Rutelli: “La capitale muore se è immobile. Chi governa deve investire”

M5S
Francesco Rutelli durante i funerali di Aurelia Sordi, sorella di Alberto, nel battistero di San Giovanni in Laterano. Roma 14 ottobre 2014. ANSA/ ANGELO CARCONI

L’ex sindaco della giunta di centrosinistra: prendiamo un’opera come l’Auditorium, conta quanto è costato o quanta ricchezza ha prodotto?

«Il messaggio che si vuole dare è che è meglio non fare nulla. Ma una città come Roma non può permettersi una collana di rinunce».

Francesco Rutelli da tempo ha deciso di non fare polemica con Virginia Raggi. «Diamole tempo – dice – poi giudicheremo dai risultati».

Però certo la scelta di fermare al Colosseo i lavori per la costruzione della Metro C non è un buon segnale per l’ex sindaco che, preparando il Giubileo del 2000, ha gestito lavori che hanno cambiato il volto della città. La metro C come le Olimpiadi.

La giunta Raggi rinuncia a pensare lo sviluppo della città usando il solito refrain degli sprechi e delle ruberie.

«Il discorso innanzitutto verte su cosa si deve fare in una grande capitale da più di 4 milioni di abitanti. Poi c’è la questione se si deve parlare di investimenti, di manutenzione o soltanto di terapia zero. Perché ho l’impressione che non si programmano gli investimenti ma neanche la manutenzione. Fra due settimane finisce il Giubileo eppure ci sono decine di cantieri che non sono stati neppure aperti e decine che non sono stati terminati. Penso alla pavimentazione di Piazza Venezia, iniziata, interrotta, lasciata non conclusa in una parte e in un’altra neanche iniziata. E le centinaia di mezzi pubblici che non escono dalle rimesse perché da troppo tempo non si fa manutenzione ordinaria?».

In una città come Roma che in termini di trasporto pubblico paga un ritardo imbarazzante con le altre capitali europee si può rinunciare a completare la terza linea di metropolitana?

«Il tema va affrontato dal punto di vista della strategia del trasporto pubblico. A Roma oggi ci sono molte più persone che usano l’automobile privata creando quotidianamente problemi di congestione, c’è un’alternativa alle opere medie e grandi e all’uso programmato della tecnologia? Per ora non ne vedo. La linea C della metropolitana è stata pensata per portare i cittadini dei quartieri più densamente popolati della periferia Est attraverso il centro storico fino a San Pietro, agli uffici giudiziari di piazzale Clodio e allo stadio Olimpico. Una grande soluzione di molti dei nodi cruciali del trasporto urbano. Non esiste in nessuna parte del mondo una metropolitana che si ferma contro un muro. Con la nostra amministrazione abbiamo riportato il tram fino al centro storico, abbiamo messo in esercizio quasi 300 chilometri di ferrovie e ne abbiamo costruite ex novo alcune decine e creato dei servizi regionali per le zone del circondario romano, il tutto con un unico biglietto integrato. Fare metropolitane è difficile e costoso tanto più per la complessità archeologica di Roma e usare le linee di superficie resta una strategia razionale. Adesso qual è la strategia?».

Per ora pare che l’unica strategia della giunta Raggi sia quella di dire no a qualsiasi investimento. Ha creato malumori il suo discorso all’inaugurazione della Nuvola.

«Sono gli investimenti che rendono una città come Roma minimamente vivibile. A proposito della Nuvola la sindaca aveva due possibilità: o denunciare pubblicamente, in diretta televisiva, gli sprechi e le malversazioni di cui era al corrente oppure preoccuparsi di quale manager di rango internazionale sarà chiamato ad attirare in questa infrastruttura meravigliosa i più importanti congressi del mondo. La Nuvola ora c’è, è fatta, come intendiamo valorizzare una risorsa di proprietà pubblica e renderla attrattiva e competitiva? Non l’ho sentito».

Il tempo sta dimostrando che gli argomenti buoni per la campagna elettorale non lo sono altrettanto per governare la Capitale?

«Il messaggio di fondo che si vuole dare è che è meglio non fare nulla. E invece io credo che sia indispensabile fare e fare bene. In futuro l’Auditorium sarà ancora al suo posto, conta quanto è costato oppure il fatto che ha prodotto migliaia di posti di lavoro permanenti, che ha prodotto turismo, vivibilità e socialità? A questo servono gli investimenti. Con la nostra amministrazione abbiamo aperto e portato a conclusione quasi 800 cantieri per il Giubileo, senza un solo avviso di garanzia. Eppure all’inizio degli anni 90 le tangenti esistevano eccome, proprio come la corruzione di oggi. Si può fare, si deve fare. L’alternativa secca fra non fare o rubare è falsa e va respinta, la rassegnazione non può essere una cifra di governo. Una grande città non può permettersi questa rinuncia. Lo dimostra l’effetto che l’Expo ha avuto su Milano».

Non pensa che questo immobilismo non sia dannoso per Roma?

«L’idea che stare fermi sia stare bene è illusoria. Soltanto le città che crescono sono attrattive di investimenti, innovazione tecnologica, creatività, giovani, formazione e conoscenza. Non puoi avere una città attrattiva se è immobile, non hai una città innovativa se è paralizzatata».

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