Richetti: “Sulle regole dobbiamo giocare in attacco per salvare l’Europa”

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Il deputato Dem: “Non serve aumentare le accise, si allarghi lo split payment alle aziende di Stato”

«Come sta andando? Bene, fin qui c’è stata una sintonia proficua, è un Renzi che, rispetto alla prima versione di sé, è consapevole di due cose: serve una squadra forte; le riforme si fanno dal basso verso l’alto e non viceversa». Matteo Richetti, amico di Renzi, attuale portavoce della mozione congressuale dell’ex segretario, è uno di quelli che quando non la pensa allo stesso modo glielo dice senza troppi giri di parole. Sarà anche per questo che lo ha scelto? «Non lo so, Renzi sa che sono una persona leale anche quando non la pensiamo diversamente».

In piena campagna congressuale il Pd al governo deve varare la manovrina annunciata da Padoan. Temete il contraccolpo?

«Affatto. Sono convinto che si può affrontare questo passaggio con risolutezza da parte del governo».

Come? Renzi chiede che non si alzino le tasse e non si intervenga sulle accise.

«Ci sono altre strade per raggiungere l’obiettivo dello 0,2% che chiede Bruxelles, penso alle misure di contrasto all’evasione fiscale messe in campo dal governo Renzi, come lo split payment, che hanno dato risultati importanti. Si tratta di interventi che hanno un potenziale di allargamento notevole, come alle aziende dello Stato. Inoltre credo che ci saranno sorprese positive dal provvedimento di rottamazione delle cartelle di Equitalia. Questo per dire che non penso sia necessario ricorrere all’aumento delle accise e dei tributi anche perché non dobbiamo dimenticarci delle risorse che abbiamo destinato a terremoto e gestione dell’immigrazione ».

Il vero spettro è la manovra d’autunno. Il Pd darà battaglia, pur essendo al governo?

«Gentiloni ha detto una cosa molto chiara: si devono riaprire le trattative con Bruxelles. È giunto il momento di giocare in attacco se vogliamo salvare l’Europa. Giocare in attacco significa ridiscutere le regole del 3% del rapporto deficit/pil, soprattutto quella parte utilizzata per fare investimenti. Ci sono dei settori dell’economia che sono ripartiti per la forte vocazione per l’export, mentre continuano a soffrire quelli legati all’economia interna, come chi lavora nelle infrastrutture».

Ma questa è una battaglia che in Europa non si vince da soli e i falchi che difendono la linea dell’austerità non sono pochi.

«Ci sono elezioni importanti in Paesi importanti. In Francia, per citarne uno, ci giochiamo buona parte dello spirito europeista e per fortuna i sondaggi su Macron sono confortanti. L’Italia, poi, è vero che cresce lentamente, ma gli altri Paesi non è che volino. Il tema degli investimenti riguarda tutti e non è un caso che nella mozione Renzi sia prevista l’elezione diretta di chi in Europa riveste ruoli istituzionali. La politica si rilancia tornando alla sorgente della sua forza: il popolo. È il popolo che dà il mandato di governo. E solo in questo modo si sconfigge il populismo e l’approccio tecnocratico dell’Europa».

Altro tema sul tavolo sono le elezioni anticipate: se vince il congresso Renzi a settembre si vota come raccontano i retroscena?

«Intanto, al netto dei retroscena, è il presidente della Repubblica che ha la prerogativa di sciogliere le Camere, poi non mi sembra si possa mettere in dubbio il sostegno di Renzi e del Pd al governo. Infine, aggiungo che io non vorrei andare in fretta al voto, ma vorrei mettere mano a provvedimenti urgenti, il primo dei quali riguarda come regolare i lavori occasionali. Ho il terrore del lavoro nero, per questo dobbiamo intervenire subito dopo l’abolizione dei voucher».

Come?

«Per esempio pensando a forme di prestazione di lavoro occasionale determinate per tempo e importo economico con attivazione digitale, dunque tracciabili in ogni passaggio. Ma ogni misura va decisa attraverso la concertazione. Altra intervento urgente: una defiscalizzazione drastica per i primi tre anni per chi assume giovani».

Lei dice che il sostegno al governo non è discussione, ma le stoccate ad alcuni ministri ci sono eccome.

«Il problema non sono le stoccate, mi stupirebbe un partito che facesse sostegno acritico al governo. Nessuno si aspetti un Pd silente di fronte alle questioni sociali. Un governo si sostiene anche e soprattutto dando stimoli ad andare avanti nel percorso di riforme ».

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