Rossi: “Al referendum voterò sì. Avremo una democrazia più efficiente”

Riforme
L'aula del Senato durante l'esame del ddl Rai, Roma, 30 luglio 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

Il presidente della Toscana: “La riforma risponde alle esigenze del Paese. Serve un Pd pronto ad agire: Lega e Fi personalizzano lo scontro, non seguiamoli”

Governatore Enrico Rossi, perché voterà sì al referendum sulla riforma costituzionale?

Sono un convinto sostenitore del sì. Perché le riforme adeguano le istituzioni ai bisogni del Paese e questa risponde, in particolare, a tre necessità. Rendere l’Italia più unita, grazie alla clausola di supremazia che lo impone rispetto alla frammentazione introdotta dal Titolo V. Poi sancire il monocameralismo che renderà la democrazia più efficiente: oggi il tempo non è una variabile indipendente rispetto ai risultati che si ottengono. Da ultimo, è positiva l’idea di portare i territori, Regioni e grandi città, in una Camera in cui possono far sentire la loro voce senza sovrapposizioni né veti.

Lei è presidente della Toscana. Qual è il senso della nuova architettura per le Regioni?

La proposta del monocameralismo è antica e la sinistra si è battuta per decenni a suo favore. Ma le prime ad averne bisogno oggi sono le Regioni che hanno raggiunto un tale stato di crisi, incertezza e mancanza di credibilità che solo la riforma può garantirne una ripartenza.

L’alternativa era l’abolizione, come molti vorrebbero?

Andrei piano con il cancellare tutto ciò che sta in mezzo tra Roma e i cittadini perché poi governare diventa problematico. Le Regioni si possono ridurre, ma senza lasciarsi prendere la mano.

Non sarà facile mobilitare i cittadini. Lei cosa direbbe per convincerli ad andare a votare?

Con una Camera sola si va più veloci. L’efficienza delle istituzioni è un concetto facile da capire. E costerà meno: portiamo nel cuore dello Stato le istanze dei territori a costo zero, con la presenza di governatori e sindaci.

La campagna referendaria sarà una battaglia politica o di merito?

La mia opinione è che serva un partito pronto ad agire e organizzarsi. E fa bene Renzi a partire subito. Ricordiamoci che la legislatura si è aperta con la rielezione di Napolitano prendendo un impegno solenne sulle riforme. L’unità e la convinzione di tutto il Pd sarà importante nei prossimi mesi.

Quindi, sarà un confronto politico.

Sì, tra chi vuole lo sfascio e chi cambiare il Paese. Anche se non bisogna personalizzare troppo. Capisco la voglia di Renzi di metterci la faccia, ma bisogna spiegare che la riforma sarà utile anche a chi oggi la usa contro il governo come fanno Salvini e Berlusconi. Le loro sono posizioni strumentali, noi non cadiamo nel tranello.

Cuperlo ha detto: niente plebiscito. Ma non è inevitabile che lo diventi?

Alla fine, è probabile che lo diventi. Ma nella campagna mi terrei al merito della riforma, che è forte. In questo modo sarà possibile conquistare anche chi su altri temi ha posizioni diverse dalle nostre. Gli italiani non si faranno abbindolare da posizioni nichiliste e distruttive. Più stiamo ai fatti, più riusciremo a mobilitare. Le esigenze di risparmio, efficienza e sobrietà sono evidenti anche alla metà del Paese che non la pensa come noi.

Cosa non le piace del ddl Boschi?

Premetto intanto che non sono d’accordo con chi chiama in causa l’Italicum. La legge elettorale è un’altra storia. Rispetto alla riforma costituzionale, più che altro vedo qualcosa su cui dobbiamo lavorare. L’articolo 116 della Costituzione prevede l’autonomia speciale regionale che andrà valorizzata.

Una delle accuse mosse finora alle Regioni è proprio di lasciare lettera morta i poteri che la Carta attribuisce loro. Condivide?

Stavolta l’autonomia non deve restare sulla carta. Su temi come lavoro, formazione e sanità la Toscana sta ottenendo buoni risultati e useremo i nuovi poteri nel quadro del sistema costituzionale. Poi c’è un altro punto, ma riguarda il futuro.

Quale?

Ridurre le Regioni da 20 a 10. Alla base c’è la stessa esigenza di razionalizzazione del sistema, di guardare all’Europa e a un mondo ormai internazionalizzato. Per competere in quel contesto servono players di dimensioni adeguate.

Ormai, nel caso, se ne parlerà nel 2018…

Bisogna però cominciare a parlarne. Questo processo va affrontato, prima lo si fa meglio è.

Vedi anche

Altri articoli