Sabella: “Al Campidoglio non c’è più mafia, ma ora lotta alla corruzione”

Roma
L'assessore alla Legalità di Roma Capitale, Alfonso Sabella, durante la presentazione dell'opera di Caravaggio "San Giovanni Battista" presso il teatro Lido di Ostia (Roma), 29 settembre 2015.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il magistrato, ex assessore alla Legalità al Comune di Roma, è pronto a far parte della squadra di Giachetti. Per continuare il lavoro iniziato

“Rimettere ordine nella macchina organizzativa del Comune di Roma è una missione possibile, ringrazio Roberto Giachetti di darmi questa opportunità, se vincerà le elezioni”. Alfonso Sabella, siciliano ormai romano, è stato proposto dal candidato del centrosinistra come Capo di Gabinetto. Magistrato, “cacciatore di mafiosi” alla Procura di Palermo con Caselli, a Roma è stato assessore alla Legalità nella giunta Marino.

Lei si aspetta di poter continuare il lavoro svolto, anche con un altro ruolo?

Quando Giachetti mi ha chiesto di lavorare per Roma in continuità galleggiavo per aria dalla contentezza. Il Capo di gabinetto è un compito tecnico, un punto cruciale di collegamento tra la gestione amministrativa e la politica, infatti di solito è svolto da magistrati o prefetti. Era la figura che, inizialmente, avevo chiesto a Marino, perché la criticità principale al Comune di Roma è nella macchina amministrativa.

Quando glielo ha chiesto Giachetti?

A cavallo delle primarie me ne aveva parlato, gli sono piaciute le mie idee e dopo le primarie me lo ha proposto. Mi sono detto disponibile perché non mi piace lasciare i lavori a metà. Sono testardo, come con l’ultimo mafioso che ho fatto arrestare, Vito Vitale, che mi voleva pure ammazzare e invece… sono qui.

Pensa di riuscire a rendere efficiente e meno opaca la “macchina”?

Ho capito che è una missione possibile e ora saprei come fare. Perché c’è un humus di professionalità qualificate tra i funzionari del Campidoglio, ma vanno valorizzate, e su questo Giachetti è d’accordo. Avevo cominciato a fare dei corsi di formazione per dirigenti. E stavamo per realizzare la centrale unica per le committenze di beni e servizi, anziché 46 sezioni appaltanti più 100 centri spesa. Si può fare, senza toccare l’autonomia dei Municipi.

Non potrebbero scegliere le imprese?

Se vuoi avere voce in capitolo riguardo a chi dare un appalto mi fai pensare male… Ma invece di indire una gara per i disabili in ogni municipio, si può fare una gara unica per il tipo di servizi richiesti e i municipi fanno i contratti. Ora si fanno bandi fotocopia e una certa impresa arriva sempre prima delle altre, come mai?.

Giachetti vuole istituire una task force per controllare il timing dei lavori pubblici. È d’accordo?

L’avevo inventata io, il “Live team” con controlli a sorpresa sui lavori, per vedere se l’asfalto steso sia davvero di 4 centimetri, per esempio. Avremmo dovuto testarlo con le gare del Giubileo, ma ce ne siamo andati tre giorni prima dell’affidamento lavori.

Sta cambiando il sistema di appalti, di cui vive la corruzione?

Finché non c’è una dirigenza degna il rischio c’è, anche se con il nuovo codice degli appalti è più difficile. Nelle gare al massimo ribasso si copre il lavoro nero e per questo vorrei lavorare con le altre autorità di controllo, come abbiamo fatto a Ostia: Comune, vigili urbani, polizia, ispettori del lavoro e Asl. Abbiamo fatto una marea di sanzioni…

A Ostia la mafia c’è ancora?

A Ostia sì. Al Campidoglio posso dire convinto che non c’è più mafia, quella che c’era l’ha scoperta la magistratura, ma corruzione sì. A Ostia la mafia c’è ancora, anche se non condiziona l’amministrazione dei prefetti. Ma non mi stupirei se il commissariamento arrivasse a ventiquattro mesi e non solo diciotto.

Si può sanare il Campidoglio?

Si può fare se si recuperano professionalità e competenze. Dico un paradosso: preferisco una quota di delinquenti in più ma con più gente capace, così avrebbero meno possibilità di agire, piuttosto che meno delinquenti in un mondo di incapaci.

Sembra avere voglia di tornare, dopo la ferita dell’uscita di Marino.

Si, perché sul piano personale andare via è stata una sconfitta, eppure ho sacrificato la mia vita professionale e pure la salute. Stavo facendo anche il regolamento sui beni confiscati e sulle cooperative sociali, il cui meccanismo crea una subordinazione del lavoratore svantaggiato. Crea delle nuove schiavitù sotto il padrone della cooperative.

Un padrone come Buzzi?

Buzzi era adorato perché dispensava lavoro, invece bisogna fare un progetto sul lavoratore svantaggiato, con un centro di formazione professionale, e sull’emergenza abitativa. Francesca Danese aveva fatto un ottimo lavoro su questo. Perché si creano dei ghetti con chi dipende dai padroni delle coop o dal funzionario del Comune che ti ha dato l’appartamento o da chi ti ha aiutato a occuparlo.

Che ne pensa della squadra proposta da Giachetti? Lei è del Pd?

La squadra è molto buona sul piano delle professionalità e dell’indipendenza, e Silvia Scozzese al Bilancio è una garanzia. Il Pd a Roma è stato coraggioso, ha fatto pulizia al suo interno, ma io le mie idee politiche me le tengo per me, anche se si possono capire. Le uniche pregiudiziali che ho sono l’antifascismo, scritto in Costituzione, e l’antimafia.

Vedi anche

Altri articoli