Rossi: “Il vero problema è costruire un partito-comunità”

Dal giornale
20150921_DIREZIONE_ROSSI_U

Il presidente della Toscana: “No all’iniziativa di Cuperlo nel giorno della Leopolda”

“Sarebbe il caso di concordare le date, quando ci sono iniziative nazionali, anche se di aree diverse, sarebbe bene non sovrapporre gli appuntamenti”. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, non ha approvato l’iniziativa delle minoranze del Pd che si riuniscono il 12 dicembre mentre a Firenze è in corso la Leopolda, tanto che nei giorni scorsi ha fatto un post per dire la sua pubblicamente. E non arretra dalle sue posizioni neanche dopo quanto ha detto il segretario Pd ieri in direzione.

Lei ha detto che il Pd rischia di fare la fine dell’asino di Buridano, ma Renzi ha detto in direzione di aver chiesto lui stesso a Cuperlo e Speranza di rimandare al week end successivo perché era più importante essere tutti insieme ai banchetti in piazza il 5 e 6 dicembre. 

“Resto della mia posizione, non ho sentito il segretario prima di dire quello che penso rispetto a questo increscioso episodio. Se il segretario fa una iniziativa della sua area, credo che tutte le altre aree dovrebbero astenersi dal fissare appuntamenti negli stessi giorni. Io non sono renziano, non sono mai andato alla Leopolda, ma Renzi è il segretario del mio partito e quindi andrò a seguire il dibattito a Firenze e così dovrebbero poter fare tutti i militanti e i simpatizzanti. Invece quello stesso giorno ci saranno due iniziative. Resto dell’idea che questo possa alimentare divisioni”.

Ma non crede che le divisioni, al netto della politica estera, dove si registra sintonia, siano già un fatto?

“Renzi ha fatto molto bene a dire in direzione che non devono esserci polemiche sulla data dei due eventi, fa un richiamo all’unità. Ma il rischio di divisioni, su tutto ciò che riguarda il partito, c’è ed è quello che dobbiamo evitare. Non ho mai fatto parte di un partito organizzato per correnti. Sia chiaro, non voglio mettere nessuno all’indice ma credo che la minoranza abbia sbagliato. In un partito plurale deve esserci rispetto reciproco tra le diverse aree che lo compongono”.

Lei ha annunciato di volersi presentare alle primarie del prossimo congresso per dare voce alla sinistra del partito. Ma come sono i suoi rapporti con questa sinistra?

“La mia idea di sinistra è diversa da quella che ho visto in azione in questo anno e mezzo. Ci vuole un passo lungo, si deve riconoscere che Renzi sta facendo cose importanti per il Paese, non tutte condivisibili e io alcune non le condivido, ma è necessario provare a dare un contributo e finora non mi sembra si sia trovato il passo giusto”.

Antonio Bassolino intende candidarsi per la corsa a sindaco di Napoli, il Pd gli risponde che chi è già stato sindaco due volte farebbe bene a farsi da parte. Fa bene Bassolino ad andare avanti?

“Bassolino sbaglia, ho l’impressione che ancora una volta siamo davanti ai personalismi. Il partito è un soggetto collettivo, nel quale si discute, ci si confronta e, soprattutto in occasione delle elezioni, si assumono decisioni condivise. Un partito, che deve essere comunità, se va alle primarie ci va con un candidato condiviso. D’altra parte non si può sempre delegare tutto alle primarie e ai territori perché il rischio è quello di trasformare il Pd in un contenitore vuoto. Oggi c’è un problema reale ed è quello della costruzione del partito come comunità, fatta di dirigenti preparati, con un forte radicamento sul territorio ma capaci di lavorare per unire, non per dividere. Quella di Bassolino mi sembra una discesa in campo personale. Quello che vorrei dirgli, da ex sindaco, è che io al suo posto non tornerei sul luogo del delitto. Quando si rivestono incarichi istituzionali si dà il massimo, quando si concludono bisogna fare altro”.

Matteo Richetti chiede a Renzi un cambio di passo. Condivide le sue critiche?

“No, mi sembrano una fuga in avanti. La rottamazione ha svolto il suo ruolo, ha consentito al partito di aprirsi e nuove energie, nuove classi dirigenti, ma adesso è il momento di tornare a parlare di rinnovamento e formazione di un gruppo dirigente nei territori, creare un profilo plurale anche generazionale perché giovani e giovanissimi spesso hanno perso e hanno perso male. Dobbiamo iniziare a pensare al Pd come una comunità, come un collettivo, dove è il “noi” ad avere importanza”.

Un’altra polemica riguarda l’intenzione del Nazareno di indire le primarie il 20 marzo. Sia la minoranza, sia Sinistra Italiana lo ritengono un errore. La sua opinione?

“Il Pd ha fatto una proposta, non mi sembra una diktat. Non capisco la natura di questa polemica, non ci trovo davvero nulla di strano”.

Vedi anche

Altri articoli