Rutelli: passione, solidarietà e civismo per riscattare Roma

Roma
Former mayor of Rome Francesco Rutelli arrives at the Lido Beach during the 71th Venice Film Festival, in Venice, Italy, 04 September 2014. The event runs from 27 August to 06 September.    ANSA/ETTORE FERRARI

Intervista all’ex sindaco che sabato promuoverà un’iniziativa pubblica sulla capitale: “Il declino non è inevitabile ma bisogna
organizzarsi. Non ambisco a cariche pubbliche”

Immaginare «la prossima Roma» – come si intitola l’iniziativa organizzata da Francesco Rutelli (sabato al Centro Roma Eventi di via Aliberti, dietro piazza di Spagna, dalle 10 alle 17) – è come aprire un grande quaderno bianco dove tutto è ancora da scrivere e impugnare la penna cominciando con pazienza dalla prima pagina. E il senso dell’appuntamento del 28 è un po’ questo. Riprendere a ragionare di Roma, dopo il crash della giunta Marino e a sette mesi dal voto. Non è un momento facile, per la Capitale. Parte di qui Rutelli nella nostra conversazione. «Sì, siamo in una fase strana, in una specie di terra di nessuno, fra la caduta di Marino e le elezioni di Roma. Si rischia di non avere un dibattito per mesi, in un periodo in cui i due prefetti, che sono persone perbene, lavorano al meglio ma in cui le cose sono sostanzialmente sospese. Io ho preso questa iniziativa sollecitato a dare un contributo da tante persone, e voglio dire che è successa una cosa un po’ strana: poiché si sa che c’è un mio disinteresse personale a correre, e ripeto che non mi candiderò, questo paradossalmente suscita una spinta affinché io dia una mano, cosa che sto facendo già con questa iniziativa del 28 che ha un carattere civico ma anche politico».

Rutelli, in questa fase ci sono più domande che risposte. E la domanda che si fanno i romani è soprattutto una, semplice semplice: ce la farà Roma a riprendersi?
«Questa è la prima domanda che ci porremo sabato. Il declino di Roma è inarrestabile o siamo davanti a una parentesi? Ovviamente io penso che non sia inarrestabile. Ma allora la questione diventa un’altra: come ci si organizza per evitare il declino? Questo è fondamentale, perché non basta avere anche le migliori idee se poi non si costruisce qualcosa che le realizzi. Teniamo presente che Roma oggi è al collasso tecnico-amministrativo, è una città che non riesce nemmeno a fare le gare pubbliche per l’acquisto di autobus… per questo non dobbiamo mai dimenticare che oltre i progetti ci sono le persone, l’organizzazione».

Appunto, a chi toccherà organizzare la risposta al declino di Roma?
«Io continuo a pensare che chiunque si candidi dicendo “ci penso io“ ci prende per i fondelli. Non diamo la fiducia a uno che si presenti senza un grande gruppo, senza l’obiettivo di creare una classe dirigente molto ampia. Ho parlato di 100 persone che affianchino il sindaco, o il candidato sindaco: ecco, l’iniziativa di sabato potrebbe anche aiutare a fare emergere alcune decine di persone che diano una mano per la riscossa di Roma».

Lei non si candida a sindaco ma della famosa “squadra” farebbe parte?
«Non ambisco a cariche pubbliche, l’ho fatto in un’altra stagione della mia vita».

È vero che appoggerebbe Alfio Marchini?
«No, contraddirei quello che ho appena detto. Dico no a qualunque candidato che non dicesse chiaramente chi c’è con lui, qual è la squadra che sta con lui. Io ho simpatia per Marchini, però personalmente non farò alcun endorsement. Politicamente mi auguro che il Pd e il centrosinistra abbiano l’energia e la volontà di avviare un percorso vincente di partecipazione e ascolto».

Chi ci sarà sabato?
«Ci saranno presenze importanti, nel pomeriggio parlerà il prefetto Gabrielli, per capire i termini dell’evoluzione sociale di Roma sentiremo Giuseppe De Rita, ci sarà il braccio destro del cardinale Vallini, monsignor Liuzzi, e questo è particolarmente importante a pochi giorni dall’inizio del Giubileo. E ci saranno preti di base, rappresentanti della comunità ebraica, comitati di quartiere, associazioni di volontariato e poi urbanisti, tecnici, economisti…».

Molta società civile. E i partiti?
«Certo, anche i partiti. Ma soprattutto viene chi vuole venire».

Due punti centrali dell’impianto della sua proposta, Rutelli. Non è facile, sceglierli ma spieghiamone almeno due.
«Il primo riguarda la partecipazione civica. Perché il punto di maggiore criticità a Roma è la sfiducia che attraversa la città. Quando ero sindaco, quando andavo nei quartieri c’era vitalità, ogni volta c’era il comitato che chiedeva la scuola aperta il pomeriggio, quello che voleva acquisire un edificio abbandonato, quello che voleva fare il parco pubblico. E tutte quelle persone esponevano bandiere e striscioni, si aspettavano qualcosa dal sindaco, e comunque sapeva che li qualcuno li avrebbe ascoltati. Oggi tutto questo non c’è più, c’è una depressione cosmica, le riunione sono o autocoscienza o protesta esacerbata. Per questo bisogna reinventare dei meccanismi di partecipazione nei quali la gente sappia che alla fine ci sono dei risultati».

E la seconda cosa?
«La ripartenza tecnico-amministrativa. Oggi, come ho detto, siamo al collasso, e non si tratta solo della pulizia delle strade o dell’illuminazione o del fatto che in alcuni parchi sono tornati i serpenti… È proprio che i meccanismi decisionali si sono bloccati. Sul sito La prossima Roma potete leggere un articolo di un alto dirigente del Campidoglio, che per ragioni ovvie mantiene l’anonimato, che denuncia delle cose gravissime che ci dicono che Roma è al bivio: o comincia a risollevarsi subito o va verso il declino inarrestabile. E questa seconda cosa noi non possiamo permetterla. Ma bisogna cominciare subito a muoversi».

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