Rodrigues: “Europa a guida tedesca, giuste quelle critiche di Matteo”

Europa
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Parla Maria Joao Rodrigues vicepresidente dei Socialisti e Democratici europei

È “vergognoso” che la redistribuzione dei migranti sia ferma a poche decine di persone, ma per arrivare ad gestire l’immigrazione e dei confini veramente europei bisogna cedere sovranità nazionale. È quanto ha spiegato a l’Unità Maria Joao Rodrigues, l’eurodeputata portoghese vicepresidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo.

Condivide l’affermazione del premier italiano Matteo Renzi secondo cui l’Europa è a guida tedesca?

“Sì, sono d’accordo con Renzi. Penso che l’Unione europea dovrebbe essere guidata con le regole del metodo comunitario e in base al principio della parità tra Stati membri. Non dimentichiamoci che questo è un principio scritto nel Trattato di Lisbona”.

Perché in Europa è così difficile passare dalle parole ai fatti in tema di immigrazione e rifugiati?

“La principale difficoltà deriva dal fatto che alcuni Stati membri sono troppo attaccati alla sovranità nazionale e non capiscono che è necessario avere dei veri confini europei. È una vergogna che fino ad oggi la redistribuzione dei richiedenti asilo sia stata così bassa. Penso che questo sia dovuto anche al fatto che in alcuni confini le procedure di registrazione non siano sufficientemente efficaci e per questo non si può rispondere alle offerte di accoglienza degli Stati membri. Il Portogallo è pronto a ricevere molti più rifugiati, fino a 4000, ma le persone stanno iniziando ad arrivare solo ora. Un’altra ragione è che i rifugiati preferiscono andare in Germania, Svezia o Gran Bretagna perché lì ci sono migliori condizioni i vita e migliori possibilità di lavoro”.

La ripresa europea non decolla. Cosa va cambiato nella governance economica dell’Ue?

“Quello che sta succedendo nell’eurozona è un’altra area dove vediamo chiaramente che abbiamo raggiunto un punto in cui solo delle soluzioni europee possono funzionare. Questo è stato compreso per il settore finanziario ed è la ragione per cui abbiamo iniziato a costruire l’unione bancaria, che ora deve essere completata. Ma la stessa cosa va fatta anche per l’economia, per i suoi aspetti sociali e per i bilanci. Dobbiamo aggiungere ai nostri bilanci nazionali un bilancio dell’eurozona da utilizzare per affrontare i problemi comuni. Ad esempio quando si tratta di finanziare le reti energetiche transnazionali. Con i bilanci nazionali certe cose non si possono fare, anche a causa della disciplina di bilancio”.

La Commissione aveva promesso di voltare pagina rispetto all’austerità. Sta avvenendo?

“Stiamo iniziando a cambiare la ricetta politica dando la massima priorità agli investimenti. La politica economica europea dovrebbe garantire agli Stati membri dei margini di manovra per poter investire. Quando parliamo di riforme bisogna distinguere da quelle che prevedono semplici tagli di bilancio da quelle che rafforzano la capacità di crescita. Ad esempio le riforme della ricerca, dell’innovazione, dell’educazione. Nell’analisi sulla crescita, presentata recentemente dalla Commissione, possiamo già vedere che c’è stato un cambiamento nella giusta direzione. Ma resta da vedere se questo nuovo orientamento verrà adottato al Parlamento europeo e al Consiglio. Lo vedremo nelle prossime settimane e secondo me ci sarà una battaglia politica su questo”.

In Portogallo la sinistra governa insieme e anche in Francia si tornano a fare accordi tra forze di sinistra. È una formula che si può esportare in Europa?

“In Portogallo abbiamo un governo di socialisti con l’appoggio di una maggioranza più grande in Parlamento, che include altri due partiti di sinistra. Per il Portogallo è un’esperienza nuova. La verità è che la maggioranza dei portoghesi voleva veramente voltare pagina dopo i governi molto conservatori del passato che hanno imposto dei duri programmi di austerità. Sarebbe importante estendere anche ad altri Paesi questa esperienza ma il paesaggio politico europeo è molto variegato. C’è una polarizzazione nell’elettorato e il centro si sta allargando. Anche in Francia le elezioni hanno mostrato questa polarizzazione tra destra e sinistra. Al Parlamento europeo noi Socialisti e Democratici facciamo molti accordi con le sinistre, ma se i Verdi sono europeisti, la sinistra del Gue è ancora troppo attaccata alla sovranità nazionale”.

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