“Quell’intervista non l’ho mai fatta, io rispetto tutte le posizioni”. Parla Monica Cirinnà

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“Non chiamatela legge Cirinnà, è la legge di tutto il Pd”

Il classico cortocircuito fra giornalisti e politici, frasi forti virgolettate ma smentite, arrabbiature, polemiche, il tutto nel vivo di una vicenda già di per sé tormentata come quella del ddl Cirinnà. Ed è proprio lei, Monica Cirinnà, la battagliera autrice della legge sulle unioni civili finita in mezzo al guado, che finisce sul Corriere della Sera con frasi virgolettate durissime verso colleghi del Pd. E’ abbastanza furibonda.

Le ha dette quelle frasi sui renziani o no, senatrice?
No, assolutamente. Chi mi conosce sa che io non faccio politica così, non sto nelle stanze dei bottoni, non so nulla di trame, incarichi, nomine, sono una umile, una formica che fa il suo lavoro. Ieri il salone del Senato era una polveriera, c’erano capannelli ovunque, giornalisti che orecchiavano qualunque cosa… Io mi sono realmente fermata a parlare con i rappresentanti della associazioni Lgbt con cui lavoro da anni, e lì qualcuno ha anche parlato dei mal di pancia nel Pd e io ho risposto di non saperne nulla. Evidentemente o l’origliatore era in mala fede o non ha sentito bene.

Ma sul Corriere ci sono sue frasi virgolettate, “sto pagando le ripicche di certi colleghi renziani che volevano un premietto”…
Mai concesso un’intervista a quel giornalista del Corriere della Sera. Virgolettare frasi non dette è veramente grave anche dal punto di vista deontologico. Io ho fatto una sola intervista a Repubblica, a casa mia, fuori dai capannelli del Senato…Quello che avevo da dire l’ho detto a Repubblica, non al Corriere. Quello pubblicato dal Corriere non è nemmeno un retroscena, per quanto forzato, è un’intervista che non c’è stata. E’ un comportamento intollerabile.

Scusi se insisto ma sul Corriere lei parla anche di Rosa Maria Di Giorgi, una sua collega di partito. Ci sono questi dissapori o no?
Ma io con Rosa ho un buonissimo rapporto, anche se la pensiamo diversamente sul testo della legge. Ma non scherziamo. Io ho rispetto per tutte le posizioni. Voglio ricordare che la prima riga della legge sulle unioni civili l’hanno inserita con un emendamento accolto il senatore Lepri e la senatrice Fattorini, tanto per dire quanto consideri fondamentale il loro contributo. Di Giorgi, Pagliari, Chiti, Della Zuanna e tutti gli altri meritano il massimo di rispetto perché stanno facendo una battaglia nel merito della legge, non solo del tutto legittima, ma limpida e avviso aperto, e questo è ammirevole.  Sa qual è la verità?

Dica.
E’ che in questa situazione se ne sentono di tutti i colori, ed è comodo attribuire qualche spiffero a una persona esposta e fuori dai giochi come me.

Quali giochi, scusi?
I nervosismi, i battibecchi di partito, sono cose normali ma a me interessano pochissimo. Mi sono sempre comportata in modo corretto e soprattutto trasparente, nell’interesse comune del Pd. Solo uniti si fa bene.

Insomma, senatrice Cirinnà, per lei sono giorni non solo complicati ma anche pieni di trappole e delusioni. E’ giunta fino a dire che la sua carriera politica finisce qui perché si è fidata del Cinquestelle. Non ha esagerato?
Ma io sono fatta così. Per me c’è anche un aspetto umano nella lotta politica. Lo ripeto: io per due anni in commissione giustizia con i Cinquestelle ho avuto un rapporto limpido e leale, lo chieda a Buccarella, a Giarrusso, con loro abbiamo votato insieme il testo della legge in commissione. Con Airola ho fatto tantissime assemblee pubbliche. Non mi aspettavo, nessuno si aspettava, che Airola si pronunciasse contro il famoso canguro, penso sia stato costretto . Non potevo saperlo. Mi sono sbagliata. Ho detto che sono pronta a pagare per questo errore.

Fino al punto di lasciare la politica?
Guardi, mettiamola così: per me “potere” è l’infinito di un verbo, non è un sostantivo maschile. A me del potere non interessa nulla, a me piace invece l’idea di potere fare qualcosa di utile. E comunque siamo davanti a un problema politico che non va personalizzato. Anzi, prego tutti di non chiamarla legge Cirinnà, ma legge sulle Unioni civili.  Non l’ho scritta certo da sola.

Sente che il Pd la sostiene?
Nel programma del Pd , già da quando Bersani era segretario si parlava di unioni civili sul modello tedesco con adozione speciale per il figlio del partner. Io ci ho lavorato e siamo riusciti a tradurre quella indicazione politica in un testo di legge. Grazie a Renzi che all’assemblea di Milano disse che era il momento di votare la legge l’ho presentata in aula il 14 ottobre, dopo due anni di lavoro in commissione. In quei giorni abbiamo scritto la versione finale del  testo  nella stanza di Giorgio Tonini, io, lui e Beppe Lumia.

Pensa che il Pd insisterà con il canguro? Molta gente non capisce e dice: ma non potete votare tutto tranquillamente?
Capisco che di fronte alla parola “canguro” un cittadino possa ironizzare. Ma i senatori del M5S non possono far finta di non capire che davanti al campo minato di centinaia di emendamenti ci vuole buon senso e un po’ di sana elasticità mentale per mettere la legge in sicurezza. Il canguro è un salva-legge. Ma ci rendiamo conto in quale contesto ci muoviamo? Il Pd e la maggioranza sono divisi. Siamo in aula senza relatore. Il governo, giustamente, non dà pareri sugli emendamenti. In più ci sono 500 emendamenti della Lega. E non dovremmo usare tutti gli strumenti a disposizione? Io prego ancora i colleghi di Cinquestelle di considerare che se si vuole la legge serve prima l’emendamento-canguro.

Anche nel Pd c’è chi dice che la stepchild adoption doveva finire in un altro provvedimento. Alfano chiede lo stralcio. E se finisce così lei che fa, senatrice Cirinnà?  
E’ stata una precisa scelta politica e culturale, molto forte, di tenere insieme le due cose. Ci sono sentenze europee che hanno condannato l’Italia perché non riconosce la vita familiare delle persone omosessuali, quindi  gli si deve riconosce la capacità genitoriale , anche quelle sono famiglie ! E poi non è stata una scelta mia, ma del Pd. Io non credo che il Pd voglia lo stralcio ma c’è il rischio che a voto segreto passi. Quello che è certo è che io rispetterò le indicazioni del mio gruppo parlamentare in ogni caso e non farò mai gesti di rottura.  

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