Rosato: “L’Italicum si può cambiare ma dopo il Referendum”

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Il capogruppo del Pd alla Camera: «Possiamo ragionare su come intervenire sull’Italicum purché non ci siano atteggiamenti ricattatori»

Ettore Rosato è il capogruppo del Pd alla Camera, compito assai complicato in questo momento. Minoranza e maggioranza sono ai ferri corti e lui almeno a Montecitorio dovrebbe cercare di tenere insieme il partito. Ci prova dicendo: “Faremo tutto quello che è necessario per capire se ci sono le condizioni e i numeri per modificare la legge elettorale”. Ma chiarisce: “Prima del referendum è impossibile pensare di votare una nuova legge, non ci sono i tempi”. E si riparte dalla prima casella del gioco dell’oca, perché la minoranza non si fida. Minoranza che non ha gradito, come le opposizioni, l’endorsement dell’ambasciatore Usa per il Sì.

Rosato, prima l’ambasciatore Usa, poi la Merkel hanno fatto un endorsement al Sì, scatenando una bufera. Si è trattato di “intrusioni” inopportune?

Si è trattato di una gentilezza da parte dell’ambasciatore Usa e della cancelleria tedesca nei confronti del nostro Paese. Noi abbiamo preso un impegno preciso nel portare avanti le riforme di cui c’è bisogno ed è normale che i nostri partner ora guardino a quello che succede. Ma saranno gli italiani, come ha ribadito il presidente Sergio Mattarella, a decidere in piena libertà come votare e il loro giudizio sarà sovrano.

Le cancellerie guardano con grande preoccupazione al referendum perché la vittoria del No potrebbe provocare una tempesta politica.

Le cancellerie europee attendono che noi facciamo quello che abbiamo promesso di fare. Sono anni che mettiamo nella prima riga del Pnr (piano nazionale delle riforme, ndr) la riforma della Costituzione e l’Italia è il Paese che ha beneficiato della maggiore flessibilità sulla sua capacità di riformare il sistema Paese. Oggi è evidente che ci si aspetta che questi impegni che ci si è assunti, non soltanto con il governo Renzi, vengano mantenuti.

Pier Luigi Bersani, dopo l’iniziativa di D’Ale – ma per il No, ha detto che se restano così le cose non voterà Sì. Sono due No pesanti. Non influiranno sull’esito del referendum?

Bersani ha votato tre volte Sì in Parlamento per la riforma della Costituzione e la legge elettorale è già stata approvata. Se ha cambiato idea mi dispiace. Proveremo a fare tutto il possibile per ricucire lo strappo.

L’ex segretario ha detto che durante il referendum per il divorzio e l’aborto nel Pci e nella Dc non tutti votarono allo stesso modo ma il giorno dopo c’erano ancora il Pci e la Dc. Sostiene che si stia facendo del catastrofismo.

Sono esempi assolutamente fuori luogo. Qualche settimana fa tutto il gruppo del Pd ha votato sì alla riforma costituzionale, probabilmente gli elettori si aspettano coerenza rispetto a un percorso che è frutto di 30 anni di discussione in cui Bersani ha sempre avuto un ruolo propositivo e positivo nella costruzione delle conclusioni a cui siamo arrivati oggi.

La minoranza Pd, però, si aspettava da parte del segretario Renzi un impegno concreto sulla legge elettorale.

Intanto la legge elettorale non è oggetto del referendum, ci stiamo occupando della riforma costituzionale. Poi, Renzi ha parlato con chiarezza: tutti quelli che volevano hanno recepito come ci sia una vera disponibilità alla modifica della legge elettorale. Ma è chiaro che intervenire vuol dire migliorare l’Italicum e non fare una cosa a caso.

Lei come capogruppo si farà carico di verificare su quali ipotesi di modifica si possono trovare convergenze?

Faremo tutto quello che è necessario per verificare una condivisione di percorso sulla modifica, però dobbiamo avere la consapevolezza che oggi tutti i partiti di opposizione dicono no a discuterne prima del referendum.

Secondo Luciano Violante non si può procedere prima di sapere quale sarà l’assetto costituzionale, la minoranza chiede che si faccia prima. Quando si deve fare, prima o dopo?

Ha ragione Violante. Inoltre è evidente che prima del referendum non c’è spazio per farla, ma questo non vuol dire che non possiamo iniziare a ragionare sul come intervenire, purché non ci siano atteggiamenti ricattatori che non fanno parte della nostra storia e delle nostre regole.

Bersani sostiene che tra lui e Renzi c’è una diversa idea di democrazia. Crede davvero che questo partito supererà indenne la prova delle urne?

Continuo a non credere che Bersani possa pensare una cosa di questo tipo. Non si può stare in uno stesso partito, nel nostro partito, con due idee di democrazia.

In questo clima rovente il rischio è che i contenuti della riforma passino in secondo piano. Quale è la vera posta in gioco con la modifica della seconda parte della Costituzione?

La posta in gioco è la credibilità delle nostre istituzioni, la credibilità del centrosinistra e del nostro partito. Il contenuto delle riforme è coerente con 30 anni dibattito: un sistema costituzionale più efficiente, meno costoso e più rapido nelle decisioni.

Secondo D’Alema è un grande pastrocchio, mentre per il presidente Anpi, Carlo Smuraglia, è una minaccia per la democrazia.

Rassicuro l’Anpi e chi la guida: questa riforma rende il Parlamento più sovrano di prima, rafforza le sue competenze e le istituzioni, dà più poteri ai cittadini e garanzie alle opposizioni. Al presidente D’Alema ricordo che ha contribuito in maniera rilevantissima a scriverla con il suo lavoro passato, anzi direi che nel centrosinistra è uno di quelli che si è battuto di più sul tema delle riforme, a cominciare dalla fine del bicameralismo. Poi l’abbiamo fatta noi, forse anche per una determinazione e una convinzione maggiore di quella usata nel passato.

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