Quel primo travolgente (Nat)Tango tra satira e Pci

Pci
Nattango

Trent’anni fa Staino denudava la sinistra. Macaluso: “Così, per ricucire, portai a pranzo Bobo e il segretario”

Trent’anni fa esatti, l’11 agosto 1986, scoppiava il caso “Nattango”. Episodio leggendario che avrebbe segnato una svolta nei rapporti tra la sinistra e la satira, sparo di Sarajevo del conflitto mondiale tra risata e rivoluzione, schiaffo di Anagni della comicità politicamente impegnata ma già anche un po’disimpegnata: la prima pagina di Tango, il supplemento satirico dell’Unità diretto da Sergio Staino, sarebbe divenuta subito un simbolo. E come tutti i simboli, negli anni successivi, sarebbe stata chiamata a rappresentare anche molto più di quanto fosse ragionevole attribuirle (dal crollo del muro di Berlino alla fine del Pci). Tutto nacque da una polemica tra disegnatori: Giorgio Forattini che accusava il supplemento di Staino di fare propaganda, senza avere il coraggio di mettere in ridicolo i dirigenti del Pci. Staino non si tirò indietro e rispose con una vignetta in puro stile Forattini.

TangoFatto sta che ritrarre il segretario del Partito comunista italiano Alessandro Natta completamente nudo, mentre balla da solo (il celebre “Nattango”, appunto) al suono di un’orchestrina composta da Bettino Craxi e Giulio Andreotti, e per di più sul giornale del partito, non era proprio uno scherzo da nulla. Non nel 1986, almeno.

Lo ricorda bene Emanuele Macaluso, il direttore che aveva lanciato Bobo e poi lo stesso Tango sul giornale fondato da Antonio Gramsci, prima di cedere il posto, in quello stesso 1986, a Gerardo Chiaromonte. “Sin dalla sua prima uscita Tango aveva rappresentato una rottura, e non fu accolta bene da un pezzo del partito, né dallo stesso Natta. Ricordo che già quando feci uscire le prime strisce di Bobo fui convocato dalla Seroni (Adriana Seroni, allora responsabile dell’organizzazione, ndr)”.

Cosa le disse?

Che non avevo avvertito nessuno, che era un’iniziativa che sconcertava, eccetera. Io respinsi le critiche e le dissi che invece era una cosa positiva, perché levava al partito questa maschera, questa seriosità, questa incapacità di discutere e anche di ironizzare su se stesso.

Quando uscì la vignetta su “Nattango” lei non era già più direttore. Tuttavia ebbe un ruolo importante nella gestione del caso, o sbaglio?

Direttore era Gerardo Chiaromonte. Devo dire che “Nattango” fu una cosa abbastanza forte: non c’era solo l’ironia che c’è sempre nelle cose bellissime che fa Bobo (Macaluso, affettuosamente, lo chiama sempre così, che parli del personaggio o del suo autore, ndr). Lì c’era qualcosa di più, e aveva creato una situazione molto pesante tra il partito e il giornale.

Lei in quel momento che ruolo aveva?

Lavoravo a Botteghe Oscure, ero portavoce della direzione. Avevo un buon rapporto con Natta, con Gerardo, con Bobo. Il problema era che Natta era molto offeso, molto amareggiato, molto incazzato. Gerardo era un po’ in difficoltà, perché provava un certo imbarazzo a difendere decisamente la cosa, ma nemmeno voleva sconfessarla, non ci pensava nemmeno. Si creò quindi una specie di straordinaria freddezza tra il giornale e il segretario del partito.

E così intervenne lei.

Sì. Parlai prima con Gerardo, poi con Natta, dissi che la situazione era spiacevole, ma bisognava superarla. E invitai a pranzo Natta, Gerardo e Bobo. Natta e Bobo non si erano, credo, mai incontrati. Quindi li portai da Rosetta al Pantheon, un buon ristorante di pesce. Bobo fu molto simpatico, Natta capì che bisognava superare la cosa, e insomma quel pranzo svelenì il clima, anche se poi la questione restò sempre aperta. A tante persone piaceva questo modo di essere del giornale, mentre altri ritenevano la cosa sgradevole, e comunque non consona alla storia e al modo di essere del partito. E infatti problemi ce ne sono stati anche dopo, con Cuore , ad esempio. Io credo insomma che la questione non fosse tanto Tango , ma l’idea stessa di un supplemento con quelle caratteristiche. Comunque fu un ottimo pranzo, con ottimo vino, gradito da tutti, che servì a farci andare avanti.

Staino ha raccontato che a tavola Natta gli disse che il giorno in cui uscì Tango doveva incontrare una delegazione del Fronte di liberazione algerino, e che loro non si capacitavano di come il giornale del partito potesse trattare il segretario in quel modo. E così gli disse: “La prossima volta mando te a spiegare ai nostri partiti fratelli com’è che in Italia succedono cose simili”.

Ricordo benissimo che tutti i partiti comunisti, le ambasciate, erano tutti scandalizzati. Per loro era una bestemmia. Io credo invece che complessivamente sia stato un fatto positivo. Anche quando io cominciai a pubblicare sull’Unità le notizie di Borsa scoppiò un casino. Mi dicevano: che cazzo c’entriamo noi con la Borsa? Che gliene importa agli operai di come va la Borsa? Ma io dicevo: intanto bisogna seguire anche la Borsa per capire come va l’economia. E poi non dobbiamo parlare solo agli operai. Insomma, ci sono stati dei momenti di rottura che sono serviti e Tango penso sia stato uno di questi.

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