ai cittadini. E i nostri politici avrebbero dovuto passare invece di evitare magicamente la Puglia e le proteste. Magari un ferroviere gli diceva che lì qualcosa di terribile poteva accadere ».

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