Rosato: “Sulle firme altri hanno fallito, facciamo i Comitati per il Sì”

Referendum
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Intervista al capogruppo Pd alla Camera: “Novembre mi sembrerebbe una scelta coerente, dopo l’approvazione della Stabilità in un ramo del Parlamento, per non sovrapporre delle cose così importanti e dar tempo per una capillare informazione”

“Ora comincia la vera sfida, perché abbiamo realizzato quello che da trent’anni nessuna forza politica era riuscita a fare, neppure chi oggi critica la riforma”. Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera, invita militanti e cittadini a creare comitati per il Sì.

Il via libera dalla Cassazione era scontato, ora viene la fase più difficile?

Siamo molto soddisfatti, perché l’esito del giudizio della Corte Suprema sancisce soprattutto il grande lavoro che è stato svolto dai nostri iscritti e militanti per la raccolta delle firme. Altri hanno cominciato prima di noi e non ci sono riusciti, nonostante il vasto spettro di partiti che sostengono il No.

Si sono fermati a 380mila firme.

Sono numeri che hanno dichiarato loro. Il Partito democratico crede a queste riforme, e lo ha dimostrato con la raccolta delle 580mila firme. È una battaglia seria per il miglioramento del Paese e che coinvolge i cittadini, non è di un ceto politico. Il Parlamento ha fatto la sua parte ma la voce ora passa agli italiani, e dobbiamo andare avanti con i comitati del Sì. I circoli, i militanti, chi vuole può crearne uno, noi li aiuteremo, siamo qui.

Le opposizioni sono compatte sul No, più per costringere Renzi a lasciare, come ha detto lui stesso, che nel merito.

Il fronte del No, che va da Brunetta a Scotto, da Di Maio a Salvini, si era già creato molto prima che Renzi dicesse che avrebbe lasciato in caso disconfitta, per dire quantoconti per lui questo referendum. Ora la personalizzazione del voto spetta a tutti noi, a chi crede al cambiamento epocale delle nostre istituzioni. I sostenitori del No non hanno saputo fare di meglio, quelli che da trent’anni ci spiegano come fare le riforme senza riuscirci.

Si riferisce al centrodestra?

Sì, da Berlusconi alla Lega, ma anche nella sinistra, non sono mai riusciti a trasformare questo sistema. E poi c’è il Partito del No a prescindere, il Movimento Cinque Stelle, anche quando si votano proposte che sono nelle corde dei loro elettori. Con questa riforma ci sono menopolitici e più politica,delle istituzioni più sobrie e più efficienti, meno costi della politica regionale… Ecco, i 5 Stelle adesso mi spieghino come fanno a dire di no a tutto questo.

C’è il nodo della sinistra dem. Gotor, Stumpo parlano di appello a una “unità fittizia” da parte sua e di Zanda e se non sarà modificato l’Italicum non sono disposti a votare Sì alla riforma.

Ricordo che la riforma costituzionale è stata votata da tutto il gruppo Pd dopo che era stato approvato l’Italicum, anche con una discussione nel partito, quindi perché adesso devono avere dei ripensamenti sulla nuova Costituzione?

Molti nella minoranza non hanno votato l’Italicum e ora contestano il “combinato disposto” sui poteri troppo concentrati sul partito vincente e sul governo.

Il “combinato disposto” esiste solo nella discussione politica, e in generale è una forzatura legare l’Italicum alla Costituzione. La Carta vigente ha sopportato leggi elettorali molto diverse, proporzionale, Porcellum, Matterellum, perché la Costituzione non deve essere adattata alle leggi elettorali, ma vive in sé.

Quale mediazione è possibile?

Abbiamo già detto che siamo disponibili a migliorare l’Italicum, che io considero comunque una buona legge, ma non in un clima di ricatti, piuttosto con una reale collaborazione da parte di tutti. Bisognerebbe fidarsi, nel Pd abbiamo dimostrato che, pur nelle differenze diopinioni, la nostraparola conta e che siamo un partito plurale, mentre altri risolvono il dissenso con le espulsioni. Ma per cambiare legge elettorale serve anche un migliore clima parlamentare e la collaborazione di un pezzo delle opposizioni.

Speranza dice che il Pd avrebbe la forza per cambiare l’Italicum, se volesse.

Il Pd non ha questa forza, non abbiamo vinto le elezioni. Fu messa la fiducia sull’Italicum perché eravamo in emergenza, non c’era più una legge elettorale dopo la bocciatura del Porcellum. Oggi si potrebbe migliorarla, coinvolgendo le opposizioni, ma deve cambiare il clima per avere il consenso necessario: il collegamento che, anche nelle nostre file, è stato fatto con la Costituzione ha irrigidito altri partiti. Forza Italia ora ha dichiarato di ridiscutere di legge elettorale solo dopo il referendum.

Comunque sarà dopo il giudizio della Consulta sull’Italicum il 4 ottobre?

Mi sembra logico, e ricordo che nella riforma costituzionale abbiamo previsto che le leggi elettorali siano sottoposte al giudizio della Corte Costituzionale.

Sulla data del referendum è battaglia. Sarà a fine novembre?

Il Consiglio dei ministri deve comunque attendere i 10 giorni per gli eventuali ricorsi per decidere, in ogni caso lavorerà per garantire la massima partecipazione dei cittadini. Novembre mi sembrerebbe una scelta coerente, dopo l’approvazione della Stabilità in un ramo del Parlamento, per non sovrapporre delle cose così importanti e dar tempo per una capillare informazione.

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