Samuel: “Canto le pieghe oscure dell’amore”

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Samuel

Il cantante dei Subsonica esce come solista. E va a Sanremo con “Vedrai”: «Non ho pensato a Tenco quando l’ho scritto»

Venti anni con il gruppo torinese dei Subsonica e per Samuel è arrivato il tempo di pubblicare il primo album da solista, Il codice della bellezza (Sony), con relativa partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Vedrai, una canzone positiva per riflettere su una storia d’amore che, arrivata ad un certo punto, cerca nuove strade e nuovi stimoli per il futuro. Per realizzare l’album Samuel si è recato a Los Angeles dove ha incontrato Michele Canova, il produttore a cui si sono rivolti prima di lui nomi come Jovanotti, Marco Mengoni, Luca Carboni, Francesca Michielin e, lo scorso anno, Alessandra Amoroso, Patty Pravo, Francesco Renga, Elisa, Giorgia e Tiziano Ferro. Sempre in America, precisamente a New York, Samuel passa qualche giorno con Jovanotti cercando consigli su come affrontare questa nuova esperienza da solista. Alla fine scrivono insieme cinque brani: Più di tutto, La statua della mia libertà, Niente di particolare, La luna piena e Voleva un’anima, brano in cui i due duettano insieme. Oltre alle tracce strumentali di Canova, alla realizzazione dell’album partecipano Riccardo Onori e Christian Noochie Rigano chitarrista e tastierista, storici collaboratori di Jovanotti. Ancor prima del Festival di Sanremo e dell’uscita dell’album, fissata per il 24 febbraio, due singoli, Rabbia e La risposta, si sono fatti apprezzare lasciando intuire i contenuti di questo progetto solistico, dove la ricerca di nuove sonorità, insieme all’incessante ritmica elettronica, esaltano la forma melodica delle liriche.

Dai Subsonica a Sanremo, come vive questo momento?

«Non facile dopo vent’anni di attività in gruppo, prima o poi ci rimetteremo al lavoro insieme, ma avevamo bisogno di una pausa. Per quanto riguarda Sanremo lo seguo fin da piccolo. A sei anni ho scritto la mia prima canzone e mia mamma, dopo averla ascoltata, mi consigliò di guardare Sanremo se avessi voluto fare l’autore di canzoni. Presi la cosa seriamente e ricordo che passavo le serate del Festival con in mano un taccuino dove segnavo le frasi delle canzoni che mi piacevano. Qualcuno poi ricorderà che come Subsonica partecipammo al Sanremo 2000 e fummo presentati sul palco da Luciano Pavarotti».

Non si sente un po’ mosca bianca per essere in gara insieme agli «amici di Maria», con tanti cantanti che arrivano dai talent?

«Ho avuto qualche proposta in passato per entrare nei talent come giudice, ma ho preferito rimanere nella musica come musicista. Preferisco essere giudicato, così quando è nata l’ipotesi di partecipare alla gara sanremese non mi sono preoccupato per il giudizio che riceverò. Non voglio però esprimere giudizi su chi sarà a Sanremo: credo che si si trova su quel palco ami la musica come me».

La scelta del brano sanremese è stata facile?

«Vedrai è perfetta per il Festival, rispetta la forma canzone pur essendo parte del mio modo di scrivere. Non erano perfetti per Sanremo i singoli già usciti: La risposta è un pezzo molto di flusso, radiofonico, una cavalcata musicale che racconta una vita vissuta nei club di tutto il mondo ad ascoltare musica elettronica. Rabbia, l’altro singolo dell’album, ha un linguaggio destrutturato, forse troppo complesso per Sanremo. Come cover invece ho scelto Ho difeso il mio amore dei Nomadi con un arrangiamento orchestrale, ma con me sul palco ci sarà Tozzo batterista dei Linea 77, per un suono più di gruppo».

Di che parlano le canzoni dell’allbum? «In un periodo in cui il mondo sta affrontando l’ennesima crisi economica e una moltitudine di persone non sa come arrivare a fine mese, ci siamo dimenticati del fatto che noi esseri umani continuiamo ad amarci nonostante tutto e spesso superiamo i momenti più difficili insieme alla persona che ci sta vicino. L’amore è una delle poche cose rimaste, come una medicina che aiuta a vivere meglio. Quando ho deciso di raccontare questo sentimento ho voluto partire dal basso. Non ho pensato a Tenco quando ho scritto Vedrai, ma non è casuale un certo tipo di scrittura che svela il tentativo di raccontare l’amore attraverso un’inquadratura diversa, lui utilizzava molto questo tipo di linguaggio, era capace di entrare nelle pieghe più oscure dell’amore».

Era il caso di andare fino a Los Angeles per realizzare l’album?

«Forse no, ma avevo scelto come produttore Michele Canova che ha trasferito lì il suo studio di registrazione. Lui è un produttore di forte carattere, il suo suono è molto presente nei dischi che produce, però anch’io ho il mio caratteraccio. Mi sono allenato bene in questi vent’anni con i miei colleghi dei Subsonica per sostenere le mie idee musicali; nel contempo sapevo di aver bisogno di un produttore di carattere per essere trascinato fuori dalla mia zona di comfort».

E con Lorenzo Jovanotti come è andata?

«Sono stato da lui a New York, abbiamo passato tre giorni in studio bellissimi. Dopo aver ascoltato alcuni miei provini per l’album mi ha scritto facendomi i complimenti, a quel punto ho pensato a lui come a un fratello maggiore a cui poter chiedere informazioni e rubare suggerimenti per poter affrontare questo viaggio in solitario. Abbiamo iniziato a scriverci e scambiarci pareri sulla musica. Quando tra musicisti si innesca un rapporto di amicizia e si avverte una certa affinità di passioni, nasce spontanea una collaborazione che abbiamo concretizzato scrivendo ben cinque pezzi insieme».

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