Scalfarotto: “Norme di civiltà, con il bicameralismo sono a rischio”

Diritti
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Il sottosegretario alle Riforme e poi allo Sviluppo Economico con il governo Renzi: “Io sono pessimista, si impantaneranno, sull’omofobia non ci sono i numeri”

Ivan Scalfarotto, ex manager oggi politico a tempo pieno, in prima linea per i diritti Lgbt, è stato sottosegretario alle Riforme con il governo Renzi e poi allo Sviluppo Economico.

Ius soli, tortura, processo penale, cognome materno, omofobia. Leggi importanti su cui questo spicchio di legislatura deve imporre uno sprint se non vuole che finiscano nel nulla…

«La cosa particolaredi questeleggi èche nel sistema disegnato dalla riforma costituzionale sarebbero state sicuramente varate. Invece sono un’eredità del bicameralismo paritario che ci terremo. Sono leggi “scomode”, di visione, di modernizzazione vera del Paese. Incidono sulle interazioni sociali, sulla vita e quotidianità delle persone».

Ovvero sono leggi di civiltà.

«E serve una vera leadership per approvarle. Noi abbiamo sofferto nelle ultime legislature perché alla Camera si riusciva a trasformare le intenzioni in fatti concreti, mentre al Senato la maggioranza era molto più debole. Almeno dal governo Prodi del 2006 che era appeso a un solo voto. Così Palazzo Madama è diventato il luogo dei compromessi, il porto delle nebbie ».

Il governo di Prodi ha rappresentato anche il primo tentativo serio per portare a casa una legge sulle unioni civili. Ci fu lo scontro tra il premier “cattolico adulto”e il cardinal Ruini. Si tentò con i Dico e i Pacs. Oggi le Unioni Civili sono legge. Un miracolo?

«Sì. Un’eccezione. Intanto, sono state approvate prima dal Senato. Una volta riuscito quell’obiettivo, alla Camera sono passate facilmente. Montecitorio fa grandi salti in avanti, purtroppo Palazzo Madama spesso non segue. E poi le Unioni Civili sono state approvate con la fiducia. Grazie alla caparbietà di Renzi, al grandissimo lavoro di Zanda e Cirinnà, e a condizioni politiche favorevoli. Un mix di circostanze che al momento non vedo replicabile».

Lei è pessimista sul cammino delle leggi ancora in cantiere?

«Sì, si impantaneranno tutte. Non ci sono i numeri. Nei due anni ai Rapporti con il Parlamento con il ministro Boschi ho imparato una grande lezione: non si possono fare le leggi se non ci sono i voti. Adesso ci sono i voti sull’omofobia? No».

La vittoria del Sì al referendum avrebbe cambiato le cose in maniera radicale?

«Certo, ecco perché ho sostenuto in modo appassionato il referendum. Finalmente avremmo avuto un sistema in cui queste leggi sarebbero diventate la normalità e non un braccio di ferro. In prima lettura, passò un emendamento alla legge Boschi che manteneva il bicameralismo paritario su famiglia e salute e noi ci opponemmo con forza».

Qual era la ratio?

«Era una proposta della Lega, a scrutinio segreto, che poi modificammo alla Camera. La ratio era che volevano rendere il Senato non Camera delle autonomie bensì di garanzia. Ma finora è stato piuttosto una ragnatela che ha bloccato moltissimi provvedimenti».

Neppure una delle leggi in fieri vedrà la luce?

«Forse la riforma della procedura penale ce la farà. Forse una legge passerà. Ma se si considerano il tempo a disposizione e gli assetti politici, credo che sarà molto difficile. Peccato. Per modernizzare l’Italia servirebbe davvero un procedimento legislativo più snello».

Secondo lei, la legislatura dovrebbe arrivare fino alla fine per varare queste leggi oppure le dà per perse comunque?

«Io sostengo che sia meglio votare il prima possibile, tanto queste leggi non si faranno comuque. Il referendum ci ha detto cosa non vogliono gli italiani, non cosa vogliono. A quale progetto politico vogliono affidarsi? La lettura prevalente è che abbiano bocciato il governo Renzi, io credo che questa lettura debba essere vagliata dal voto».

Anche lei crede che di riforme costituzionali non si riparlerà per decenni?

«Sì, oggi non sono proponibili. Eliminare il bicameralismo o il Cnel? Ma se gli italiani hanno detto che li vogliono».

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