Referendum sulle trivelle: le ragioni del Sì

Ambiente
Un momento del flash mob di Greenpeace contro le trivelle, al Pantheon, Roma, 18 Marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Verso il 17 Aprile. Intervista ad Enzo Di Salvatore, costituzionalista e promotore del referendum sulle trivelle

Il prossimo 17 aprile in tutta Italia si voterà per il referendum sulle trivelle, se ne parla ancora poco, cerchiamo di conoscere meglio le ragioni del Sì e del No.

Per orientarci meglio abbiamo intervistato Enzo Di Salvatore, costituzionalista e promotore del referendum.

Gli italiani sono abbastanza informati su cosa si andrà a votare il 17 aprile?

Mi sembra ci sia una grande confusione su entrambi i fronti. Ma di certo sbaglia chi dice che è un referendum inutile perché se così fosse la Corte costituzionale non lo avrebbe accettato.

Che cosa ne pensa di quelli che invitano a non andare a votare?

Sono contrario perché penso sia un modo per delegittimare uno strumento importante come il referendum. E’ importante andare a votare in ogni caso, altrimenti si alimenta l’antipolitica.

Perché dicono che questo referendum è inutile?

C’è una grande confusione su un punto per noi fondamentale. I promotori del No sostengono che i permessi e le concessioni già rilasciati per attività entro le 12 miglia marine potrebbero beneficiare ancora delle vecchie proroghe, come previsto dalla legge n. 9 del 1991. Se così fosse è chiaro che il risultato ottenuto con il referendum sarebbe minimo. Ma non è così, nella maniera più assoluta.  Se vincerà il No, o se non si raggiungerà il quorum, i permessi già rilasciati e le concessioni già accordate non avranno scadenza. Si potrà estrarre fino a quando lo si vorrà o fino a quando il giacimento lo consentirà. Al contrario, se vincerà il Sì i permessi già rilasciati e le concessioni già accordate scadranno secondo il termine stabilito, e cioè secondo la data che portano. Faccio un esempio per far capire meglio: se una concessione è stata rilasciata nel 1997 (per 30 anni), essa scadrà nel 2027 e non sarà possibile ottenere alcuna proroga ulteriore. Se invece una concessione si trova già in stato di proroga, al termine della proroga scadrà anche la concessione. Ad una scadenza progressiva quindi ci sarà una cessazione progressiva.

Ma questo comporterà una perdita di posti di lavoro?

Assolutamente no. Il rischio di perdere il posto di lavoro il 18 aprile non esiste, semmai questo avverrà in modo progressivo proprio per quello che ho detto precedentemente. Aggiungo anzi che se dovesse vincere il Sì i posti di lavoro sarebbero tutelati perché dal giorno dopo si potrebbe intervenire con il Governo per trovare una tempestiva ricollocazione. Non è un fattore da sottovalutare, perché se vince il No e la norma concede che le concessioni rimangano sine die, non è da escludere che si possa incorrere in una procedura d’infrazione contro il nostro Paese per violazione della libera concorrenza. A quel punto chi tutelerà i lavoratori, che si troveranno davvero senza lavoro da un giorno all’altro? Non c’è da preoccuparsi quindi. Ciò che mi preoccupa di più è la perdita di posti di lavoro nell’indotto delle energie rinnovabili, solo nel settore dell’eolico sono stati 4mila i posti persi.

Ma le piattaforme sono un danno per l’ambiente?

Certo, non siamo solo noi a dirlo. Lo stesso Governo nella legge di stabilità ha vietato di costruire nuove piattaforme per “gravi danni ambientali”. Una legge per il futuro quindi c’è già, perché non deve essere applicata anche nel presente? C’è un grosso problema di coerenza.

Con la norma attuale però non si potrà più perforare?

Non è vero. Attualmente, la legge non consente che entro le 12 miglia marine siano rilasciate nuove concessioni, ma non impedisce, invece, che a partire dalle concessioni già rilasciate siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi. Caso emblematico, la piattaforma Vega nel canale di Sicilia della Edison che ha chiesto di poter aprire 12 nuovi pozzi, per cui aveva già chiesto autorizzazione. Se vince il No potrà farlo e diventerà la piattaforma off-shore più grande del Mediterraneo. Nuove trivellazioni, quindi, ci saranno eccome.

A chi vi dice che sarà possibile rimandare il tema delle energie al referendum costituzionale di ottobre, cosa risponde?

Non vedo il nesso fra i due referendum. Attualmente il tema delle energie è una materia concorrente tra Stato e Regioni, con la riforma del Titolo V si toglierà alla Regione il diritto di dare anche solo un parere su questi temi. Ci sarà ben poco da discutere, quindi.

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