L’oro di Scampia è una palestra ma adesso non basta più

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Gianni Maddaloni, proprietario della palestra 'Star Judo Club Star', in occasione della presentazione del progetto sportivo, culturale e sociale lanciato da Lottomatica in collaborazione con il Coni "Vincere da Grandi": un concreto sostegno alle famiglie per garantire l'attività extra scolastica, in particolare nei quartieri urbani più difficili, Napoli, 17 Giugno 2015. ANSA/ CIRO DE LUCA

Intervista a Gianni Maddaloni, padre della medaglia d’oro di judo, è forse l’unico argine al dilagare dello spaccio

«Mandano cinquanta poliziotti in più? Bene, ma qui servono cinquanta progetti sociali. E non quelli dove i soldi arrivano e poi spariscono ma quelli finanziati in base ai risultati». A Scampia lo spaccio di droga è stato ridotto del sessanta per cento, dicono le statistiche. Può darsi. Certo che Le Vele sono ancora qui (tranne una, abbattuta), nate come condomini e diventate in fretta quell’inferno di spaccio e violenza raccontato da Gomorra. Ma in queste strade desolate, a parte la palestra di judo e karate di Gianni Maddaloni, non si vede altro segno di vita vera. Di vita sana. Gianni Maddaloni è «o maè», il maestro di arti marziali ma anche sacerdote («di sport» precisa), padre, generale. È l’unico momento di ordine e di speranza di Scampia. «La mia storia, nato e vissuto sempre qui, quella di mio figlio Pino medaglia d’oro a Sidney 2000, è diventata una bella fiction («L’oro di Scampia», ndr) e resta il progetto di questo luogo dove una comunità di 1200 persone tra atleti, detenuti in prova, figli di boss, disabili ed ex carcerati cerca il proprio percorso di vita. Solo che qui fuori, alle Vele, troverà i furgoni per le riprese della fiction Gomorra. È quello il modello vincente?». Maddaloni senior è un uomo di 59 anni, metodi risoluti a cui tutti ubbidiscono senza fiatare. Nella palestra, a mezzogiorno, si sta concludendo la sessione di allenamento della mattina. Antonio, 14 anni, capelli biondi, ha 14 anni, è figlio di un boss, ma è in palestra a fare pesi. «Questo può diventare un campione, un artista perché suona benissimo il piano, o un boss. Sua madre lavora da me. Assia, la sorellina di undici anni, gioca in palestra con mia figlia. Ogni giorno in più che vengono qui è una vittoria. Se smettono, li perdiamo». Francesco Pio sta facendo addominali, ha 17 anni e ha già conosciuto il carcere, obbedisce al maestro senza battere ciglio. E poi Martina, 14 anni, che s’arrampica sulla fune come un gatto. Antonio invece ne ha trenta, in carcere ne ha già passati otto, lavora qui qualche ora. Ma può bastare per raddrizzare una vita? «Nelle loro vite c’è tutto il mio sogno ma anche il mio fallimento» dice il Maestro.

Perché il suo fallimento?

«Perché a Scampia, a Forcella, alla Sanità, manca il progetto sociale che deve sostituire l’unica alternativa di vita che qui è ancora lo spaccio. Questa palestra ha un suo progetto, lo coltiva, lo mette a disposizione dei ragazzi e delle famiglie. Ma in un quartiere di centomila abitanti, ci siamo noi, don Fabrizio Valletti che organizza il dopo scuola, l’Arci, il circolo Mammut, la piscina Galante e Ciro Corona. Basta. Fine. A Forcella e alla Sanità ci sono le parrocchie. E poi?».

Lei dice che servirebbero «cinquanta progetti sociali». Di che tipo?

«Qualunque cosa che possa dare alternative di vita. Opportunità. E smettiamola di usare la parola riscatto: la mia gente, che io sono di qua, non deve riscattarsi da nulla. Almeno, la maggior parte chiede solo: “A fatica do’ stà?”. Vogliono faticare, lavorare. Fino a quindici , venti anni fa, qui c’erano le fabbriche. La camorra non fa chiudere le fabbriche, ne prende il posto. Perchè sono state chiuse? Quando parlo di progetti sociali intendo situazioni che possano essere un punto di riferimento per i ragazzi e dare lavoro agli adulti. Scampia è un bivio: polizia e carabinieri hanno fatto un ottimo lavoro, ma la gente qui fa l’elemosina e se non cambia qualcosa torneranno a spacciare».

Il suo progetto in cosa consiste?

«Ciascuno, chi può, deve aiutare nella prevenzione attraverso lo strumento di competenza. Il mio è lo sport che è disciplina, regole, educazione. Porto in palestra bambini dai quattro anni in su con le mamme che sono decisive in queste realtà. Il 70% di loro non paga la retta di 20 euro al mese. Cerco e perfeziono campioni (mentre parliamo entra Mimmo Di Guida, vicecampione del mondo, già qualificato per Rio 2016, ndr), metto a disposizione uno sport e una disciplina, dò lavoro a chi posso, faccio inserimento sociale con otto detenuti, offra un posto ai disabili. Cerco di dare normalità e a qualcuno una prospettiva. Ora lotto soprattutto, ogni giorno, per Antonio e Pio: o vinco io o vince la camorra». Di cosa vive la palestra? «Nel 2005 Benetton ci ha dato un premio di 50 mila euro; il sindaco De Magistris finanzia con 10 mila euro l’anno e anche Giorgia Meloni, qualche anno fa, ci finanziò con 20 mila. Soprattutto devo dire grazie al mio amico ex procuratore Lepore che mi aiuta molto con la sua rete di amicizie. Lo voglio dire, perché è giusto. Ora sto lavorando con il Coni e il ministro Pinotti per avere in uso la caserma dismessa, 20 mila metri quadrati per fare la cittadella dello sport di Scampia. Ma anche di Napoli. Polo sportivo, dopo scuola, e anche un centro sanitario con ambulatori gratuiti. Chi ci crede insieme a me?»

Le mamme del quartiere Sanità sono andate in piazza al grido «Basta camorra». Mai successo. Cambia qualcosa?

«Bisogna cominciare dalle mamme, guardarle negli occhi e dire: “Vuoi che tuo figlio muore?”. Famiglia, scuola, parrocchia, sport: questo è il tavolo tecnico per dare ai giovani di Napoli l’opportunità di un’infanzia normale»

Lo sport meglio della scuola?

«È questione di linguaggi: quello della fisicità è subito e meglio compreso dai ragazzi. Lo riconoscono». In palestra rimbomba musica techno. «Dobbiamo allenarci ad avere 100 battiti al minuto per dieci minuti» sorride il Maestro. Gli arriva un sms. È Carmine, padre boss, il fratello comanda una piazza, lui con qualche precedente da poco. Vorrebbe entrare nell’Esercito. «Ma con questo pedegree non ce la farà mai. Come faccio? Come spezzo questo virus?».

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