Roberto Vecchioni e Daria Colombo: “Uniti sulla Milano di Sala solidale e giusta. Sul referendum discutiamo”

Dal giornale
Un momento della presentazione in anteprima per l'Ansa del recital di Daria Colombo e Roberto Vecchioni 'La forza delle donne', Sala della Regina, Montecitorio, Roma, 7 marzo 2016. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Il cantautore e la scrittrice dialogano sulle sfide della politica: d’accordo sui primati di una città «che sa guardare avanti. La sinistra riparta da qui»

Roberto Vecchioni e Daria Colombo raccontano la Milano di oggi, le sfide della sinistra e della politica. Una coppia, quella del cantautore di «Luci a San Siro» e della scrittrice (ora delegata alle Pari Opportunità del Comune), che da sempre condivide l’impegno civile e di recente anche quello professionale (con lo spettacolo «La forza delle donne»). Concorde sui primati di una città che sa «guardare avanti», meno sul referendum costituzionale.

Cosa rappresenta Milano per voi?

Vecchioni«Per me quella con Milano è una storia antica, ci sono arrivato da bambino. È sempre stata una città antesignana sul fronte della cultura, e di un certo tipo di democrazia. Qui trovavi la sinistra colta, raffinata e quella popolare, che il partito comunista faticava a tenere insieme. Ed è sempre stata pronta ad accogliere tutti, non come a Torino. Oggi il suo tessuto sociale è molto più vario, ma le varie culture non si mischiano come invece succedeva allora. L’amalgama tra le sue componenti è il vero obiettivo, stranieri compresi, e sono sicuro che Milano sarà la prima città a raggiungerlo ».

Colombo:«Per me che venivo dalla provincia per studiare, Milano è stata anzitutto la libertà. Poi sono tornata negli anni ‘80, e nel bene e nel male tutto è cominciato qui: il berlusconismo, ma anche i Girotondi (di cui è tra i fondatori, ndr), e poi la prima rivolta della città che ha portato alla vittoria di Giuliano Pisapia, che insieme abbiamo sostenuto anche prima delle primarie. È stato anche il momento in cui Roberto ha stravinto a Sanremo: quella sua “maledetta notte dovrà pur finire”aveva un senso politico preciso, la gente lo ha capito».

Quella stagione però si è chiusa, Milano è l’unica città che ha provato a portare avanti un governo di centrosinistra mentre altrove le coalizioni si sono spaccate: l’unità a sinistra è una chimera?

Vecchioni: «Rispondo con una massima: la destra da sempre ha le stesse finalità e gli stessi metodi per raggiungerla, la sinistra è storicamente portata a ridiscutersi e quindi a frammentarsi. Chi ha un senso democratico preferisce certo questo ridiscutersi, anche se non si raggiunge in breve tempo l’unità».

Colombo:«È sempre più difficile trovarla, e anche capire cosa è la sinistra. Qui ad esempio ci sono state le primarie, e un certo slancio. Dopo la rinuncia di Balzani, ho accettato di guidare la lista arancione, ma mi sono accorta che non era quello che credevo – una lista unitaria che raccogliesse pezzi di Pd,Sel, civici,Verdi, associazioni. A condurre il gioco erano i vendoliani rimasti nella coalizione. Credo che questa distonia tra le premesse e la seconda fase della campagna, l’abbiano percepita anche gli elettori, che infatti ci hanno penalizzato. Ce l’abbiamo fatta comunque, Sala ha vinto anche se di misura. Non lo conoscevo prima, ma mi ha colpita favorevolmente: è il paradigma del milanese di poche chiacchiere e molti fatti, si è innamorato della politica e della sua città e vuole che finisca la sua corsa a doppia velocità».

Vecchioni: «Vorrei aggiungere che Milano è una delle pochissime città che vive intensamente, l’unica forse oggi insieme a Napoli. Proprio da qui può venire una sinistra o un centrosinistra che vince e governa, qui ci sono ottime persone di sinistra. E c’è una ragione: perché Milano da sempre arriva prima, si getta su tutto, guarda avanti e non ha paura, mentre in altre città c’è gente a cui tremano le gambe…».

Ogni riferimento a Roma è puramente casuale?

Vecchioni : «Di Roma non parlo, se no non finisco più. Dirò invece che i sindaci di Milano sanno combattere le critiche, e comunque la città si è costruita una credibilità per questa sua voglia di guardare avanti. Per tanti versi è molto sopra la media italiana, ma purtroppo vedo che nel resto del Paese la si conosce poco, o per stereotipi».

Colombo:«Negli ultimi anni sono cresciuti turismo e investimenti sul welfare, siamo la prima città per start up giovanili in Europa,il tasso di occupazione femminile è a livelli Ue».

Come dovrebbe esercitare Milano questo ruolo di leadership?

Vecchioni: «Certo non in senso egoistico, come lo intende la Lega».

Colombo:«Penso al fatto che questa sia anche una città generosissima, ricca di associazioni e volontariato. È un fronte su cui può fare da apripista. Anche con un progetto di cui ho parlato alla vicesindaco Scavuzzo ovvero l’introduzione di un’ora di relazioni fin dalla scuola dell’infanzia, per educare al rispetto reciproco. Ma Milano è all’avanguardia anche sui diritti civili: in questo senso per me è la capitale morale del Paese».

Visti i numeri, è in prima linea anche nella difficile accoglienza dei profughi…  

Vecchioni: «Qui, ma anche a Bergamo e Brescia vedo una grande capacità di “sopportare”le altre culture. Forse perché Milano è una città più gratificata di altre, meno in sofferenza…».

Colombo:« C’è però una sofferenza economica e non è vero che non sfiora Milano, anche nelle nostre periferie ci sono guerre tra poveri. Ma sono propensa a credere che la città vincerà la sfida dell’integrazione, ha gli anticorpi necessari».

E l’Italia?

Vecchioni : «Ho i miei dubbi».

Colombo:«Sono più ottimista, del resto non vedo alternative: dobbiamo imparare a convivere con altri popoli. Certo l’Europa è assente, mentre è chiaro che Lampedusa non è un problema solo italiano. Non amo Renzi per molti aspetti ma devo dire che ha ragione ad alzare la voce in Europa» .

Tornando alla politica e alla sinistra: oggi a dividere è il referendum costituzionale. Un dibattito che state seguendo?

Vecchioni: «Non ho una passione sperticata per il tema. Ma da poetastro quale sono una cosa la dico: se si parla di Costituzione, al referendum dovrebbero andare a votare tutti. Magari vai e torni indietro, ma non rimani al mare. Quanto a me, voterò Sì. Non mi pare che questa riforma anche se scritta dicono male possa produrre danni gravissimi. Mentre quella del “No”mi sembra una campagna contro Renzi, contro una persona. Vedo insomma una battaglia di parte, e non un vero confronto. E questo non mi piace».

Colombo:«Non sono d’accordo, ci sono motivi molto validi pervotare No. Io non ho ancora deciso, come Pisapia, vediamo se Renzi ci viene incontro modificando l’Italicum. Comunque se votassi No non lo farei contro Renzi».

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