Scalella: “Soldi, tempi, strategia: così si cambia passo sul serio”

Sud
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi con l'amministratore dell'azienda, Dario Scalella in occasione della visita alla K4A (Knowledge for Aviation) di Ponticelli alla periferia Est di Napoli, 14 Agosto 2014. ANSA/POOL/CESARE ABBATE

Parla il presidente della K4A, una delle più innovative aziende napoletane. “Agli imprenditori serve una programmazione di medio-lungo periodo”

In arrivo dieci miliardi per la Campania. Le risorse sono tanto, ma non tutto. Nel Mezzogiorno soldi ne sono sempre arrivati tanti, persino troppi, e troppo spesso sono stati sprecati. In cosa questi nuovi patti per il sud sono o possono essere diversi dal passato? L’abbiamo chiesto a Dario Scalella, napoletano, titolare della K4A, una delle più innovative aziende del Mezzogiorno. “Anzitutto vorrei sottolineare – risponde Scalella – che la presenza del premier e del sottosegretario De Vincenti è importante perché riconnette la città di Napoli e la Campania con il sistema politico nazionale. La differenza rispetto al passato sta nel monitoraggio e nella tracciabilità costante delle azioni su un orizzonte temporale ben definito. È quello che chiedono da tempo gli imprenditori, di vedere una programmazione di breve, medio e possibilmente lungo periodo e che venga attuata. Ci aspettiamo vengano erogate tempestivamente le risorse e che nel contempo vengano rispettati i tempi di esecuzione. È una sfida che coinvolge l’intero sistema Paese. Uno stimolo che va dalla capacità di intervento dei manager (pubblici e privati), agli investimenti degli imprenditori, dalla sensibilità e proattività del sistema bancario alla velocità e sburocratizzazione della tecnoburocrazia italiana, (nei ministeri, regioni, comuni). Ognuno di questi sistemi ha un ruolo, uno stimolo e un obiettivo, ma soprattutto sarà evidente la possibilità di giudicarne l’operato. Uno stimolo importante al cambiamento”.

Nel merito quali sono secondo lei le cose più importanti?

Per la Campania innanzitutto va evidenziata la nuova marcia nello sviluppo. Finalmente i finanziamenti avvengono su una chiara e importante strategia di spesa: ricollocare la regione nella competizione mondiale per lo sviluppo e per l’industria, affrontare le grandi emergenze ambientali e idrogeologiche, riorganizzare i servizi di civiltà (assistenza, strutture pubbliche, asili). Alcune priorità, come la riqualificazioni del territorio, possono generare decine di migliaia di posti di lavoro.

C’è un nodo anche culturale, di mentalità. Il punto è che finora nessuno ha mai risposto né dei tempi né dei modi in cui veniva utilizzato il fiume di denaro che si riversava nel mezzogiorno. Ciò ha dato vita a un’economia assistita, a un sistema corrotto, a una classe dirigente parassitaria. Non ritiene che al Sud serva una nuova classe dirigente, politica e imprenditoriale, della società civile, abituata a lavorare su progetti e a risponderne in tempi certi?

È quella che nel mondo anglosassone si definisce accountability. La rottamazione degli sprechi avviene con una definizione trasparente delle responsabilità ( tutti a partire dal governo ci mettono la faccia) ma soprattutto con una certezza indicata sui tempi. Controllo costante e monitoraggio anche pubblico voce per voce, capitolo per capitolo di ogni investimento. E soprattutto una vera sfida per lo sviluppo: è il nuovo tema sul quale si devono cimentare le nuove classi dirigenti del territorio, un salto di mentalità e di capacità, la vera sfida, quindi, per il miglioramento del paese: è vero, infatti, che se riparte la Campania riparte il Sud e se riparte il Sud riparte l’Italia. Ognuno a fare le cose che dovrebbe, senza confusione tra la politica e gli imprenditori e i manager, o il sistema del credito. Una sfida ad abbandonare la demagogia per confrontarsi sui fatti. Una sfida che non può non interessare le imprese e la loro gestione (pubblica e privata), e alla quale contribuirà in modo decisivo la positiva vigilanza dell’Anac, con la disponibilità che Raffaele Cantone ha dimostrato a un controllo funzionale allo sviluppo.

È inutile nascondere che, proprio a causa delle cattive esperienze del passato, sul sud si accumulano pregiudizi e stereotipi. Chi dice: è tutto mafia, camorra, ‘ndrangheta, sono tutti corrotti, fannulloni e incapaci, ha facile presa sull’opinione pubblica. Mi sembra di capire che la scelta di Matteo Renzi sia quella di offrire opportunità chiedendo in cambio responsabilità. Napoli e la Campania sono pronti a rispondere a questa sfida?

Adesso si può uscire da un immobilismo durato troppo tempo, di cui le classi dirigenti meridionali sono responsabili per non aver preteso che alle parole seguissero i fatti. Vanno evitati gli errori del passato. Il governo, attraverso lo snellimento burocratico del paese e le riforme, attraverso le scelte nei tempi deve dare la possibilità ai territori di gestire e di attuare. Bacchettando le aree che non saranno in grado di produrre progetti esecutivi e cantierabili nei tempi. Occorre evitare di fare errori come i lavori nel Porto di Napoli dove, nonostante ci fossero finanziamenti destinati, il combinato disposto di inefficacie gestionali e provvedimenti nazionali ha fatto perdere ingenti risorse. Ora gli imprenditori e i gestori potranno operare di concerto con questi piani comprendendo come e dove meglio operare. La posta in gioco è la generazione di un reale sviluppo collettivo.

Vedi anche

Altri articoli