Riotta: “Questa strage rischia di favorire la corsa di Donald”

Terrorismo
(ANSA/AP Photo/Phelan M. Ebenhack)

Profondo conoscitore Usa: “Facile ora prendersela con l’Fbi, ma poi se i controlli si fanno più rigidi, partono le denunce per violazione privacy”

“I lettori de l’Unità si ricordano i tempi del terrorismo italiano e le sue ricadute sul quadro politico e sugli orientamenti, anche elettorali, dell’opinione pubblica. Purtroppo, la strage di Orlando rischia di favorire Donald Trump”. A rilevarlo è uno dei più attenti osservatori del “pianeta” Usa: Gianni Riotta. “L’America – annota Riotta – si scopre ancora una volta vulnerabile rispetto all’azione di un “lupo solitario”, come lo è stata a Boston e a San Bernardino. Ora è facile prendersela con l’Fbi, ma gli stessi che oggi reclamano più controlli sia in rete che sul territorio, magari sono poi quelli che, se i controlli si fanno più rigidi, denunciano la violazione della privacy e dei diritti della persona. È il tema, insoluto, del rapporto tra libertà e sicurezza”.

Come si riscopre l’America il giorno dopo il massacro al locale gay di Orlando?

Alla maratona di Boston, gli americani hanno scoperto che i terroristi erano due fratelli, della porta accanto: bravi ragazzi del college, palestra e poi hanno messo la bomba. A San Bernardino, in California, scoprono che un impiegato comunale, amico di tutti, va a sparare in un centro per disabili come fosse un jihadista in Siria. A Orlando, in Florida, un cittadino americano nato a New York, attacca in nome dell’Isis e però non assalta una base militare ma prende di mira una discoteca gay, a riprova che l’integralista non odia solo la nostra politica ma soprattutto il nostro modo di vivere: la tolleranza, l’integrazione, le libertà nella sfera della sessualità, la democrazia.

Ma il killer di Orlando ha fatto riferimento all’Islam, e quelli dell’Isis o comunque della galassia del terrorismo jihadista nella rete lo hanno esaltato come un “combattente di Allah”. E contro l’Islam si è scagliato il probabile candidato Repubblicano alla Casa Bianca, Trump.

Trump ha dichiarato guerra all’Islam prima di Orlando. Indubbiamente questo attentato gli giova. I lettori de l’Unità si ricordano il terrorismo italiano: il terrorismo, qualunque ne sia la matrice ideologica che l’ispira, ha comunque conseguenze politiche gravi. È ovvio che fuori da Facebook e da Twitter ci siano elettori americani che diranno: ma allora ha ragione Trump…Noi sappiamo che non ha ragione, che la stragrandissima maggioranza del miliardo e seicento milioni di musulmani al mondo non c’entra niente con il terrorismo, ma è evidente, purtroppo, che atti come quello consumatosi a Orlando, le farneticazioni del killer e gli osanna che gli arrivano dai siti legati al radicalismo islamico, tutto questo porta acqua al mulino elettorale di Trump.

La strage di Orlando ripropone drammaticamente il tema della vendita delle armi negli Usa.

Assolutamente sì. Il mitra R15 con cui Omar Mateen ha compiuto la carneficina, è diventata l’arma di tutte le stragi di massa, perché è economico, efficiente e si compra con facilità. Non è un’arma da caccia, né da difesa personale, come può esserlo una pistola: è un’arma da guerra, progettata per far strage. C’è un problema di fondo: il porto d’armi. Hillary Clinton lo ripropone, Obama lo ha proposto senza fortuna. Quello delle armi, della loro vendita e possesso, è un tema trasversale agli schieramenti politici. Basti ricordare che Bernie Sanders ha una posizione molto favorevole alla vendita delle armi, al punto che la prima volta che è stato eletto, la famosa, famigerata, Nra (la National Rifle Association, , la potente lobby che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco degli Usa, ndr) lo ha appoggiato apertamente contro il suo avversario, Repubblicano, che era favorevole al porto d’armi. Ora ovviamente Sanders dice che il Vermont, lo Stato di cui è senatore, è un territorio di montagna, la gente va a caccia, molti vivono isolati e hanno bisogno di difendersi, però anche a sinistra in America c’è ancora, e forte, una cultura favorevole alle armi.

Dopo la strage di Orlando, come si sente l’America rispetto al pericolo dei “lupi solitari”?

Si sente estremamente vulnerabile. Perché la tattica del “lupo solitario” è una tattica assolutamente imprevedibile. Imprevedibile per gli obiettivi che può scegliere, per il momento, per la città in cui decide di entrare in azione: una metropoli come un piccolo centro. Oggi tutti dicono che l’Fbi poteva fare più controlli. Solo che quando la Nsa (la National security agency, ndr) fa troppi controlli, moltiplicando i posti di blocco o le telecamere a circuito chiuso, o intervenendo nella rete, o a violare lo smartphone di un terrorista, vero o presunto, ecco levarsi critiche sulle libertà individuali messe in pericolo, sulla privacy violata…È il tema del rapporto tra libertà individuali e sicurezza collettiva. Un tema che resta insolubile.

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