Sanna: “Il sì semplifica le istituzioni e valorizza il federalismo”

Referendum
Panoramica dell'Aula durante il seguito della discussione agli emendamenti del disegno di legge per la riforma della Costituzione al Senato, Roma, 2 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il sindaco di Sassari: “A Renzi chiedo che si discuta di più, tante opinioni possono arricchire il Pd, ma deve trovare lui un momento di sinstesi”

«Ricordo che ero al 16esimo congresso del Pci nel marzo del 1983 a Milano, l’ulti – mo con Enrico Berlinguer. Come segretario provinciale della Fgci, nella delegazione sarda guidata da Angius, proposi un emendamento alle tesi sulle riforme per trasformare il Senato in Senato delle Regioni: l’emendamento passò. Io avevo 20 anni, ne sono trascorsi 31 e finalmente questa riforma è stata fatta. Ecco, per dire che la mia adesione al Sì viene da lontano». Nicola Sanna, sindaco di Sassari rieletto con un ampio margine, è attivissimo, tra Comitati del Sì, la festa dei “candelieri” e l’inaugurazione di due strade intitolate a Berlinguer e a Cossiga.

È stato raggiunto un traguardo?

«Assolutamente. Sono convinto della necessità della riforma, già a febbraio mi sono espresso per il Comitato del Sì. Ridurre il numero parlamentari, abolire le Province, è una forte semplificazione delle istituzioni, perché il bicameralismo genera lungaggini. E si valorizza il federalismo, perché negli ultimi tempi c’è stato un ritorno del centralismo».

I cittadini vivono il referendum come un voto su Renzi o si interessano al merito della riforma?

«Da una parte c’è chi pensa sia l’occasione per dare un giudizio politico e votare contro il governo. Dall’altra parte c’è chi pensa che sia utile semplificare il processo legislativo, ma molte persone favorevoli non si espongono perché c’è questo vento di contestazione. La mia sensazione è che qui il Sì possa vincere, ma per pochissimo ».

Cosa fate per aumentare consenso e puntare a vincere… meglio?

«I Comitati del Sì sono già attivi e i dibattiti sono molto partecipati, sia negli incontri a Sassari che nei paesi dei dintorni. Spieghiamo nel merito cosa è la riforma, anche se ci sono dubbi che vanno chiariti. Con una legge ordinaria si dovrà stabilire il metodo di elezione dei sindaci e dei consiglieri regionali, se avranno il doppio incarico o no. Per me ci dovrebbero essere l’elezione diretta, sia perché ci sono meno senatori, sia perché si rappresenti al meglio una Regione».

La personalizzazione, ora abbandonata da Renzi, ha danneggiato la percezione del voto?

«Ci preoccupa. Renzi ha sbagliato, perché chi ha perso il posto di lavoro pensa di votare No. Il governo ha evitato il tracollo della Meridiana con 1600 licenziamenti, ma 400 lavoratori sono in cassa integrazione e saranno licenziati: voteranno No per reazione, perché si sentono danneggiati. Eppure avere un Parlamento più efficiente aiuta anche l’economia».

Per i cittadini quali vantaggi porta la riforma?

« L’avere una rappresentatività a livello nazionale, più voce, è una opportunità positiva che viene colta. Resta da capire come verranno individuati, per la Sardegna saranno un sindaco e due consiglieri regionali, ma tutto questo è ancora una nebulosa».

La minoranza Pd chiede un cambiamento dell’Italicum, Vasco Errani chiede più dialogo anche a Renzi.

«Condivido la necessità che si apra dibattito su legge elettorale, perché l’Italicum va corretto: il limite del 36% per il premio di maggioranza è troppo basso, dovrebbe essere almeno al 45-47% ed è pericoloso limitare le possibilità alle coalizioni col premio alla lista. Anche nei Comuni, si vince con le alleanze perché il Pd da solo non ce la fa. E anche i capilista non siano eletti automaticamente, tornino i collegi uninominali, purché il candidato sia espressione dell’elettorato. Magari non si correggerà l’Italicum prima del referendum, ma qualche iniziativa deve essere assunta».

La spaccatura nel Pd rischia di allontanare la base?

«Io votai Cuperlo, ma riconosco a Renzi la scelta giusta di aver inscritto il Pd nel Partito socialista europeo. Spero che queste bellissime persone diano il massimo contributo perché sia il partito della sinistra progressista, piuttosto che scindersi o fare partitini senza futuro. A Renzi chiedo che si discuta di più, tante opinioni possono arricchire il Pd, ma deve trovare lui un momento di sinstesi, e non di divisione. Sentirci in una casa comune e non in un condominio aiuterebbe anche il referendum».

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