Legge sui partiti, Richetti: “Trasparenza e partecipazione, il cuore delle nuove regole”

Parlamento
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Il parlamentare dem, relatore della legge che dopo circa 70 anni cerca di dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione: “I Cinquestelle contrari perché non sarà più possibile cacciare qualcuno con un clic”

Due parole chiave: “Trasparenza e partecipazione degli iscritti”. Poi certo “non può essere solo questa la strada per dare nuova fiducia al sistema dei partiti. Ma di sicuro questa legge ne è la premessa imprescindibile”.

Perché, onorevole Richetti?

Perché i partiti sono considerati oggi case buie, con le finestre sporche, nel migliore dei casi opache, dove non si vede bene dentro. L’obiettivo di questa legge è proprio quello di ridare chiarezza. Fare dei partiti delle case di vetro. Non esiste altro modo per ripartire. E riprovarci.

Matteo Richetti è il relatore della legge che dopo circa settant’anni cerca di dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, quello che con sintesi e precisione stabilisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Era il 1946. Poi sappiamo cosa è successo.

Quali sono i punti qualificanti?

La trasparenza vera, finalmente, sui finanziamenti ai partiti, e sulle regole interne. L’obbligo di dichiarare al ministro dell’Interno chi ha la titolarità del contrassegno, chi è il legale rappresentante, quali funzioni e quali organismi, il metodo di selezione delle candidature. L’onere della trasparenza è esteso anche a quelle formazioni che non sono veri e propri partiti ma che si presentano alle elezioni e vengono eletti dimostrando quindi una continuità rispetto al voto.

I Cinquestelle, che pure fanno della trasparenza uno dei loro pilastri, la accusano di voler ridurre tutte le formazioni politiche alla forma partito. Perché?

Non è vero che si obbliga tutti a funzionare come se fossero un partito. La legge non impone mai un modello – devi fare le primarie, chi devi espellere e perché – però pone l’obbligo di comunicare come assumi le decisioni e come selezioni le candidature.

I 5 Stelle hanno chiesto ma non ottenuto di rimuovere dal testo della legge la frase “metodo democratico”. Come spiega questo paradosso?

La vera preoccupazione dei 5 Stelle è poter continuare a liquidare persone, espellerle o candidarle con clic anonimi. Sanno perfettamente che quando questa testo sarà legge, qualunque giudice potrà usarlo per ripristinare il diritto di ciascuno candidato o eletto a sapere perché è stato estromesso da una carica o da una competizione.

Un’altra parola chiave di questa legge?

La partecipazione degli iscritti. Ogni giorno ci sono polemiche sul tesseramento gonfiato, sull’identità degli iscritti e altre opacità. Il testo stabilisce invece che il diritto alla trasparenza è più forte del diritto alla privacy e impone ad esempio l’anagrafe degli iscritti poichè ciascuno ha diritto di sapere a quale comunità partecipa.

Può bastare per ridare fiducia al sistema dei partiti?

La credibilità dei partiti è così in basso che non può essere un sistema di norme che cambia le cose. Questo è un tentativo di riordinare un campo puntando tutto sulla trasparenza. È la premessa. Poi serve la capacità di risposta.

Non è previsto nulla sulle Fondazioni che sempre di più negli anni sono diventate le casseforti dei partiti. Perché?

Sono incluse negli obblighi quelle in tutto o in parte partecipate dai partiti. Sulle altre abbiamo un problema serio di definizione giuridica univoca. Le Fondazioni svolgono attività autonoma rispetto ai partiti e ai loro iscritti. Come facciamo a vincolarle?.

Assente anche il tentativo di dare regole certe alle primarie. Un’occasione sprecata?

Delle primarie si sta occupando il Senato dove sono all’esame vari testi. L’avessi fatto in questa legge sarebbe stato inteso come un modo per il Pd di risolvere un suo problema visto che siamo gli unici a farle. Personalmente credo che le primarie prima debbano diventare un obbligo per tutti i partiti. Solo dopo, le possiamo regolamentare.

È stato deciso anche di non rendere obbligatorio lo Statuto. Perché?

Sarebbe stato anticostituzionale. La Carta infatti prevede che tutti i cittadini possano associarsi liberamente e concorrere alla vita politica nazionale.

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